Concha y Toro – risultati primo semestre 2016

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Nel primo semestre 2016 Concha y Toro ha pienamente sfruttato i vantaggi della svalutazione del peso cileno (circa 11% rispetto al semestre 2015) per rendere il proprio prodotto più competitivo e prendere quota di mercato in nuove aree geografiche come la Cina (dove abbiamo visto il grande successo dei prodotti cileni), ma anche Giappone e Australia. I risultati sono stati comunque positivi, grazie anche all’effetto dei prezzi delle materie prime ancora favorevoli e all’”effetto scala” di diluire i costi fissi su volumi più consistenti. A fronte di vendite cresciute dell’11%, il MOL cresce del 22-23% e l’utile netto di quasi il 30%. Nello stesso tempo, continua la fase di rientro dal debito. A fine giugno in rapporto al MOL il debito era a 2 volte, il livello decisamente più basso dopo l’acquisizione di Fetzer nel mercato americano: i tempi per un nuovo passo avanti di CYT nel mercato mondiale del vino potrebbero essere quasi maturi. Passiamo ai numeri del semestre.


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  • Le vendite del semestre sono cresciute dell’11% a 305 miliardi di peso, con un andamento molto omogeneo tra tutte le aree di business. Le vendite domestiche sono cresciute del 12%, le esportazioni del 10%, le vendite della divisione argentina del 18-20% e anche Fetzer è cresciuta, +11% sul mercato domestico e +16% all’export. Tutti questi dati sono chiaramente influenzati dai cambi, che mediamente hanno aiutato del 10-11%. Rileggendo questi numeri “togliendo 10%” abbiamo un quadro più preciso della situazione. Detto questo, CYT ha raddoppiato in Cina (+114%) e triplicato in Australia (+184%), dimostrando una forte dinamicità commerciale.
  • Se spacchiamo il fatturato in prezzi e volumi, troviamo un +7% di volume e un +4% di prezzo, che però beneficia di un forte contributo dai cambi. Nel caso dell’export la pura componente prezzo-mix prima dei cambi è negativa del 6%.
  • Con costi espressi in peso, i margini sono migliorati nonostante CYT abbia ceduto parte dei vantaggi sul cambio ai clienti. Il margine industriale sale al 38.5%, il livello più elevato dalla crisi 2009 a questa parte. Anche se parte del vantaggio è stato reinvestito in marketing e vendite (che sono peraltro in valuta locale), anche i margini a livello di MOL e utile operativo sono migliorati, portando a un utile netto di 20 miliardi di peso, in crescita di quasi il 30%.
  • L’indebitamento scende a 204 miliardi di peso, quindi 2 volte esatte il MOL degli ultimi 12 mesi. Strutturalmente il debito non scende mai nei primi 6 mesi dell’anno. Se guardate la tabella vi accorgete però che confrontando semestre contro semestre la situazione è migliorata in modo sostanziale (2.0 contro 2.8 volte).
  • Il ritorno sul capitale sale di un altro punto rispetto a fine 2015, toccando quota 12%, un livello decisamente soddisfacente per un’attività con tanto capitale in attività biologiche.
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Fondatore e redattore de I numeri del vino. Analista finanziario.

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