Nuova Zelanda – produzione e consumo di vino – aggiornamento 2016

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Penso che tutti gli operatori del vino che masticano l’inglese dovrebbero dare una veloce “scorsa” al rapporto sul settore della Nuova Zelanda, che puntualmente a fine agosto viene pubblicato. Il 2016 si trova qui. Una sola associazione, tabelle chiare, uguali negli anni (con qualche chiaro aggiustamento derivante dalla freschezza degli ultimi dati), messaggi forti: obiettivi di export scritti nero su bianco, obiettivi qualitativi importanti come “ridurre la burocrazia legata alle esportazioni”. Dopo questo preambolo, possiamo partire con l’analisi di un’annata eccellente per il vino NZ, con una vendemmia dalle rese molto elevate (120q/ha), supportata da una leggera ma costante crescita delle superfici, sempre più dedicate al motivo vero per cui si apre una bottiglia di queste parti: il Sauvignon Blanc. Bisogna dire che il 2015 non fu un grande anno, con una resa inferiore ai 100 q/ha, ma certamente il 2016 consentirà alle esportazioni di crescere in volume, cosa non riuscita nel 2015. La Nuova Zelanda resta un cliente pericoloso per la qualità dei suoi vini (prezzo di export ben superiore al nostro, con volumi chiaramente molto limitati), soprattutto bianchi e soprattutto in alcuni mercati anglosassoni. Andiamo a leggere qualche numero che  già vedete in tabella insieme.


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  • La produzione 2016 ha raggiunto quota 3.1 milioni di ettolitri per la prima volta nella storia, a fronte di un incremento della superficie vitata a 36200 ettari e di una resa di 120 q/ha, una delle più elevate mai registrate nella storia.
  • Nel frattempo, il prezzo delle uve è cresciuto del 4% (2014 contro 2013) a fronte della caduta produttiva dello scorso anno, il che ha dato ossigeno ai produttori, diventati nel frattempo 675 con ciascuno 54 ettari di vigna in media.
  • La base ampelografica si sta specializzando nel Sauvignon e nei principali altri vitigni internazionali. Il Sauvignon Blanc raggiunge 21mila ettari, quindi il 58% del totale nazionale, il livello più elevato di sempre. E’ stabile il Pinot Nero a 5600 ettari mentre calano in modo piuttosto vistoso lo Chardonnay e il Gewurztraminer, a 3200 e 258 ettar rispettivamente, probabilmente rimpiazzati dal Sauvignon. Unico vitigno con una parvenza di crescita è lo Syrah.
  • Chiudiamo con qualche dato di mercato. I dati domestici sono molto ballerini di anno in anno, ma diciamo che non mettono in luce evoluzioni positive del consumo. Tutte le buone notizie vengono dall’export, che genera (nei 12 mesi a giugno 2016) 1.6 miliardi di dollari a fronte di un obiettivo 2020 di 2 miliardi. Finiscono all’estero 2.1 milioni di ettolitri di vino, mentre ne vengono consumati in loco circa 563mila, che a loro volta rappresentano circa il 60% del consumo pro capite di 20 litri annui per abitante.
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Fondatore e redattore de I numeri del vino. Analista finanziario.

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