I risultati 2014 delle aziende produttrici di spumante – rapporto Mediobanca

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Chiudiamo la tornata del rapporto Mediobanca con uno sguardo all’andamento economico delle aziende spumantistiche, relative all’anno 2014, pubblicato da Mediobanca nel suo rapporto di metà aprile. Nel 2014 si comincia a vedere l’impatto del boom delle esportazioni, che ha consentito alle aziende spumantistiche di avere un andamento delle vendite nettamente superiore al resto dell’industria, riducendo anche il divario in termini di margini di profitto con il resto dell’industria. Secondo le anticipazioni del rapporto il divario si amplierà considerevolmente anche nel 2015, quando le aziende spumantistiche sono accreditate di un +10% di vendite contro un buono ma più contenuto +5% del fatturato del campione totale. Ma dato che di numeri parliamo, snoccioliamoli nel resto del post.


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  • Le vendite del campione sono state 1155 milioni, in crescita del 4% nel 2014, con una esposizione ancora preponderante dell’Italia, che rappresenta il 59% del fatturato, ossia 479 milioni di euro. Ciò deriva, come sapete, dal fatto che tutto il mondo del metodo classico (Franciacorta e Trento per intenderci) ha ancora esposizioni prevalentemente domestiche, a differenza degli spumanti metodo Charmat (Prosecco e Asti), che invece sono soprattutto esportati. Comunque, va detto che il mercato italiano degli spumanti non è mai stato negativo negli ultimi anni, e anche nel 2014 è progredito dell’1.4% (-1.6% per il campione totale). Meglio sembra essere andato il 2015 con una previsione di fatturato Italia in crescita del 6% (+3% per il campione totale).
  • Certamente è l’estero che sta trainando il segmento. Come vedete dal grafico del fatturato di confronto con quello del campione, se è vero che è dal 2014 che gli spumanti si stanno differenziando dal resto dell’industria, è altrettanto vero che ciò si deve alla sovraesposizione all’Italia, dato che le esportazioni sono da sempre andate meglio del resto del settore vinicolo. Nel 2014 le esportazioni sono in crescita del 7% per queste aziende, contro +1% per il campione generale. Nel 2015 il divario si dovrebbe essere allargato ulteriormente forte di un +15% che si confronta con il +6% del campione generale.
  • Passando oltre, vi accorgerete che tutti gli indicatori reddituali migliorano, anche se il margine operativo è ancora leggermente inferiore a quello generale. Il Valore aggiunto nel 2014 ha raggiunto il 16.4% del fatturato, contro il 13.9% del 2013, il margine operativo loro passa dal 7.6% all’8.9%, quello netto dal 4.3% al 5.7%. Per abbandonare le percentuale e parlare di utili, siamo su crescite importanti. Nel caso dell’utile operativo si passa da 48 a 66 milioni di euro, in quello dell’utile netto da 19 a 28 milioni di euro.
  • Con un capitale investito decisamente sotto controllo intorno a 850 milioni di euro, il ritorno sul capitale riprende quota e si attesta al 9%, superando di slancio il 7% del campione generale.
  • Diciamo quindi che con il 2014 si chiude quasi completamente l’anomalia che si verificava per la quale il segmento spumanti aveva margini e ritorni inferiori a quelli del resto dell’industria vinicola. Il 2015, con il boom delle vendite che c’è stato, dovrebbe essere ancora meglio, anche se qualche preoccupazione per il forte incremento del prezzo delle materie prime (Prosecco) potrebbe aver giocato un brutto scherzo. Vedremo. Per ora vale la pena di brindare…

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Fondatore e redattore de I numeri del vino. Analista finanziario.

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