Constellation Brands – risultati primi 9 mesi 2015

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Constellation Brands ha archiviato un altro trimestre eccezionale per crescita delle vendite e utili e, per la quarta volta in quattro trimestri, ha annunciato un incremento degli obiettivi reddituali relativi all’anno fiscale terminante a febbraio 2016 (vedere grafico qui sopra). Ora, quando quella che noi analisti chiamiamo “guidance” viene rialzata per quattro volte consecutive viene da domandarsi come queste attese erano state progettate: come dire… si passa dall’essere stati prudenti all’essersi sbagliati di grosso…

Quindi in barba al crollo delle borse di questi primi giorni dell’anno, le azioni sono balzate di 5 dollari sui risultati e nel momento in cui scrivo (sabato 9 gennaio), il valore di borsa sfiora 30 miliardi di dollari. CB è cresciuta del 3% da inizio anno, contro il -6% della borsa americana, ma non solo. Come dice nell’introduzione della conferenza con gli analisti di giovedi 7 gennaio Rob Sands (CEO), “I am pleased to report that we posted another year of exceptional stock price performance with Constellation’s stock increasing more than 45% for calendar year 2015 versus the S&P 500 which declined 1% for the year. This is the fourth consecutive year that Constellation was one of the best performing stocks in the S&P 500 Consumer Staples Index.” Breve traduzione: le azioni CB sono cresciute del 45% nel 2015 contro un +1% dell’indice di borsa. Per il quarto anno consecutivo, CB è stato uno dei migliori titoli del settore dei consumi di massa nell’indice.

Non lo so cosa pensate voi che leggete, ma io più questa storia della birra evolve (e c’è in vista un nuovo birrificio da 20 milioni di ettolitri) più vedo CB diventare un caso stile “Foster’s”, che qualche anno fa decise di separare birra e vino (divenuto TWE). Mi sbaglierò, ma con quella capitalizzazione di mercato (30 miliardi) forse i tempi stanno diventando maturi…

E adesso andiamo a leggere questi bei numeri insieme, ancora una volta guidati dal segmento birra, ma dove i dati del vino sono stati positivi (e vi ricordo che il terzo trimestre che commentiamo è quello chiave per il business).

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  • Le vendite sono cresciute del 6% a 1.64 miliardi di dollari di cui 809 milioni nel segmento vino/spiriti (+4.6%) e 831 milioni nella birra (+8%).
  • Per quanto riguarda il vino, le vendite sono state di 719 milioni, +5%, con un beneficio derivante dal consolidamento di Meiomi di 35 milioni di dollari che praticamente spiega interamente questa crescita. Infatti, come potete apprezzare dai grafici allegati qui sotto, i volumi sono cresciuti da 18.0 a 18.4 milioni di casse ma 300mila di queste 400mila casse in più sono derivanti proprio dall’acquisizione (giudicata in modo entusiastico) del Pinot Nero americano.
  • Dove invece le cose vanno meno bene sono le “depletions”, cioè le vendite al dettaglio dei vini CB, che trovate raffigurate nel grafico a -0.1% nel terzo trimestre, soprattutto visto che “montavano” su un 2014 stabile, quindi con una base di comparazione facile. Sotto questo punto di vista il quarto trimestre, dicembre/febbraio sarà critico.
  • Come dicevo sopra è stato un trimestre eccellente nel suo complesso. Oltre alla birra che continua a macinare crescita e ha convinto l’azienda a costruire un nuovo birrificio in Messico al confine con la California, l’altro aspetto positivo è l’andamento dei margini. Nel terzo trimestre l’utile operativo tocca il massimo storico per il terzo trimestre sia in vaolre assoluto, 447 milioni, che in percentuale al fatturato, 27.3%. Anche restringendo al segmento vino troviamo le stesse indicazioni: il trimestre (stagionalmente forte) segna un 27.5% di margine operativo che, se misurato sugli ultimi 12 mesi, è al 24.5%. Un livello di assoluta eccellenza.
  • Con i maggiori utili si ripaga anche più velocemente il debito, che scende sotto quota 7 miliardi di dollari, 6.9 per la precisione.
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Fondatore e redattore de I numeri del vino. Analista finanziario.

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