Sartori – risultati 2014

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Sartori ha raddrizzato la rotta nel 2014, con un incremento delle vendite (che la riporta al livello del 2012 dopo il calo dell’anno scorso, 44 milioni di euro) e un leggero recupero dei margini (a circa il 5% a livello di MOL), che restano comunque largamente inferiori a quelli degli ultimi anni. Il 2015 promette di essere un buon anno. La svalutazione dell’euro dovrebbe supportare Sartori, che ha deciso di non ridurre i prezzi ma di aumentare lo sforzo di marketing. A tal fine, un nuovo brand ambassador è stato assunto in Germania, mentre un secondo in arrivo nella seconda parte del 2015 dovrà occuparsi dello sviluppo nel mercato asiatico. Mettendo tutti questi tasselli insieme ci si dovrebbe aspettare un anno in crescita, per riavvicinarsi agli eccellenti risultati di qualche anno fa.

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  • Le vendite crescono del 6% a 44 milioni di euro, con il contributo sia del mercato domestico (+9% a 10 milioni di euro) che dell’estero (+7% a 34 milioni). In Italia Sartori opera soprattutto nell’ambito della grande distribuzione (80% del fatturato), ma ha ottenuto un ottimo risultato anche nel canale Ho.Re.Ca. (+12%) grazie allo sforzo di produzione di vini di gamma alta. All’estero le vendite hanno avuto andamenti molto variegati tra i paesi. Da un lato UK, Belgio, Germania e paesi nordici con fatturati in crescita, dall’altro il calo delle vendite in Nord America e Russia (che combinate fanno il 20% del fatturato).
  • Come anticipavamo, i margini migliorano leggermente, forti di un costo del personale stabile a 3 milioni e di spese per servizi in crescita molto marginale, che hanno più che compensato un leggero aggravio dei costi di acquisto delle materie prime (vi ricordo che Sartori opera principalmente acquistando prodotti sfusi che poi imbottiglia). Ne consegue un margine operativo lordo cresciuto del 23% a 2.2 milioni, con un margine che passa dal 4.3% (il livello più basso della storia aziendale) al 5%.
  • Con ammortamenti stabili, l’utile operativo cresce del 34% a 1.7 milioni, mentre l’utile netto risale a 1.3 milioni (+30%).
  • La struttura patrimoniale mostra un forte incremento del magazzino (da 13.4 a 17.8 milioni), compensato da maggiori dilazioni di pagamento ottenute dai fornitori di materie prime, che lasciano il capitale circolante a circa 16 milioni. Con investimenti limitatissimi (126mila euro, contro ammortamenti di circa mezzo milione) e dividendi di circa 600mila euro (erano 800 mila l’anno prima, ma gli utili cui si riferiscono, del 2013, erano stati molto bassi), la posizione finanziaria netta migliora leggermente, da 9.6 a 9.2 milioni di euro. Su questo punto va peraltro sottolineato che cambia la struttura del debito, tornata prevalentemente a lungo termine dopo le operazioni di rifinanziamento messe in atto (nuovo finanziamento di 6.2 milioni e restituzione di uno precedente di 4 milioni).
  • La struttura finanziaria quindi migliora, con un debito su MOL di circa 4.2 volte, che nell’ambito di un’azienda con poco patrimonio tangibile (4 milioni di euro di immobilizzazioni ammortizzate), forse sarebbe auspicabile si riducesse ulteriormente. Molto probabilmente, come avverte la relazione degli amministratori ciò potrà avvenire attraverso risultati migliori nel 2015, quando la svalutazione dell’euro supporterà gli utili di un così forte esportatore.
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Fondatore e redattore de I numeri del vino. Analista finanziario.

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