Italian Wine Brands – risultati 2014

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I risultati di IWB relativi al 2014 sono in realtà un pro-forma, cioè una sorta di simulazione di un bilancio di una società che in realtà non è esistita. Detto questo, il comunicato stampa è eccezionalmente povero di particolari e di dettagli relativi all’andamento delle due aziende, che hanno avuto un anno stabile in termini di vendite, con un miglioramento significativo dell’utile operativo annuo (ma non del margine operativo lordo, come vedremo) .

IWB 2014 FIN 1

Chi fa analisi finanziaria però legge dei numeri diversi. E cioè, come vedete nella tabella, fa la differenza tra i risultati dei primi 9 mesi, che sono stati usati per “piazzare” le azioni in borsa e quelli di fine anno. Beh, facendo questo calcolo si scopre che l’ultimo trimestre dell’anno mostra un quadro decisamente diverso: le vendite sono cresciute del 2% (mentre erano stabili nei primi 9 mesi), mentre il margine operativo lordo è calato del 13%, da 6.9 a 6 milioni di euro, quando invece i dati dei primi 9 mesi mostravano un progresso del 19%, da 6.1 a 7.3 milioni. Come potete evincere da questi numeri, l’azienda ha una stagionalità molto spiccata, dato che sembra generare oltre il 40% del margine lordo nell’ultimo trimestre dell’anno. Purtroppo nel periodo più importante dell’anno i margini sono calati in modo sostanziale.

Gli investitori che hanno comperato le azioni durante il 2015 erano a conoscenza di questo improvviso cambio di direzione? Io me lo auguro per gli investitori perchè nel prospetto informativo di quotazione, a pagina 1 si legge: “Consob e Borsa Italiana non hanno esaminato nè approvato il contenuto di questo documento”.

Invece di aiutare a capire che cosa sia successo (può anche darsi che fosse il quarto trimestre del 2013 a essere farlocco), il comunicato stampa invece dedica molto spazio alle dichiarazioni del management, quali: “I risultati di bilancio di Giordano Vini e Provinco Italia per l’esercizio 2014 sono di soddisfazione, perfettamente allineati alle aspettative e centrano gli obiettivi che ci attendevamo” – afferma Simone Strocchi, Vice Presidente di IWB. “Il proforma consolidato di gruppo conferma che IWB, prima società vinicola italiana trattata su mercato borsistico e contendibile, è una società patrimonialmente ed economicamente solida, pronta ad affrontare il 2015 e gli anni a venire come leader di settore”. Oppure: “Siamo in attività per perseguire con determinazione lo sviluppo di sinergie, l’efficientamento e lo sviluppo del business sia per linee interne che esterne – conferma il presidente dott. Mario Resca – in contesto di segnali incoraggianti dei mercati presidiati sia nei canali B2B che B2C, con particolare riferimento al mercato centro nord europeo”.

Totalmente inutile.

Mi sentirei di suggerire a chi si occupa delle relazioni con gli investitori di IWB che la comunicazione finanziaria di un’azienda quotata in Borsa è piuttosto diversa da quella fatta ai fini delle pubbliche relazioni. Gli investitori hanno bisogno di strumenti per capire l’evoluzione dei risultati e delle prospettive. E di questo non c’è traccia nel comunicato. Intanto, il prezzo delle azioni è stabile intorno a EUR10-10.5 per azione, con volumi scambiati molto bassi: al di là della comunicazione è molto difficile che IWB possa diventare un titolo interessante per gli investitori istituzionali con una liquidità così contenuta.

Andiamo brevemente a leggere i numeri, che come vi dicevo mostrano un fatturato annuo stabile per entrambe le aziende (proforma 140 milioni) e un MOL in crescita del 5% per Giordano a 9.1 milioni di euro e in calo del 2.5% per Provinco a 4.2 milioni, per un totale di 10.4 milioni. Sull’ultimo trimestre, invece le vendite sono a +2%, 45 milioni di euro, con un MOL di 6 milioni, in calo da 6.9 milioni dello scorso anno. Il calo è concentrato in Giordano, che ha subito una riduzione del 17% da 5.4 a 4.5 milioni di euro.

IWB 2014 FIN 2

Infine, un occhio alla situazione finanziaria. Il debito resta stabile a 33 milioni di euro circa, che corrisponde a un rapporto di 2.5 volte rispetto al MOL consolidato. Non essendo fornito un rendiconto finanziario, non possiamo comprendere appieno le dinamiche sottostanti.

 

IWB 2014 FIN 3
Fondatore e redattore de I numeri del vino. Analista finanziario.

9 Commenti su “Italian Wine Brands – risultati 2014”

  • Ettore

    Ciao Marco, concordo al 100% con le tue franche ed indipendenti considerazioni. Grazie per il prezioso lavoro che svolgi per il settore del vino. Ettore.

  • bacca

    Grazie Ettore, veramente grazie. Non immagini quanto mi faccia piacere il tuo commento su questo post.
    Speriamo a presto.
    Marco

  • PIERLUIGI

    Buongiorno!
    Ho scoperto questo sito da poco tempo…ma è ricco di informazioni ed è estremamente utile. Condivido appieno l’analisi fatta su IWB ed è vero il tutto lascia molto a desiderare. Cmq ho deciso di acquistare un paio di lotti di IWB…si sa mai in qualche soddisfazione!
    5.13 mln di utile netto con una cap. di borsa di 55 mln lo trovo buono.Anche considerando il debito di 33 mln estinto ed una cap. teorica di 90 mln non è malaccio…c’è di peggio in giro. Con l’attuale utile bastano 5 anni senza distribuire dividendo (che è solo una partita di giro) per cancellare il debito..non è tanto.
    Il ceo ha stimato 3 mln le sinergie tra giordano e provinco. Fosse anche vero la metà l’utile netto potrebbe salire del 20-25% l’anno prossimo…questo si che non è trascurabile.E la posizione debitoria si estingue prima.
    Tornando ai conti la marginalità è davvero bassa: 5.13 mln di utile netto su 44 mln di bottiglie fanno circa 0,116 cda. Giordano vende anche prodotti alim. quindi si riduce ancora un poco. Lo spazio per salire c’è. I volumi in borsa sono marginali in attesa della terza aggregazione societaria ed il passaggio al mercato ufficiale. Tutte le dichiarazioni del ceo insistono su questo punto. Ma al riguardo non ho dubbi si realizzeranno entro l’anno/primi del prossimo. Ovviamente opinione personale.

  • bacca

    Buongiorno Pierluigi,
    grazie per l’apprezzamento ma soprattutto per il valore aggiunto che ha dato al post, introducendo le considerazioni sulle sinergie.
    Mi permetto soltanto di fare una puntualizzazione riguardo ai margini di questa azienda: essendo quasi esclusivamente impegnato nella fase finale della produzione vinicola (imbottigliamento e commercializzazione), giocoforza i margini sono risicati. Come potra’ notare, leggendo il blog, ci sono aziende con margini “fenomenali”, come Antinori o Frescobaldi o Santa Margherita, che pero’ hanno alle spalle colossali investimenti in terreni e impianti produttivi. Altre, come invece per esempio Zonin, hanno margini piu’ limitati perche’ le attivita’ a monte sono detenute dalla famiglia invece che dall’azienda.
    Per questo motivo, mentre mi associo alla speranza che gli utili possano migliorare grazie alle sinergie (perche’ non scriverlo nel comunicato stampa???), credo che la dimensione dei margini possa migliorare ma entro certi termini.

    In bocca al lupo per il suo investimento.

    Marco

  • PIERLUIGI

    Buongiorno Marco!
    E’ interessante questo discorso e ne vale la pena di approfondire.
    Quando avrò un attimo di tempo e di pace mi piacerebbe esporre qualche concetto.
    Pierluigi.

  • PIERLUIGI

    Buongiorno!

    Scusate se posto ancora ma il discorso è interessante anche perché si tratta della prima ed unica, per ora, azienda vinicola quotata in borsa. Mi rendo conto che questo non è un blog di finanza e lungi da me consigliare l’acquisto del titolo (ognuno ragiona con la propria testa) ma visto che si parla dei “i numeri del vino” penso sia interessante per tutti parlare di IWB. Anche perché, ne sono sicuro, qualora aziende come Antinori o Frescobaldi si quotassero in borsa, tutta la stampa ne avrebbe pagine intere. Vediamo allora di fare qualche confronto.

    Un pò di considerazioni:
    Il perimetro aziendale di IWB parte un po’ prima con produzione, imbottigliamento e vendita.
    IWB compra uva e la trasforma. I vini vengono “creati” da Giordano e Provinco nei loro siti produttivi.
    Provinco vini pregiati e Giordano un po’ più commerciali. Provinco è la gallina d’oro di IWB.

    Vediamo dai dati di bilancio:
    Ricavi dalle vendite: Giordano 104,711mln…Provinco 39,026 mln.
    Utile netto: Giordano 1,9 mln….Pro. 3,011 mln.

    Il successo di questa azienda per me si giocherà tutto sui margini o meglio sulle sinergie derivanti dall’unione.
    Costi di trasformazione: Giordano 4,075 mln… Pro. non risulta (si presume basso).
    Costo trasporto: Giordano 9,559 mln…. Pro. 1,432 mln.
    Spesa vendite e marketing: Giordano 22,486 mln… Pro 1,224 mln.

    Soltanto da queste voci di bilancio da qualche parte devono derivare risparmi/sinergie per alcuni mln. Considerando che l’utile 2013 è stato di 5 mln paradossalmente è più facile fare crescere un utile piccolo rispetto ad uno grande e l’incremento POTREBBE essere significativo.

    Ma questo non lo dico io. Il management ha parlato di sinergie per 3 mln. E’ questa la cifra giusta? E’ una cifra prudenziale? Hanno esagerato per farsi belli? Vedremo. In ogni modo sinergie tra due aziende diventano operative al 100% dopo 2 anni. Credo che il bilancio 2015 non rispecchierà appieno l’unione.
    Senza dimenticare che nel 2015 le vendite potrebbero aumentare in modo naturale pensando anche all’EXPO.

    Ma c’è anche un fattore produttivo: mi sembra di aver letto che stanno studiando la possibilità di concentrare la produzione in un sito creando così la possibilità per un ulteriore sviluppo di prodotto. In pratica hanno lo spazio per creare più vino!…+ fatturato + utile.

    C’è da sperare che la terza aggregazione di cui parlano tanto abbia caratteristiche più simili a Provinco che a giordano. Sarebbero 2 allora le galline d’oro!

    Adesso facciamo qualche confronto con una cantina “blasonata” come Antinori. Solo perché è la prima citata e la prima trovata. Il confronto andrebbe fatto anche con le altre “firme” ma io non ho tempo, voglia, interesse!

    Prendo i dati di bilancio 2013 come da post del 5 ottobre 2014.

    Come prima cosa bisogna considerare il perimetro aziendale. Si tratta di realtà completamente diverse ed è fondamentale per capire la “reale” redditività aziendale. Per capirci si può dire che:

    IWB “investe” nell’uva che acquista.
    Antinori “investe” nei terreni che acquista.

    Essendo 2 realtà diverse non si può contestualizzare l’utile sul fatturato per capire la redditività (ROE).
    Perché cosi facendo si direbbe:

    Antinori: utile 26 mln con fatturato di 172 mln.
    IWB: utile 5 mln con fatturato di 140 mln.

    E’ chiaro che così non regge! Per paragonare le aziende e capire la redditività bisogna farlo a perimetro di valore aziendale.

    Antinori: dal 2007 al 2013:
    Utile netto: passato da19 mln a 26 mln.
    Capitale investito: da 358 mln a 476 mln.

    Quindi sono stati necessari 7 anni con un investimento di 118 mln per avere un utile in aumento di 7 mln.
    IWB: considerando i warrant esercitabili e rettificando il debito si ha un valore d’azienda di circa 100 mln.
    Valore azienda 100 mln ed utile ATTUALE di 5 mln.

    Oppure se vogliamo vedere i dati nel loro complesso:
    Antinori: utile 26 mln capitale investito 476 mln (il valore aziendale in realtà è diverso). ROE 5,4%.
    IWB: utile 5 mln ATTUALE valore aziendale 100 mln. ROE 5%.
    Antinori ha investito 476 mln per avere un fatturato di 176 mln (che non si discosta tanto dai 140 mln di IWB).

    E’ vero che Antinori (come tutte le altre) si “ritrova“ la terra ma “non serve”. Per esagerare Campari ha una capitalizzazione di borsa di 4,2 MILIARDI ma tutti i loro siti produttivi/stoccaggio/distribuzione/confezionamento ecc. ecc. non valgono tutto questo valore.

    E’ come se io spendessi 300.000€ per comprare una ferrari per fare il tassista con il normale tassametro! Tengo a precisare che non faccio il tassista per lavoro…..con tutto il rispetto!

    A favore di Antinori c’è il debito che nonostante sia di 94 mln è più gestibile e rimborsabile in tempi più rapidi, ma davvero stiamo parlando di pochi anni per entrambi.

    Quindi i “faraonici” o “fenomenali” redditi di Antinori sono paragonabili a quelli di IWB. Anzi penso che in futuro IWB possa fare anche meglio. Il topolino IWB ha stessa redditività della ferrari di Antinori e andrà anche più veloce.

    E’ più redditizio comprare uva o terreni? Sono tutti e 2 modelli vincenti ma se un’azienda si quota in borsa la capacità di generare utile con il minor investimento…. è tutto! E’ più agile un gatto o un elefante? Secondo me IWB è il modello vincente per una più rapida crescita aziendale. Se IWB mantiene questo modello di businnes può davvero diventare un attore importante nel mercato vinicolo.

    E poi i rischi di investire nel terreno sono significativi: dalle condizioni climatiche (che qui non si capisce più niente e diventano sempre più estreme) ai danni parassitari (vedi problemi agli ulivi che ci sono adesso) , tasse ecc. ecc.

    Ecco per me sono queste le considerazioni da fare. Se qualcuno la pensasse diversamente o avesse trovato qualche errore nei numeri o nei concetti sarebbe un contributo utilissimo da postare.

    Ripeto, sarebbe bello se qualcuno avesse voglia, tempo interesse a fare questo tipo di paragoni con le altre storiche case VITIVINICOLE.

    Penso che terrò il mio piccolo investimento minimo per 4-5 anni. Poi vedremo, ma intanto….speriamo!!

    Scusate se sono stato lungo. Non scriverò più….questa performance è stata troppo per la mia povera testolina!

    Saluti.

  • bacca

    Salve Pierluigi,
    la sua lunga puntualizzazione richiede qualche commento da parte mia, soprattutto a beneficio dei lettori del blog, in modo che possano giustamente soppesare alcuni aspetti. Procedo per punti.
    – che sia più facile far crescere un utile piccolo che uno grande non sono così sicuro. Se le sinergie ci sono è certamente così, altrimenti no.
    – gatto e elefante, uva e vigna. Qui mi sento di dissentire. La differenza tra comperare uva e comperare un vigneto è la stessa che passa tra comperare latte e comperare una mucca. Se domani non c’è latte da comperare (o non me lo vogliono vendere, o questo raddoppia di prezzo) chi ha la mucca è messo un po’ meglio. Antinori non è un elefante e IWB un gatto. Antinori è un’azienda con un modello molto costoso, con un ritorno sul capitale corretto che si PERPETUERA’ per anni. IWB è un modello dove il capitale è il marchio, quindi con un ritorno sul capitale elevatissimo (non avendo attività) che di anno in anno può essere vincente o perdente.
    – non li ho controllati, ma i suoi calcoli sul ROE mi sembrano sbagliati. il ROE è l’utile netto sul patrimonio netto, non l’utile netto sul capitale investito.
    – il commento sulla Campari è totalmente fuori luogo, in quanto Campari ha dei marchi (che si è comperata, peraltro) che hanno un valore elevatissimo per le capacità di reddito che generano, non paragonabile ad alcun marchio italiano nel mondo del vino. Secondo, il margine dell’attività di Campari, a parità di modello industriale, è molto superiore a quello del vino, semplicemente perchè le materie prime dei suoi prodotti sono molto poco costose.
    – infine, mi lasci dire che esiste una chiara correlazione tra il valore dell’azienda e i suoi margini. E’ vero in tutte le industrie e anche nel vino.

    Le auguro un buon fine settimana e spero di poter ricevere il suo commento tra qualche mese, quando commenteremo i prossimi risultati di IWB.

    A presto

    Marco

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