I risultati delle aziende vinicole italiane (ex cooperative) – rapporto Mediobanca 2014

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Fonte: Rapporto Mediobanca

Come abbiamo visto qualche giorno fa, il 2013 è stato un buon anno per il settore. Le aziende (quindi escludendo le cooperative) sono riuscite sia a migliorare i margini di profitto che a ridurre l’indebitamento, in un anno in cui a dire il vero il ciclo degli investimenti ha visto uno dei punti più bassi degli ultimi anni (quasi la metà del normale se fatta in proporzione al fatturato). Nel 2014 la dinamica del fatturato sarà meno positiva, data la combinazione di prezzi in stabilizzazione in Italia e rallentamento delle esportazioni, ma resta comunque uno scenario di fondo positivo, che probabilmente continuerà nel 2015 grazie al graduale indebolimento dell’euro e al calo del prezzo del petrolio, con l’impatto positivo che ciò ha sui costi di produzione. Tornando al 2013, è incoraggiante vedere che queste 75 aziende siano infine riuscite a “riguadagnare” quota 8% in termini di ritorno sul capitale. Un segnale incoraggiante che potrebbe rendere finalmente più appetibile l’investimento nel settore del vino di capitali che finora erano rimasti lontani. Leggiamo i numeri principali insieme.

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  • Le prime 75 aziende vinicole hanno fatturato 3.2 miliardi di euro nel 2013, con un incremento del 6%. La suddivisione del fatturato vede la componente estera assumere sempre più rilevanza data la crescita più sostenuta. Nel 2013, le vendite extraconfine sono salite dell’8.6% a 1.76 miliardi di euro, contro un incremento del 3% delle vendite in Italia. L’esposizione estera raggiunge dunque quota 55%.
  • L’andamento di lungo termine (per la prima volta possiamo calcolare una crescita decennale) mostra un incremento del fatturato del 4.4% annuo, con una componente estera in crescita del 7.7% annuo e le vendite italiane in crescita dell’1.5%. L’esposizione delle aziende italiane all’estero è cresciuta dal 40% del 2003 al 55% del 2013.
  • I margini sono stati in recupero. A fronte dei 3.2 miliardi di fatturato, il valore aggiunto è cresciuto del 9% a 658 milioni di euro. I costi esterni sono cresciuti del 5%, il costo del personale del 4% (5% sul lungo termine) e gli ammortamenti del 2%. Il margine operativo lordo cumulato delle 75 aziende balza da 331 a 377 milioni di euro, per un margine sul fatturato dell’8% circa, mentre l’utile operativo raggiunge 255 milioni di euro, l’8% delle vendite. La crescita del MOL su 10 anni è stata del 3.5% circa.
  • Con oneri finanziari in calo del 10%, l’utile prima delle imposte e degli oneri non caratteristici è cresciuto del 28%.
  • La struttura finanziaria è migliorata decisamente, con un debito cumulato calato in valore assoluto a 1.28 miliardi di euro, per un rapporto debito/MOL di 3.4 volte, il più basso dal 2006 questa parte. Ciò è stato anche possibile grazie a un livello di investimenti particolarmente limitato, 110 milioni (contro ammortamenti per 122 milioni), pari a un rapporto sul fatturato del 3.4% (rispetto al 6% medio storico).
  • Il ritorno sul capitale migliora, dato che stiamo confrontando risultati in recupero con un capitale investito rimasto sostanzialmente invariato a 3.4 miliardi di euro. Il ritorno sul capital dell’8% torna finalmente ai livelli pre crisi. Stimando un costo del capitale medio intorno al 7-8% possiamo concludere che l’industria vinicola italiana ha ricominciato a “creare valore”.

 

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Fondatore e redattore de I numeri del vino. Analista finanziario.

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