Utili e margini delle principali aziende vinicole – 2013 dati MBRes

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Eccoci alla seconda e più pesante puntata dell’analisi dei dati Mediobanca Research sulle principali aziende italiane, che noi focalizziamo sul vino. Ci occupiamo oggi di margini, di valore aggiunto e di ritorno sul capitale, che sono concetti più tecnici ma che consentono di fare una fotografia più precisa e verosimile di chi sono quelli che investono e fanno soldi nel settore in Italia, rispetto alla classifica sul fatturato pubblicata la settimana scorsa. La classifica che oramai pubblichiamo da anni non vede sostanziali novità al vertice: chi fa più soldi (anche perché ha investito di più!) resta sempre Antinori. Forse la vera novità qui è Ruffino, che dopo l’acquisizione della totalità del capitale da parte di Constellation Brands ha mostrato un formidabile cambio di marcia, scalando qualche posizione soprattutto per quanto riguarda la profittabilità sulle vendite e sul capitale. Dunque, se mi dovessero chiedere quali sono le principali aziende/cooperative del vino in Italia io più che dargli la classifica del fatturato gli darei quella del valore aggiunto, che vedete qui sopra: dunque Antinori numero uno, 100 milioni e più, poi GIV, che con l’aggiunta di Cantine Riunite arriva molto vicino a Antinori (circa 95 milioni ma dietro), poi Frescobaldi, Santa Margherita e Caviro tutte e tre tra i 40 e i 50 milioni di euro. Antinori è anche quella che riesce a estrarre più valore aggiunto dalla vendite, circa il 60%, seguita da Frescobaldi al 53%, poi Santa Margherita e Ruffino al 40%. Questo “taglio” vi dice invece quanto le aziende sono integrate e quanto il loro prodotto (inteso anche come marchio, posizionamento e via dicendo) riesce a essere venduto. Infine, la terza classifica su cui attirerei la vostra attenzione è quella del ritorno sul capitale, cioè quanto il fatturato “cresce”.

Prima di passare ai numeri, una considerazione di insieme: è stato un anno molto buono per il settore, con un valore aggiunto cresciuto del 12% e un utile operativo cresciuto di oltre il 25% rispetto al 2012.

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  • Il valore aggiunto totale delle aziende censite da Mediobanca Research è passato da 500 a 560 milioni tra il 2012 e il 2013, quindi con una crescita doppia del fatturato.
  • L’Utile operativo ha anche fatto meglio, sfruttando la leva operativa degli ammortamenti e del costo del personale (non dedotti dal valore aggiunto), che generalmente sono più stabili. Il totale passa da 143 milioni a 183 milioni, +28%. Se lo confrontiamo al fatturato globale, troviamo un margine passato dal 5.1% al 6.2%. Credo che quando a Aprile 2015 commentemo il rapporto Mediobanca 2013 avremo dei numeri molto buoni anche “sotto” la classifica delle prime 20 aziende.
  • La leadership come dicevamo continua a essere saldamente nelle mani di Antinori, che precede GIV (sia da solo che con Cantine Riunite). A livello operativo i migliori risultati, quelli da segnalare per la variazione annua sono certamente Frescobaldi (+28% per l’utile operativo sul 2013 e +37% annuo rispetto al 2008), Ruffino (+64% nel 2013 anch’esso a +37% sul quinquennio) e poi Botter, che nel corso del 2013 ha triplicato l’utile operativo. Dopo questi vale la pena di segnalare il graduale cambio di passo di Caviro, che come sapete sta comperando aziende vinicole che producono alta qualità, e che quindi passa da 2 milioni a 9 milioni di utile operativo. Tra le maggiori aziende, gli unici segni negativi sono quelli di Zonin (dopo anni di forte crescita) e Mezzacorona.
  • Una parola sul ritorno sul capitale, dove vedete in vetta Botter con il 22%, che opera con un modello molto poco integrato. Invece resta in vetta Santa Margherita con il 19% tra le aziende integrate, seguita da Ruffino che ha compiuto un vero e proprio balzo nel corso degli ultimi 2 anni. Viene poi EnoItalia, seguita da Fratelli Martini con il 14-15% entrambi.
  • Vi lascio alle tabelle…

 

 

 

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Fondatore e redattore de I numeri del vino. Analista finanziario.

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