Vranken Pommery – risultati 2013

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La strategia di focalizzazione di Vranken Pommery sui vini ad alto valore aggiunto sta facendo scendere il fatturato ma, come vediamo dai risultati 2013, non sta facendo aumentare di molto i margini e gli utili, o perlomeno non ancora. Sono queste le considerazioni più importanti dei conti 2013, che per dirla tutta sono veramente poco convincenti. L’azienda si vanta nella presentazione della strategia di lungo termine, che ha pagato di nuovo un dividendo di 7 milioni di euro (ma il debito è cresciuto di 6 milioni, quindi non c’è molto di cui gioire). In queste spiegazioni, ci sono troppi “se e ma”, troppe volte “le cose sono andate male ma se invece di prendere tutto prendi soltanto le vendite dei prodotti nostri o quelli che ci piacciono di più, allora va meglio”. La promessa per il 2014 è quella ti tagliare magazzino e debiti, e far crescere i margini e l’utile netto. Doveva già succedere nel 2013, chissà che il 2014 non sia la volta buona. Passiamo ai numeri.


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  • Le vendite scendono del 3.4% con una discesa molto simile in Francia e nei mercati internazionali. Come dicevo, Vranken si sta focalizzando sui prodotti a marchio proprio e ad “alto margine”, che sono cresciuti del 5.7%, di cui +5.1% per i vini Champagne e +8.7% per la categoria dei vini rosati. In realtà guardando i fatturati per marchio, anche qui si trovano dati poco edificanti: le vendite del marchio chiave Vranken Pommery scendono da 147 a 141 milioni, quelle di Heidsieck e C Monopole da 65 milioni a 58 milioni e sono invece Charles Lafitte e i marchi minori a mantenere le vendite i Champagne stabili (non si riesce poi a capire come abbiano fatto a crescere del 5% secondo la presentazione dell’azienda).
  • I margini sono sostanzialmente stabili. Il MOL di 46 milioni è uguale a quello dello scorso anno e rappresenta il 10.6% del fatturato, mentre l’utile operativo soffre dell’incremento degli ammortamenti e scende del 2% a 33 milioni di euro.
  • Con un debito di 640 milioni di euro e oneri finanziari che per bassi che siano viaggiano sempre sui 20 milioni di euro (quindi con un costo del debito inferiore al 3%!), di soldi per gli investitori ne restano effettivamente pochi: 8 milioni di euro nel 2013, contro 7 del 2012, grazie al fatto che le tasse sono scese.
  • Troppo poco, dicevamo. Il ritorno sul capitale investito, che nel frattempo resta a circa 1 miliardo di euro, è del 3.4%. Il grafico mostra impietosamente un calo costante che dura dal 2007 a questa parte.
  • La strategia vede invece un progetto piuttosto interessante nel segmento dei vini rosati, dove l’azienda che già aveva investito con un’acquisizione un paio di anni fa, ha messo a segno un accordo con Castel per una joint venture che dovrebbe consentire al gruppo di avere una massa critica importante, intorno a 40 milioni di bottiglie nella categoria.
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Fondatore e redattore de I numeri del vino. Analista finanziario.

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