Santa Margherita – risultati 2013

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Certo, superare il traguardo dei 100 milioni di fatturato è molto bello. Ma il bilancio di Santa Margherita ci dice qualcosa di meglio: che questo record è accompagnato dal secondo miglior margine e ritorno per gli azionisti che l’azienda ha registrato da quando la guardiamo (2004). Infine, è bello vedere come l’azienda continui a investire in nuove attività. Due cose sono successe nel 2013, al di là del buon andamento delle vendite: 1) c’è stata una semplificazione societaria che ha raggruppato sotto Santa Margherita due piccole aziende (KettMeier e Torresella), al fine di ridurre i costi generali; 2) è proseguito l’investimento nelle tenute, con 10 nuovi ettari vitati in Toscana a supportare Pile e Lamole, più altri 3 in Veneto a supporto dell’attività di Santa Margherita stessa. Gli azionisti hanno continuato a prelevare un buon dividendo (11 milioni come gli scorsi 2 anni), ossia circa l’85% dell’utile netto rettificato.


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  • Le vendite sono cresciute del 7% a 102 milioni, con un progresso del 2% in Italia e del 10% all’estero. Nel 2013, l’Italia per Santa Margherita ha rappresentato il 37% delle vendite contro il 63% dell’estero. Se restringiamo il confronto al marchio Santa Margherita, le vendite sono cresciute dell’8%, con un incremento del 7% dei volumi. Dal punto di vista dei marchi, Ca del Bosco cresce un po’ meno quest’anno, +2.6%, mentre il gruppetto Santa Margherita-Kettmeir-Torresella è in progresso del 9% (dato poco rilevante e non riferibile all’andamento dei marchi in quanto contiene talvolta alcune piccole vendite alle private labels).
  • Il margine operativo lordo (che calcolo al netto degli accantonamenti, con una leggera differenza rispetto alla pratica dell’azienda) cresce del 9% a 28.2 milioni di euro, il più alto mai raggiunto. Il margine del 27.6% è il più elevato dopo il record del 28.2% toccato nel 2010. Contribuisce a raggiungere questo obiettivo un andamento molto moderato del costo del personale (+4%).
  • Il margine di Ca del Bosco risale sopra il 35%, 35.7% per la precisione, e contribuisce per circa un terzo al MOL consolidato del gruppo. Anche Pile e Lamole, per quanto su valori assoluti molto limitati, fa vedere un progresso significativo del margine a circa il 23%.
  • L’Utile netto del gruppo cresce dell’8% a 13 milioni, nonostante l’incremento degli oneri finanziari, dovuto in particolare a 0.6 milioni di euro di perdite sulle coperture cambi. L’aliquota fiscale si mantiene su un livello molto favorevole del 25%.
  • Nonostante le acquisizioni, l’indebitamento è rimasto pressochè stabile a 47 milioni di euro, circa 1.7 volte rispetto al Margine operativo lordo, e ormai soltanto il 70% del patrimonio netto consolidato. La riduzione del capitale circolante ha restituito 2 milioni di euro, il cash flow ha sfiorato 20 milioni di euro, consentendo sia di finanziare i nuovi investimenti (stimiamo circa 12 milioni) e di pagare il dividendo senza intaccare la struttura finanziaria.
  • Il ritorno sul capitale resta il punto di eccellenza assoluto di Santa Margherita, tanto più considerando la rilevanza delle attività biologiche nel bilancio. Il ritorno sul capitale sale dal 18% al 19.5%, mentre il ritorno per gli azionisti sfiora il 25%. Di nuovo, c’e’ stato un anno migliore nel passato del gruppo, ma si giocava su valori assoluti molto più bassi.
  • Il bilancio non fornisce molte indicazioni relativamente al 2014, limitandosi a dire che i primi mesi dell’anno (stagionalmente comunque poco rilevanti) continuano a mostrare una crescita.
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Fondatore e redattore de I numeri del vino. Analista finanziario.

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