Costi e margini dell’industria vinicola – aggiornamento primo trimestre 2014

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La pubblicazione dei dati trimestrali sulla tendenza del segmento vino nel primo trimestre 2014 continua a mostrare un altalenante clima di fiducia nell’industria del vino italiano (per questo trimestre positivo), certamente più volatile di quello del settore dell’agricoltura. I dati di vendita del primo trimestre che abbiamo analizzato qualche giorno fa non sono di sicuro positivi (calo dell’1.4% del mercato a valore, con una riduzione dei volumi di oltre il 4%), anche se i margini dell’attività continuano a migliorare grazie al raffreddamento dei prezzi dei vini comuni, che sta rientrando nella norma dopo la fiammata dovuta a due vendemmie piuttosto scarse. E con questo, anche i prezzi di vendita cominciano a perdere vigore. Buona lettura!

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  • Il clima di fiducia dell’industria torna ad essere positivo, anche se restiamo su livelli particolarmente depressi rispetto al passato. Dal 2012 a questa parte questa è soltanto la terza rilevazione trimestrale con un segno (moderatamente) positivo.
  • Il prezzo medio di vendita del vino nella GDO Italiana è stato nel primo trimestre di 3.23 euro per litro, contro 3.13 dello scorso anno. In altri termini i prezzi stanno crescendo del 3% annuo. Se facessimo un dato spalmato sui 12 mesi, quindi includendo la parte del 2013 successiva a marzo, ci troveremmo con un dato in crescita ancora del 7%. Vedete però dal grafico come ci stiamo avviando a una fase di stabilizzazione.
  • Il tutto è chiaramente comprensibile ove si guardino i prezzi all’origine del vino. Il segmento dei vini di qualità è ormai stabile da un anno a questa parte, mentre continua la discesa dei prezzi dei vini comuni, che anche nel primo trimestre ha continuato a calare del 10% circa rispetto al trimestre precedente e del 25% circa rispetto a un anno fa. Secondo ISMEA ciò ben si spiega come “riflesso in una campagna con produzione in aumento rispetto alla precedente e alla concorrenza spagnola, presente sul mercato internazionale con una produzione più abbondante di quanto previsto e a prezzi contenuti”.
  • Da questo quadro ne deriva l’aumento dei margini del settore, che finalmente torna a toccare quasi quota “100”, cioè il valore indice di base. Vi ricordo questo è una specie di rapporto tra le ragioni di scambio e quindi trattasi di un margine unitario. Se come nel caso italiano i volumi sono in calo, un recupero del margine non significa di per se un aumento degli utili.
  • Da ultimo, un breve commento su come si spacca questo margine: l’agricoltore ha ancora un margine elevato rispetto al passato, mentre il puro trasformatore è ancora sotto: i due valori indice sono 135 e 78 rispettivamente.
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Fondatore e redattore de I numeri del vino. Analista finanziario.

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