Treasury Wine Estates – risultati 2012-13

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I risultati che TWE ha pubblicato a fine agosto sono stati accolti decisamente male dagli azionisti. Il bilancio 2012-13 vede un utile netto piu’ che dimezzato a causa di una mega svalutazione di 100 milioni di dollari australiani (netto tasse) relativi a prodotti che sono stati venduti ai distributori in USA (e sui cui quindi negli anni scorsi si sono registrati dei profitti) ma che non sono piu’ piazzabili. Si tratta certo di prodotti di qualita’ media che non mettono in discussione il valore dei key brands, ma la notizia e’ stata in luglio con un forte calo del titolo. Una seconda botta l’ha presa proprio all’annuncio. Non tutto funziona male, pero’. Nel mercato asiatico TWE sta macinando forti incrementi di volume e di utili, che piu’ che compensano il pesantissimo andamento della divisione americana dove i profitti continuano a calare con una parabola che li ha portati a ormai un quarto di quanto erano prima della crisi. E non e’ finita perche’ un ulteriore impatto di 30 milioni di dollari (sui 67 generati dalla divisione americana) verranno nel 2013-14 a fronte della riduzione delle vendite. Il tutto soprattutto nel primo semestre, quindi da giugno a dicembre 2013. L’andamento in Asia e il recupero in Europa (da livelli molto bassi) dovrebbe comunque compensare, anche aiutata finalmente dai cambi: l’azienda prevede 230-250m AUD di utile operativo che dovrebbe confrontarsi con il dato (pre-costi corporate) del 2012 di 247 milioni di dollari.


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  • Le vendite sono cresciute del 5% a 1.76 miliardi di dollari locali, a fronte di un incremento dell’1% dei volumi di vendita a 32 milioni di casse e un incremento del prezzo mix del 2%, oltre a un ulteriore 2% derivante dai ricavi non operativi. Il cambio finalmente non ha determinato penalizzazioni. L’utile operativo e’ invece cresciuto del 14%, ma anche qui volendo vedere soltanto alla parte “vino” prima dei costi corporate si passa a un piu’ modesto +5%.
  • A trainare i risultati di TWE e’ chiamarmente l’area asiatica, che noi mettiamo ancora insieme all’Australia. In realta’ le due seguono sentieri molto differenti: le vendite in Asia salgono quasi del 30% a 136 milioni di dollari, con un incremento dei volumi del 20%. Oggi rappresentano circa l’8% delle vendite totali. E’ anche l’area di gran lunga piu’ profittevole con un EBIT margin prima dei costi corporate del 40% a fronte di una media del gruppo del 15%, sempre prima dei costi corporate. Cio’ porta l’Asia a rappresentare il 22% degli utili aziendali.
  • Il mercato domestico “tiene” con un incremento del 5% delle vendite tutto guidato dai volumi e quindi utili poco mossi e margini in calo.
  • La parte in recupero e’ quella europea, dove pero’ i numeri sono prima di tutto bassi (solo 16 milioni di utile operativo su 247) e soprattutto vengono da un miglioramento dei margini a fronte delle ristruttuazioni. Il fatturato purtroppo e’ stabile, in valuta locale.
  • L’America, che continua a essere il piu’ importante contributore di fatturato cala dell’1.6% in volume, del 2.7% in fatturato e del 16% in utile operativo. Ormai si fanno meno di 70 milioni di utile operativo con 700 milioni di fatturato quando in Asia se ne fanno 54 con soltanto 154m milioni di vendite. Un aspetto su cui riflettere anche per valutare i rischi di una situazione cosi’ sbilanciata.
  • La struttura finanziaria non desta preoccupazioni, anche se il debito risale a 200 milioni di dollari australiani.
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Fondatore e redattore de I numeri del vino. Analista finanziario.

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