La classifica della competitivita’ per nazione vino – dati France Agrimer 2012

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Lo studio di France AgriMer sui fattori di competitività delle nazioni produttrici di vino è stato affrontato dal blog qualche anno fa. Lo riprendiamo oggi, grazie alla gentilezza dell’agenzia francese che mi ha mandato la copia cartacea dello studio completo. Il rapporto prende una serie di indicatori numerici relativi a diversi aspetti del settore, li ordina in numeri indici e giunge a una classifica che si prefissa di stabilire quali sono le nazioni “messe meglio” nel mercato del vino. Il risultato è abbastanza statico negli anni, soprattutto perchè alcuni aspetti come il potenziale produttivo, le condizioni climatiche di sviluppo della vite o la presenza di marchi sono fattori tendenzialmente stabili. Al di là della classifica, che vede svettare tre paesi, Italia, Francia e USA, il rapporto è un buon punto di partenza per “ripassare” i maggiori punti di forza e di debolezza dei grandi produttori mondiali di vino. Che cosa bisogna portare a casa? L’idea di fondo è che se dal punto di vista della posizione di mercato i paesi storici sono ancora molto forti e ben posizionati, i fattori strutturali come il potenziale produttivo ci dicono che ci sono paesi, Cina e Brasile in particolare, che ancora non hanno detto la loro sul mercato mondiale del vino…

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Vediamo i principali punti sollevati da France Agrimer e cerchiamo di commentarli insieme.

  • La classifica vede l’Italia in testa con 646 punti, contro i 629 di Francia e i 626 degli USA. Se guardiamo questa classifica in maniera dinamica, rispetto a qualche anno fa la novità è la costante progressione degli USA. La ripresa degli USA nella classifca deriva sostanzialmente dal miglioramento del potenziale produttivo (prezzi concorrenziali delle uve, andamento positivo delle rese e della superficie vitata rispetto ai paesi europei).
  • Nella classifica degli aspetti “strutturali” l’Italia è al quinto posto. Il nostro vigneto non ha spazi di crescita (per non dire il contrario) e il sistema è meno competitivo di altri. Sulla questione del potenziale produttivo, l’Italia è al settimo posto, in una classifica dove USA, Argentina svettano. L’Italia figura decisamente meglio nella classifica dell’ambiente climatico, inteso come condizioni climatiche per lo sviluppo della vite, dove siamo secondi dopo il Cile.
  • La classifica della competitività del prodotto è fortemente influenzata dalle esportazioni. Spagna e Australia sono in cima alla classifica per la competitività di prezzo del loro prodotto e della forza del loro prodotto nei mercati chiave di consumo, nonostante il loro punto debole del forte spostamento del potenziale produttivo verso i vini sfusi.
  • Infine, i marchi e l’equilibrio di mercato, che a mio avviso sono gli aspetti da tenere in maggiore considerazione nel futuro. In questa classifica la Francia ha chiaramente la meglio, seguita da Italia, e a grande distanza Argentina, Spagna, Germania e Portogallo.
  • Gli ultimi due aspetti sono considerati giustamente meno importanti: il sostegno pubblico e l’ambiente macroeconomico (principalmente riferito ai cambi, visto che altrimenti non si spiegherebbe come mai l’Italia sia in cima alla classifica!).   Su questi aspetti è evidente come il valore sia più elevato nei paesi europei, dove la filiera del vino ha una rilevanza occupazionale ed economica superiore.


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Fondatore e redattore de I numeri del vino. Analista finanziario.

2 Commenti su “La classifica della competitivita’ per nazione vino – dati France Agrimer 2012”

  • Marco Tondi

    Analisi molto interessante che racchiude molti aspetti sul futuro del vino Italiano

    Marco Tondi

  • bacca

    Ciao Marco,
    si l’analisi è interessante perchè mostra la potenzialità di lungo termine del vino italiano, legata ad aspetti strutturali dell’attività di “fare vino”. Dall’altro lato, alcuni dei nostri punti deboli sembrano essere meno strutturali e più manovrabili… da tempo vado dicendo che nell’attuale crisi del nostro paese l’attività agricola di prodotti di qualità sia un luogo sicuro dove investire e dove rifugiarsi. Questa analisi va proprio letta in questa direzione.
    Marco

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