Santa Margherita – risultati e analisi di bilancio 2012

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Santa Margherita si avvicina anche in un anno difficile come il 2012 al traguardo dei 100 milioni di fatturato e lo fa mantenendo inalterato il livello (elevato) degli utili in un anno in cui la pressione dei costi delle materie prime si è fatta sentire. L’attività continua a essere trainata dal marchio Santa Margherita, mentre la forte esposizione di Ca del Bosco sul mercato italiano (oltre l’80% dei volumi) ne ha rallentato la crescita nonostante il +30% dell’export, a causa della forte crisi del mercato italiano. Gli altri “higlights” di questa annata del gruppo sono senz’altro il primo significativo progresso negli utili della controllata toscana di Pile e Lamole (pur restando una piccola parte del totale) e il passo verso una struttura più pesante in USA con la costituzione di una controllata locale. Infine, Santa Margherita si conferma un’azienda molto generosa con i propri azionisti, avendo distribuito 11 milioni di euro in dividendi, praticamente quasi tutto l’utile (stabile) di 12 milioni di euro. Nonostante questo, l’indebitamento è leggermente calato sia in valore assoluto sia in proporzione alla cassa generata e al patrimonio netto. Infine, una parola sull’evoluzione della gestione che nei primi mesi del 2013 sembra suggerire un ulteriore passo avanti nelle vendite, soprattutto per quanto riguarda  Santa Margherita. Passiamo ai numeri.


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  • Le vendite consolidate crescono del 4.4% nel 2012 a 95 milioni di euro, con vendite stabili in Italia e in crescita del 7% nei mercati internazionali. La casa madre Santa Margherita ha incrementato le vendite del 5% a 70 milioni di euro, con un calo del 4% in Italia più che compensato dal progresso dell’8% sui mercati esteri, e con un incremento dei volumi dell’1.6%. Ca del Bosco è anch’essa in crescita del 5%, questa volta con ricavi italiani stabili e un aumento del 30% delle esportazioni. Tenimenti Pile e Lamole sono invece in crescita del 9% a 4 milioni nonostante un calo dell’1% dei volumi e un crollo del 10% delle vendite domestiche.
  • I margini industriali sono in leggero calo, con il peso dei servizi e delle materie prime che passa dal 59.4% al 59.7% del fatturato e con costi del personale stabili al 12.2% delle vendite. Considerata la “strutturazione” dell’azienda in USA, i continui progetti di crescita e il forte incremento delle materie prime, Santa Margherita è comunque riuscita a trasportare una piccola parte delle maggiori vendite in un incremento del MOL, che passa da 25 a 26 milioni, con un margine che scende dal 27.6% al 27.2%. A livello di marchi, sia Santa Margherita che Ca del Bosco segnano cali di margine, compensati parzialmente dal forte progresso di Pile e Lamole.
  • Con ammortamenti e oneri finanziari in leggero incremento e un tax rate un po’ più basso del 2011 (al 25%), l’utile netto è stabile a 12 milioni. Di questo, come abbiamo detto, 11 milioni sono stati distribuiti.
  • La struttura finanziaria migliora leggermente. Il debito netto scende da 48 a 46 milioni di euro grazie al contenimento del capitale circolante e a investimenti sostanzialmente allineati agli ammortamenti. In rapporto al MOL, il debito scende a 1.8 volte, un livello mediano rispetto al range di 1-2 volte che abbiamo visto negli ultimi anni.
  • Il ritorno sul capitale resta su livelli molto elevati per il settore. Il ROI è al 18%, praticamente stabile, con un ritorno netto per l’azionista del 24%.
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Fondatore e redattore de I numeri del vino. Analista finanziario.

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