Campari, divisione vino – risultati 2012

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Campari ha incremento le vendite di vino nel 2012 fino a sfiorare 200 milioni di euro, in parte grazie alla crescita delle vendite fuori dall’Italia e in piccola parte grazie ai nuovi accordi di distribuzione (circa 1.5%) e ai cambi (+1.6%). In realtà, se si “tirasse fuori” dal fatturato il vermouth Cinzano, il quadro sarebbe meno positivo, con una crescita del 3%, per metà determinata dagli accordi di distribuzione. Anche Campari fa quindi fatica in Italia, presumibilmente anche a causa di una esposizione molto significativa al segmento della ristorazione e nonostante siano stati aggiunti alcuni brand in distribuzione. I margini sono in calo, nonostante si continui a limare il peso delle spese promozionali, per la prima volta scese sotto il 10% delle vendite. Guardiamo i numeri, specificando che questo è l’ultimo anno in cui Campari fornisce il margine industriale e il margine di contribuzione della divisione vino, avendo deciso di cambiare il “segment reporting” dalle divisioni di prodotto alle divisioni geografiche.


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  • Le vendite di 196 milioni sono cresciute del 6%, di cui il 3.3% organico. Le vendite sono gradualmente migliorate nel corso dell’anno e hanno mostrato una crescita vicino al 10% nella seconda metà dell’anno. Va ricordato che il mercato russo, molto importante per il gruppo ha avuto un primo semestre difficile dovuto al cambio della distribuzione.
  • Stimiamo che le vendite di 196 milioni siano per circa 55 milioni rappresentate dal Vermouth Cinzano, il che significherebbe un fatturato di circa 141 milioni, in crescita del 3% per i vini fermi e spumanti non addizionati di alcol. Se poi decidessimo di escludere il marchio Cinzano, gestito dalla divisione spirits del gruppo, la “Campari Wines” ha un fatturato di circa 80 milioni di euro.
  • In Italia il fatturato è sceso del 7% a 40 milioni di euro, nonostante un contributo positivo del 5% dai nuovi accordi di distribuzione, che ha portato un beneficio a livello di gruppo in tutto il mondo di 3.2 milioni nel 2012 (da menzionare l’accordo con Fazi Battaglia). Ciò significa che in termini omogenei le vendite sono calate del 12% nell’anno. Tutti i marchi sono andati male in Italia (nel nostro paese principalmente Sella e Mosca, Riccadonna e Cinzano).
  • In Europa, le vendite sono cresciute dell’11% a 110 milioni di euro, con un incremento del 9.6% in termini organici. In questo caso gli accordi di distribuzione non hanno avuto alcun impatto. Il forte recupero della Russia (le vendite in Europa hanno fatto +16% nel secondo semestre) è alla base dell’andamento, visto che in Germania le cose non sono andate molto bene soprattutto per i vini spumanti della Cinzano.
  • In America le vendite sono cresciute del 4%, con un +3.6% organico e il contributo dell’1.7% dai nuovi accordi di distribuzione, mentre nel resto del mondo la crescita molto forte del 13% è stata in realtà aiutata molto dai cambi: senza questi la divisione sarebbe cresciuta soltanto del 5.4%.
  • I margini come dicevamo sono calati. Quello industriale passa dal 37.5% al 35.3%, mentre il margine di contribuzione prima dei costi generali scende dal 26.6% al 25.4%. Questo significa chele spese pubblicitarie sono scese al 9.9% del fatturato dal 10.9% dello scorso anno. In soldoni, la divisione ha generato un margine di contribuzione molto simile all’anno scorso, intorno a 50 milioni di euro. Come dicevamo all’inizio questo è l’ultimo anno in cui questi dati saranno rilasciati dal gruppo.
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Fondatore e redattore de I numeri del vino. Analista finanziario.

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