Una chiacchierata con… Michele Zonin

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Oggi faccio parlare un protagonista del mondo del vino italiano, Michele Zonin, Vice Presidente di Casa Vinicola Zonin con delega alla supervisione finanziaria e legale, con cui ho avuto i piacere di fare una chiacchierata telefonica qualche giorno fa. Abbiamo recentemente pubblicato l’analisi dei risultati 2011 del gruppo e questa è stata l’occasione giusta per fare il punto della situazione.

Come è strutturata l’azienda…

Casa Vinicola Zonin (Gambellara – Vi) rappresenta una delle più importanti realta’ vinicole private italiane e tra le prime anche in ambito internazionale. E’ l’azienda che distribuisce e commercializza i vini e spumanti a marchio Zonin e delle dieci Tenute di famiglia. Attraverso le 10 tenute viticole (che fanno capo alla nostra famiglia ma non incluse nel bilancio commentato sul blog) distribuite nelle sette regioni a più alta vocazione vinicola, controlliamo l’intera filiera produttiva: dalla selezione del terreno e dei cloni, all’imbottigliamento nella zona di origine. La superficie vitata supera oggi i 1800 ettari di proprietà: siamo, per estensione, la prima azienda privata in Italia. Oggi le varie tenute sono diventate delle aziende di riferimento nei rispettivi territori, e ci aspettiamo ancora molto nei prossimi anni, soprattutto dal canale Ho.Re.Ca.


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Qual’è la strategia tra investire nelle tenute della famiglia e vendere vino prodotto da terzi?

La strategia comune è quella di produrre vini con un ottimo rapporto qualità-prezzo. Naturalmente ci presentiamo a consumatori che sono spesso diversi, per cui hanno capacità di spesa differente. Ma il filo che li lega è la nostra volontà di soddisfare questi diversi palati che si affacciano al vino anche in maniera diversa. Ultimamente siamo molto soddisfatti del successo che il Prosecco Cuvée 1821 Zonin sta risquotendo in tutto il mondo, dall’Italia all’Inghilterra, dalla Cina agli Stati Uniti, così come dello sviluppo che sta avendo la Masseria Altemura, ultima acquisizione nel Salento risalente al 2000 e di fresca inaugurazione lo scorso autunno.

Che andamento avete visto nelle vendite estere e che cosa vi aspettate per il 2013?

Per quanto riguarda l’estero, in USA e Inghilterra le cose vanno particolarmente bene, ma siamo anche molto soddisfatti del Brasile e Asia in generale, e del Canada in particolare. In Cina stiamo proseguendo un percorso di ristrutturazione ed investimenti cominciato qualche anno fa. Abbiamo oggi due Area Resident Managers: è un mercato che funziona con logiche molto diverse da quelle dei mercati europei, e per questo crediamo sia necessario avvalerci di managers locali, che capiscano appieno le particolarità di quel mercato. La crescita complessiva è sostanzialmente determinata dall’export. Nel 2013 ci aspettiamo una leggera crescita in quantità ed un consolidamento in quei mercati che hanno visto una forte impennata delle nostre vendite negli ultimi 3 anni.

E in Italia?

Nel 2012, in Italia, la Zonin non è andata male, considerando lo scenario di riferimento. A crisi passata ci aspettiamo una crescita anche in questo mercato. Riteniamo che le tenute di famiglia abbiano ancora un grosso potenziale da esprimere nel mercato domestico, in particolare nel segmento della ristorazione di qualità.

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Ci sono problemi a mantenere i margini con l’aumento dei prezzi delle materie prime?

Direi proprio di sì: soprattutto sul mercato italiano, dove la crisi si sente particolarmente, è difficile pensare di ribaltare sui prezzi di vendita l’incremento del costo delle materie prime. All’estero il discorso è parzialmente diverso. Nelle condizioni attuali, per il 2012 e 2013 è dura immaginare che i margini percentuali possano migliorare. Con il calo dei volumi della vendemmia 2012, il forte incremento dei prezzi all’origine di tutte le materie prime è normale ritenere che i margini resteranno sotto pressione.  (MOL/vendite tra il 4% e il 6%, NdR)

Quali sono le difficoltà che incontra in Cina un produttore come Zonin? Esiste un problema di dimensioni delle aziende?

Per affrontare un mercato nuovo e particolare come quello cinese, bisogna sapersi strutturare per rispondere alle diverse esigenze. E una struttura di questo tipo, per i costi che può avere, male si sposa con le piccole dimensioni.  In secondo luogo, l’Italia è arrivata tardi rispetto ai Francesi, che si sono accaparrati le posizioni migliori del mercato. E a differenza dei Francesi siamo meno strutturati nell’ambito della promozione, non sappiamo fare sistema. Detto questo, il mercato locale è molto vasto e va educato al consumo del vino e alla nostra cultura. Infine, dobbiamo sforzarci di comprendere le logiche della distribuzione. In tal senso, le associazioni d’impresa o i consorzi (come “Italia del Vino” del quale facciamo parte) possono essere un valido supporto per accelerare la penetrazione del mercato.

Che posizione avete sulla liberalizzazione dei diritti di impianto?

Secondo noi la liberalizzazione sarebbe molto dannosa. Il mercato non è secondo noi in grado di auto-regolarsi ma sarebbe soggetto all’effetto delle mode, che sono molto pericolose non soltanto nel mondo del vino. Le bolle speculative che si vengono a creare rischiano di minare il valore delle denominazioni, come è rischiato di capitare al Prosecco. A nostro avviso sono necessari degli organi di monitoraggio per controllare produzione e consumo di vino.

Qual’è l’area del vino in Italia dove sareste interessati a investire?

Negli anni ’90 abbiamo fatto 3 grossi investimenti: nel 1997 il Feudo Principi di Butera in Sicilia, nel 1999 Rocca di Montemassi in Maremma e nel 2000 Masseria Altemura in Puglia. Oggi stiamo consolidando il nostro portafoglio e le 2 società di distribuzione controllate da noi (Casa Vinicola Zonin USA e Casa Vinicola Zonin UK) nate alla metà degli anni duemila. Ma senza dubbio ci sono altre aree in Italia di grande interesse per il potenziale qualitativo, a cominciare dalle Marche.

Siete tra i pochi a detenere un’operazione rilevante in USA a Barboursville. Come è nata questa avventura? State considerando altri investimenti all’estero?

L’operazione risale agli anni ’70, una sfida di mio padre per produrre vini di qualità nella East Coast, in Virginia, come era il sogno del Presidente Thomas Jefferson. A distanza di 35 anni, non sempre facilissimi, l’azienda è oggi considerata il punto di riferimento della viticultura in Virginia, e sta conquistando sempre più mercati internazionali. Oltre gli Stati Uniti, siamo particolarmente interessati al Sud America, ma di più per ora non posso dire…

 

 

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Fondatore e redattore de I numeri del vino. Analista finanziario.

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