Utili e margini delle principali aziende vinicole – 2011 dati MBRes

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E’ oggi il turno degli utili, dei margini e del ritorno sul capitale delle principali aziende vinicole italiane nel 2011, sulla base del rapporto Mediobanca sulle principali aziende italiane. Dopo avervi avvertito di nuovo che manca Giordano, procediamo con le maggiori conclusioni dell’analisi. (1) il valore aggiunto e l’utile operativo delle prime 14-15 aziende e’ cresciuto del 4% circa nel 2011 rispetto al 2010, mentre l’incremento annuo negli ultimi 5 anni e’ stato del 3% circa. (2) nel 2011 si e’ verificata una diluizione del margine rispetto all’anno scorso, a fronte dell’incremento del costo delle materie prime. E’ difficile fare un calcolo preciso, ma il calo del margine è stato di circa 10-20 punti base (dal 6.1% al 5.9%, includendo le cooperative, dall’8.7% all’8.6% soltanto per le aziende), con un calo di circa 80-100 punti base del margine a livello del valore aggiunto. (3) il contentimento degli investimenti e dei costi del personale (il personale delle aziende è calato, quello del campione incluse le cooperative è stato stabile) ha consentito di assorbire quasi completamente il deterioramento del margine sulle materie prime. (4) il ritorno sul capitale delle aziende vinicole (escluse quindi le cooperative) è leggermente migliorato, dal 6.6% al 7%, contro il massimo del 7.5% raggiunto prima della crisi dalle medesime aziende. (5) Guardando invece alle singole aziende, i campioni italiani in termini di utili sono Antinori, Santa Margherita e Frescobaldi, tutte con un valore aggiunto e utile operativo in crescita nel 2011. Il GIV è per valore aggiunto la seconda realtà in Italia, ma il suo andamento è stato meno positivo dei concorrenti e il margine operativo è ancora piuttosto basso. (6) allargando lo sguardo sui 5 anni, tra le aziende Santa Margherita e Frescobaldi sono cresciute del 6% annuo, mentre Antinori del 5%. (7) Infine, nella classifica del ritorno sul capitale Santa Margherita (16% nel 2011) è largamente davanti alle altre grandi aziende, se escludiamo Botter che ha un’attività più commerciale. Il calcolo non è preciso come quello che si fa leggendo il bilancio ma è certamente coerente e questo è il valore aggiunto di questa analisi: i dati Mediobanca (a loro volta estratti da Bureau Van Dyck) mettono tutte le aziende sullo stesso piano.

Dopo questa lunga introduzione, passiamo a descrivere i numeri del post. Le classifiche che vi propongo sono quelle del valore aggiunto, cioè delle vendite dopo i costi di acquisto dei fattori esterni (merci e servizi) ed escludendo personale e ammortamenti, che invece vengono poi ricompresi nell’utile operativo.

A guidare la classifica degli utili delle aziende italiane è chiaramente Antinori, che ha un utile operativo di 41 milioni nel 2011 (+5%), più che doppio rispetto al secondo in classifica, Santa Margherita (20 milioni, +2% nel 2011). Dopo queste due viene Frescobaldi con 16 milioni (+11%), GIV con 9 milioni (-9%) e CAVIRO, prima cooperativa. Più o meno in questa posizione ci sarebbe stato Giordano, di cui Mediobanca non riporta i dati.

In forte incremento o recupero ma ancora su livelli di utili piuttosto bassi (anche in relazione al fatturato) ci sono aziende come Martini (5 milioni, raddioppio), Zonin (3 milioni, +10%) e Banfi (3 milioni, rispetto al pareggio dello scorso anno). Proprio Banfi, reduce da un forte piano di investimenti negli ultimi anni e colpita più delle altre aziende dalla crisi del 2009, sembra avere uno spazio di miglioramento degli utili superiore nel 2012.

Infine, la classifica del ritorno sul capitale, dove noterete ho tirato una bella riga su un livello intorno al 5%, un livello sotto il quale certamente si può dire che il capitale ha una remunerazione insufficiente. Da questa considerazione naturalmente esulano le cooperative, dove il ritorno sul capitale non è una misura rilevante.

 

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Fondatore e redattore de I numeri del vino. Analista finanziario.

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