Campari – risultati primi 9 mesi 2012

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Le vendite di vino di Campari si avvicinano all’appuntamento chiave dell’ultimo trimestre dell’anno con un miglioramento del trend delle vendite grazie all’area extraeuropea e agli accordi di distribuzione. Nel terzo trimestre, il fatturato è cresciuto rispetto allo scorso anno, a differenza di quanto è successo nella prima parte dell’anno, ma ciò è interamente da attribuirsi alla politica di espandersi nella distribuzione (circa il 2%) e all’effetto benefico dei cambi. In particolare, le vendite italiane hanno sofferto un terzo trimestre particolarmente debole nel segmento della ristorazione, le vendite in Europa sono rallentate dopo un buon secondo trimestre e il tutto è stato compensato da un forte recupero nell’area americana e nel resto del mondo. Le prospettive sono cattive e l’articolo 62 (vedere commento finale) aggiungerà al clima non buono nei prossimi mesi… ma vediamo i numeri.

  • Le vendite del trimestre sono cresciute del 4.4% a 42.4 milioni. In Italia il fatturato è salito del 5% (interamente grazie ai nuovi accordi di distribuzione), in Europa le vendite sono scese del 7% (in questo caso gli accordi non hanno aiutato). Il boom si è verificato nel resto del mondo, solo parzialmente grazie ai cambi: nel continente americano il fatturato è balzato del 37%, nel resto del mondo del 18%.
  • I dati dei 9 mesi offrono un quadro più bilanciato della situazione, alla vigilia dell’ultimo importante trimestre. Le vendite di vino di Campari sono cresciute dell’1.7%, con un -1.7% in termini organici, un +2% dagli accordi di distribuzione e un +1.4% dai cambi.
  • In Italia Campari ha realizzato 23 dei 111 milioni di vendite nei 9 mesi, con un calo del 3% che si compone di un incremento del 7% dai nuovi marchi distribuiti e un -10% in crescita organica. In Europa, mercato chiave per il gruppo, con 58 milioni di fatturato, il fatturato cala dell’1% a fronte di un calo organico del 3% aiutato da un po’ di cambi e da un leggerissimo impatto degli accordi di distribuzione, che invece hanno un impatto ben più significativo in America dove a un 9% di crescita organica si combina un 2% dalla crescita esterna per arrivare a un totale dell’11%.
  • Tra i marchi, le vendite di Cinzano Spumante sono calate del 4% a cambi costanti, invertendo il trend dei primi 6 mesi, mentre sono in recupero i Vermouth Cinzano che si riportano a un +3%. La crisi è concentrata nei vini fermi, dato che gli altri spumanti sono sostanzialmente stabili sui 9 mesi (+1%). A tale proposito, Sella e Mosca è in calo del 6.7% sui primi 9 mesi dell’anno.
  • Il quadro è chiaro: se 100 erano le vendite dei primi 9 mesi del 2007, oggi senza cambi e senza crescita esterna le vendite di vino di Campari sarebbero 107. Lo stesso numero negli spirits sarebbe 133. Questo la dice lunga sullo sforzo e sulle opportunità delle due diverse divisioni. All’interno di questo 107, poi, troviamo che il Cinzano Vermouth sarebbe 138 (diciamo che questo prodotto sta nel segmento vino un po’ “sforzato”, come in realtà è!), lo spumante Cinzano a 113 e Sella&Mosca a 85. 85 vuole dire che si vende il 15% in meno del 2007.
  • L’outlook, come si dice, resta grigio. E il commento di Campari sull’articolo 62 relativo ai termini di pagamento rappresenta una ulteriore tegola: “In particolare, la recente introduzione di norme restrittive sulla concessione di crediti ai clienti per le aziende operanti nel settore alimentare e delle bevande produrrà una importante contrazione delle scorte nei canali distributivi che, sebbene sia riconducibile a un effetto di sfasamento temporale destinato a riassorbirsi nel medio-lungo termine (“destocking”, ndr), impatterà le vendite del gruppo ai propri clienti in modo significativo nel prossimo futuro.”

 

 

Fondatore e redattore de I numeri del vino. Analista finanziario.

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