Costi e margini del settore vinicolo – aggiornamento primo semestre 2012

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Prezzi all’origine in continua crescita non completamente compensate dai prezzi di vendita, volumi di produzione in calo e prezzi dei mezzi di produzione che salgono in linea con l’inflazione. Risultato finale: la fiducia del mondo del vino italiano resta in calo anche nel secondo trimestre 2012. In questo post in realtà ci sono un paio di grosse novità rispetto ai precedenti, dato che sto cercando di ricostruire una serie storica sui prezzi di vendita e una specie di indice che prova a dare un’indicazione di massima sui margini (non assoluti ma unitari) che si realizzano nella fase agricola (trasformazione delle uve) e in quella più prettamente industriale e commerciale. Il risultato è abbastanza interessante, anche se “da prendere con le molle” perché particolarmente esemplificativo: il grafico l’ho messo alla fine così vi potete leggere tutto il post!

 


  • Il clima di fiducia scende a -7 (così e l’indice ISMEA). È un clima negativo ma non tragico. Si potrebbe dire che, essendo il vino italiano un prodotto da esportazione ed essendo il problema italiano domestico, questa crisi è sentita dal mondo del vino molto meno che quella del 2009, dove si verificarono delle rilevazioni di fiducia catastrofiche (fino a -42), forse anche per via del “brusco risveglio” dopo un periodo molto positivo.
  • Le principali tendenze continuano: il prezzo medio all’origine delle uve cresce forse un po’ meno che nei trimestri precedenti, probabilmente segnalando un inizio di rallentamento, ma continua a essere particolarmente pronunciato sulla parte di vini da tavola e IGT, che passano da un indice di 148 a 155 (ricordo che 100 è il 2000), mentre per i vini di qualità l’incremento è marginale, da 109 a 110 tra il primo e il secondo trimestre. L’aumento misurato in termini percentuali rispetto a un anno fa è del 48% per i vini da tavola e del 12% per quelli di qualità.
  • Il costo dei mezzi di produzione non porta sorprese: piccolo incremento, ci si muove sul piede del +2/3% annuo, non lontano dall’inflazione.
  • Ho provato invece, negli ultimi 2 grafici, a ricostruire i prezzi al consumo, che vedete in crescita piuttosto significativa nell’indice, ma soprattutto a esemplificare il margine del produttore di vino (rapporto tra prezzi all’origine del vino e prezzo dei mezzi di produzione) e quello del trasformatore/venditore di vino (rapporto tra prezzo al consumo del vino e prezzo del vino all’origine). Pur essendo un esercizio semplificato (e considerando che molti dei produttori che leggono si occupano di tutto), ci si può rendere conto di quanto si siano spostati i margini unitari: la fase agricola ha un margine teorico del 40% superiore al 2006, quella commerciale del 30% in meno. Attenti: va valutato come stavano le cose al punto di partenza del grafico, quando i prezzi all’origine erano del 10% inferiori a quelli del 2000, mentre quelli al consumo erano del 20% sopra. Letta in questa maniera l’analisi probabilmente diventa più comprensibile: nel punto di partenza gli agricoltori facevano troppo pochi soldi, i trasformatori/venditori troppo tanti: siamo ora a un equilibrio o siamo andati troppo in là? Che ne dite?
Fondatore e redattore de I numeri del vino. Analista finanziario.

2 Commenti su “Costi e margini del settore vinicolo – aggiornamento primo semestre 2012”

  • Lorenzo Biscontin

    L’analisi è, come sempre, interessante.
    Da segnalare però che il rallentamento dei prezzi medi all’origine delle uve in Q2/2012 è stato stravolto dai prezzi medi all’origine delle uve (e soprattutto del vino sfuso) della vendemmia 2012.

  • bacca

    Grazie Lorenzo! Il valore aggiunto di un addetto ai lavori come te e’ sempre molto elevato.

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