Settore vino contro settore bevande – dati Mediobanca 2000-2011

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Già un paio di volte (qui e qui) ci siamo trovati a discutere nello specifico il confronto tra le bevande (alcoliche e analcoliche) e il sub-settore del vino, tramite il confronto con i dati Medioabanca. Ci ritorniamo sopra oggi per analizzare i dati aggiornati (2011 per le bevande e 2010 per il vino), aggiungendo un nuovo parametro al confronto (le aziende vinicole escluse le cooperative). La storia la conoscete già: il vino tende a crescere di più grazie al maggior peso delle esportazioni ma hanno un ritorno sul capitale (e dei margini) inferiori. Ciò e vero anche analizzando gli ultimi dati, che però ci suggeriscono alcune cose piuttosto interessanti: (1) primo, che i margini sulle vendite sono paragonabili, quando si restringe il confronto con le aziende vinicole ed escludendo quindi le cooperative; (2) secondo, che con lo stesso accorgimento, il forte indebitamento apparente del “mondo vino” diventa molto meno evidente; (3) terzo, che da quando possiamo confrontare questi dati “fare bevande” rende più che “fare vino”, e questo è stato vero dal 2003 al 2010 eccetto il periodo 2005-07 in cui le aziende vinicole hanno fatto un pochino meglio; (4) quarto, per quanto non abbiamo ancora i dati 2011 cumulati di Mediobanca (per questi appuntamento ad aprile 2013), possiamo dire con abbastanza certezza che l’uscita dalla crisi del settore bevande e del settore vino è stata paragonabile e l’apparente divaricazione è essenzialmente da legare alla cattiva performance delle cooperative.

  • In termini di crescita delle vendite, il settore bevande ha realizzato una crescita annua del 2.6% delle vendite nel decennio 2001-2011. A confronto, il settore vino nel 2000-2010 ha fatto meglio, +3.9%. Il risultato lo vedete nel primo grafico: “fatte 100” le vendite delle aziende bevande e quelle delle aziende vino nel 2000, il vino nel 2010 stava a 146, le bevande a 133 (per passare a 140 nel 2011).
  • La propensione alle esportazioni di vino è superiore a quella delle bevande e la divaricazione tra i due insiemi è cresciuta fino a prima della crisi. Nel 2010 il settore vino esportava il 47% del fatturato (49% per le aziende vinicole soltanto), contro il 30.6% delle bevande. Azzardando per il 2011 un incremento simile, le aziende vinicole censite da Mediobanca avranno passato il 50%.
  • I margini sono da confrontare “mele con mele” e quindi vale la pena di escludere le cooperative dall’insieme vino. Qui, come vedete il business vino ha avuto un margine leggermente superiore a quello delle bevande (poca roba, a dire il vero). Nel 2010 il confronto diceva 12.5% contro 12.2%… nel 2011 le bevande sono scese di 0.2% a 12.0%, il vino dovrebbe aver fatto più o meno lo stesso. Diciamo che anche gli ultimi dati dicono che i margini, se escluse le cooperative, sono paragonabili.
  • Dove casca l’asino è sul ritorno sul capitale, come dicevamo nell’introduzione. Per produrre quel fatturato è necessario più capitale nel vino, e questo si fa sentire quando si calcola la “convenienza” dell’investimento. Qui torniamo a fare discorsi già fatti tante volte, e cioè che non c’è in questo momento una forza aggregante nel mondo del vino italiano che riesca ad attirare capitali, perché i capitali fluiscono verso attività più remunerative, all’interno magari dello stesso settore. Per fare un esempio su tutti, Campari sta ormai entrando in forza nel settore dei brown spirits con Wild Turkey, comprata nel 2009 e ora Appleton Rum, mentre nel segmento vino si limita a espandersi come distributore.
  • Finiamo con il debito per notare come, di nuovo, se il mondo vino è più indebitato rispetto agli utili lo è per l’inquinamento del multiplo da parte delle cooperative. Se le togliamo il rapporto è molto vicino a quello delle bevande (3.8x contro 3.3x) e questo si giustifica facilmente col la maggiore necessità di capitale.
Fondatore e redattore de I numeri del vino. Analista finanziario.

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