Sartori – risultati e analisi di bilancio 2011

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Sartori ha chiuso il 2011 con il suo fatturato record a oltre 40 milioni di euro, beneficiando sia del buon andamento delle esportazioni ma anche di una delle migliori prestazioni sul mercato italiano tra le aziende di cui abbiamo recensito i bilanci fino ad ora. L’attenzione ai costi operativi ha consentito di migliorare leggermente i margini nonostante l’impatto degli aumenti dei costi delle materie prime vino e uva, e quindi alla fine del bilancio viene archiviato un utile materialmente migliore del 2010 (+60%). La crescita costa però dal punto di vista finanziario, dato che il capitale circolante si espande, terminando un leggero quanto non preoccupante aumento dell’indebitamento finanziario. Le prospettive per il 2012 sono piuttosto buone, dato che l’azienda prevede di mantenere i più alti volumi raggiunti e di aumentare le vendite del 5% circa, tutto sull’estero, dato che per l’Italia viene anticipato un andamento al meglio stabile. L’andamento dei margini è invece critico, dato che Sartori deve far fronte a un incremento della domanda su alcuni varietali chiave (Pinot Grigio e i vini della Valpolicella) che si contrappone a volumi produttivi che nella recente vendemmia non sono cresciuti. Andiamo nel dettaglio dei risultati 2011…

 


 

  • Le vendite sono in crescita del 18% a 41 milioni di euro e toccano, come sottolinea la relazione, il massimo storico. In particolare, le vendite domestiche crescono del 12% circa, di cui il 9% è determinato dai volumi. Sartori è particolarmente attiva nella distribuzione organizzata, dove realizza i due terzi del fatturato. Questo incremento è uno dei più significativi che abbiamo fino ad oggi commentato.
  • Di converso, le vendite estere (il 78% del totale), salgono del 20% a 31.5 milioni. Sartori ha avuto vendite stabili in Germania e USA, mentre è cresciuta molto nel Regno Unito (+55%), Canada (+27%), Russia (+27%), Irlanda (+34%), Giappone (+44%).
  • I margini sono migliorati leggermente rispetto al 2011, dato che a fronte di un miglioramento dell’efficienza gestionale (costo del personale e per servizi entrambi in crescita del 13% e  del 6% rispettivamente, contro un fatturato +18%) è corrisposto un peggioramento dell’incidenza degli acquisti (+22%, con una incidenza salita dal 64% al 66.4% del fatturato). Ciò è il risultato della dipendenza di Sartori dagli acquisti di vino/uva, i cui prezzi all’origine sono cresciuti.
  • Con fatturati in forte crescita e margini stabile, gli utili crescono. Il MOL sale del 21% a 3.3 milioni, l’utile operativo del 29% a 2.5 milioni e l’utile netto passa da 1 a 1.6 milioni di euro. Come per molte aziende vinicole, siamo ancora piuttosto distanti dagli utili pre-crisi.
  • La struttura finanziaria vede un incremento del debito causato essenzialmente dalle maggiori vendite (che hanno determinato una crescita di quasi 3 milioni di euro dei crediti verso clienti). Il debito si attesta a 8 milioni ma restano stabili sia il rapporto con il patrimonio che quello con il MOL.
  • Con un capitale investito in crescita ma comunque contenuto poco sopra i 17 milioni, Sartori resta uno dei campioni italiani per il ritorno sul capitale, che sale al 14.4%, mentre il ROE si attesta al 16% circa.

 

 

 

Fondatore e redattore de I numeri del vino. Analista finanziario.

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