Vranken Pommery – risultati e analisi di bilancio 2011

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Vranken Pommery ha generato nel 2011 un leggero miglioramento dei margini a fronte di un fatturato in calo del 7%, essenzialmente a causa del confronto con un 2010 gonfiato per alcune vendite straordinarie. Il quadro è chiaro: non si fanno più i soldi che si facevano prima della crisi. Nel caso di VP, si può fare un ulteriore passo: anche nel 2011 il ritorno sul capitale è stato inferiore al 5%, mettendo in luce la difficoltà a remunerare il capitale. È pur vero che l’azienda è cresciuta molto nel 2010 per linee esterne, cosa che normalmente determina piani di ottimizzazione delle attività: vedremo se nel 2012 i risultati migliorano. Per il momento il primo trimestre non sembra essere andato particolarmente bene (-9% con le vendite di Champagne a -15%), anche se l’azienda continua a stimare un incremento delle vendite.


  • Il fatturato è sceso del 7% a 340 milioni, con vendite in Francia stabili a 125 milioni e un calo del 16% delle vendite all’estero. Quest’ultimo dato è fortemente influenzato dalla politica adottata nell’ultimo trimestre 2010 di dismettere parte delle scorte. In realta, l’azienda avrebbe avuto un fatturato in crescita dello 0.7% nel 2011 (Francia ed estero), con un calo di volumi di vendita dell’1.7%. Peggio di quanto ha fatto il mercato dello Champagne, in crescita dell’1.1%. Vanno meglio dello Champagne i “Vin de Sable”, che crescono del 5% a 55 milioni.
  • Dicevamo che i margini non hanno mostrato grandi recuperi. Il MOL del 2011 è stato di 49 milioni, contro 50 dello scorso anno. Ciò significa un margine del 14.8%, contro il 15.3% del 2010. Il progresso è stato limitato dall’incremento dei costi operativi e del personale, mentre il costo del venduto che l’anno scorso era esploso (dal 69% al 72%) è migliorato di poco (71.2% nel 2011).
  • I maggiori oneri finanziari e di ristrutturazione hanno poi fatto il resto, insieme all’aumento delle tassazione francese (per tutte le società “grandi”). L’utile dichiarato è sceso del 40% a 9 milioni. Come dicevamo margini (20% e più a livello di MOL) e utili (18 milioni) sono molto lontani.
  • Ciò che non è lontato dal passato (anzi…) sono il debito e il capitale investito, il che ci porta al discorso sul ritorno sul capitale. Il debito veleggia sui 550 milioni, stabile, dopo il pagamento di 7 milioni di dividendi, mentre il capitale investito resta sopra gli 850 milioni, con un ulteriore incremento magazzino per 30 milioni.
  • Il quadro sul ritorno sul capitale è chiaro, essendo passato dai livelli pre crisi del 7-7.5% circa a quelli attuali del 4-5%. Il livello è chiaramente non soddisfacente. Oltretutto le maggiori tasse, i costi di ristrutturazione (che non abbiamo incluso nell’utile operativo) e le maggiori tasse determinano un ritorno per l’azionista del 3%, contro il livello del passato dell’8-9%. Fortunatamente: (1) le aziende di Champagne sono investimenti di lungo termine; (2) gli azionisti possono sempre consolarsi con ottimi vini…

 

 

 

Fondatore e redattore de I numeri del vino. Analista finanziario.

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