Concha y Toro – risultati 2011

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I dati di fine anno di Concha y Toro ripropongono in parte quello che ci eravamo detti qualche settimana fa. L’azienda continua a crescere, ma ciò avviene essenzialmente per linee esterne (acquisizione in USA), mentre i margini continuano a scendere. Il debito resta su livelli elevati. I risultati sono influenzati dai seguenti aspetti: (1) la rivalutazione del peso contro le valute straniere; (2) l’incremento dei costi delle materie prime (uva). Ciò, insieme al costante incremento delle spese di vendita ha determinato la riduzione dei margini. Vediamo i numeri in dettaglio.

  • Le vendite sono salite del 13% in peso cileno a 423 miliardi (circa 820 milioni di dollari). Siccome Fetzer ha contato per il 9.4% delle vendite totali, la crescita senza acquisizioni è stata del 4%. Se poi consideriamo che i volumi di vendita sono calati del 4.3% (esclusa Fetzer), arriviamo a un quadro dove i prezzi e il cambio hanno determinato un beneficio dell’8% sul fatturato dell’azienda.
  • Se guardiamo il fatturato per area, le vendite in Cile crescono del 5% (ma con un trend in deterioramento nella seconda parte dell’anno), le vendite in Argentina (e dall’Argentina all’export) scendono del 13% causa riposizionamento del prodotto su fasce di prezzo più alte, le esportazioni dal Cile sono stabili (con una sostanziale ripresa nella parte finale dell’anno). Un miglioramento del trend nel secondo semestre è visibile: le vendite crescono del 15% contro il +13% dell’anno.

 

  • I margini continuano a calare, anche nella seconda parte dell’anno (in misura minore). Se è vero che il gross margin in valore assoluto cresce, l’aumento dei costi delle materie prime e il peso hanno un impatto sul margine percentuale. Anche in questo caso si può parlare di effetto che si sta assottigliando, dato che la perdita di margine è meno evidente nella seconda parte dell’anno. Sull’anno il gross margine scende dal 35.4% al 33.7%, nel secondo semestre dal 34.5% al 33.2%.
  • Il MOL e l’utile operativo sono invece in calo sul 2011, da 61 a 59 miliardi per il MOL e da 46 a 41 miliardi per l’utile operativo. L’utile netto è invece in crescita, ma ciò è dovuto al provento straordinario (19 miliardi di peso prima delle tasse) del rimborso assicurativo er il terremoto del 2010.
  • Il debito rimane su livelli piuttosto elevati ma sotto controllo. I 210 miliardi di peso si confrontano con un MOL di 59, risultando in un rapporto di 3.6 volte, rispetto a 1.3 del 2010. Il ritorno sul capitale investito continua però a scendere. L’acquisizione di Fetzer è una delle ragioni (pesa interamente nel capitale investito ma soltanto per 9 mesi nei risultati), ma sicuramente per il produttore cileno il forte peso dell’export in mercati “difficili” come l’Europa (48% delle esportazioni) ha un impatto.
  • Nel 2012 l’azienda avrà ancora un beneficio derivante dall’acqusizione (un paio di punti percentuali sulle vendite), ma dovrà ancora una volta subire l’impatto del cambio, che ha continuato a rivalutarsi nei confronti dell’euro. È quindi prevedibile che il fatturato in peso possa beneficiarne ma che i margini continuino a deteriorarsi.

 

 

Fondatore e redattore de I numeri del vino. Analista finanziario.

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