Citazione La Stampa del 13 settembre

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Pensate che coincidenza. Oggi La Stampa pubblica un bel grafico sulle esportazioni di vino.

Incredibile:
– La Stampa ha un file excel che somma le esportazioni mobili degli ultimi 12 mesi praticamente uguale al mio. Pensate che, addirittura, anche La Stampa usa la stessa procedura di considerare i dati mensili pubblicati senza correggere i mesi precedenti per le rettifiche ISTAT (cioe’ “sbaglia” come sbaglio io)
– Anche La Stampa ha fatto un grafico soltanto sul vino imbottigliato, con il grafico di soltanto 6 nazioni. Pero’ il loro grafico ha i colori cambiati.

Scaldiamo i motori: giovedi’ 15 Settembre I NUMERI DEL VINO compie 5 anni. Decisioni molto critiche e potenzialmente dirompenti sono all’orizzonte sul suo futuro. Se “tanto mi da tanto” quelli della Stampa (e precedenti illustri) hanno potenti mezzi per rimpiazzarmi.


Qui non si chiedono soldi (e quelli che per grazia di dio arrivano vanno direttamente in Peru’ ad aiutare i bambini), qui si chiede riconoscimento del lavoro altrui.

E dire che la Stampa e’ anche il “mio” giornale.

Marco Baccaglio

Fondatore e redattore de I numeri del vino. Analista finanziario.

27 Commenti su “Citazione La Stampa del 13 settembre”

  • Alessandro Morichetti

    Marco, a me il Corriere della Sera rubò una foto di Mario Pojer. Ho chiamato, sono arrivato al dunque, hanno accertato le responsabilità e prontamente si sono preoccupati di mandarmi la documentazione per vedere riconosciuti i miei diritti. Anche economici, perché no?
    Fai altrettanto, mi sembra il minimo.

  • Lizzy

    Marco, se non sei un giornalista ci penso io a inoltrare – se vuoi – una formula denuncia all’Ordine per furto della proprietà intellettuale…! Sai benissimo quanto il tuo lavoro su questo blog sia importante, soprattutto per gli addetti ai lavori (produttori in primis). A questo punto, ti consiglierei di…blindarlo. Cioè di mettere a pagamento la visione completa dei tuoi dati. Se proprio vogliono copiarti, che almeno ti paghino per poterlo fare!

  • bacca

    Ciao, grazie per i suggerimenti.

    @Lizzy: questa cosa e’ per me particolarmente fastidiosa (ma tanto). Detto questo, ogni ulteriore “aggravio” del fastidio per me sarebbe troppo. Se quello che proponi di fare riguardo alla denuncia all’ordine e via dicendo e’ semplice, ok. Altrimenti se cominciamo con convocazioni, avvocati e compagnia bella togliamecelo pure dalla testa.

    Relativamente al blindare il blog, temo tu abbia ragione. Non ci sono altre soluzioni, per quanto quello che di nuovo mi da fastidio e’ che per evitare questi spiacevoli casi si vada poi a colpire chi del blog ne fa un uso didattico, cioe’ i tanti studenti che usano i dati per le loro ricerche…

    bacca

  • Filippo Ronco

    Ciao Marco,

    anche secondo me la via dell’accesso dietro abbonamento annuale nel tuo caso potrebbe essere vincente. Sei uno dei pochi casi nazionali in cui un blog non solo è una fonte d’informazione autorevole ma queste informazioni sono anche preziose tecnicamente, commercialmente e strategicamente per moltissime aziende di settore. Conosco personalmente direttori commerciali e marketing di aziende molto note che come prima cosa la mattina aprono i numeri del vino. Ecco, credo che non ci sarebbe davvero nulla di male o di cui vergognarsi nell’impostare – dopo 5 anni di onorato servizio – un nuovo corso a pagamento. Naturalmente perderai un po’ di traffico e probabilmente la pubblicità e il contributo verso la tua encomiabile operazione umanitaria dovrà essere rivisto nel modello ma almeno vedrai riconosciuto il tuo lavoro.

    Potresti anche prevedere due o tre tipologie di account (esempio: studenti, professionisti, appassionati) e prevedere per ciascuna di queste la visualizzazione di default solo di determinati contenuti e non di altri. Oppure potresti proseguire il tuo lavoro gratuitamente come hai fatto fino ad oggi ma rendere visibili alcuni articoli solo a pagamento, cioè limitando il pagamento alla fruizione “on demand” di un singolo tipo di contenuto che a tuo avviso potrebbe avere maggior rilievo commerciale. O ancora, potresti creare un app che incroci e fornisca particolari valori e dati tra tutto quanto pubblicato negli ultimi 5 anni e quanto sarà pubblicato nei prossimi e rendere disponibile a pagamento solo l’app.

    Le ipotesi si potrebbero sprecare, sono curioso di vedere quale sarà il tuo nuovo corso. In bocca al lupo.

    Fil.

  • Lizzy

    @Marco, hai ragione, siamo un popolo di vassalli e quindi se non sei un Vespa non ti filano nemmeno. Però è un fatto che posso sempre denunciare. Lunedì 19 a Verona l’Ordine dei Giornalisti terrà un convegno sull’etica del giornalismo, figurati. Illustreranno gli esiti di un sondaggio online al quale anch’io ho partecipato e di cui non dirò per decenza che cosa ho scritto, a proposito dell’etica professionale, appunto. Cmq, circa i contenuti a pagamento, quando un blog fa informazione-che-serve, come la tua, io ci farei un pensiero. Quanto agli studenti, possono sempre mettersi in contatto con te privatamente, e tu puoi regolarti ad personam. Lo stesso dicasi di colleghi/amici, o di chi vuoi tu. Io vedo che sui siti esteri compaiono solo gli abstract di certi (interessantissimi, of course) report, se vuoi il report completo sganci parecchie centinaia di dollari. Scommettiamo che i copioni non ci riprovano? E poi, tranquillo: per forzare un sito bisogna essere esperti del settore, almeno un po’, e ci vuole tempo. I giornalisti dei quotidiani in genere questo tempo non ce l’hanno – e hanno un livello di alfabetizzazione informatica che ti mette al sicuro da qualsiasi rischio! 😀

  • Fiorenzo Sartore

    Non so che pensare. Se così fosse non si potrebbero più citare estratti da I numeri del vino senza commettere violazioni, o comunque senza rendere quei dati nuovamente copiabili nel modo che vediamo. I numeri del vino smetterebbe di essere un blog per diventare un’altra cosa. Ripeto: non so cosa pensare. Esistono già wine blog “pay”, ad opera di giornalisti stranieri, i cui contenuti sono fuori da qualsiasi flusso aperto, perdendo così ogni capacità di condivisione. Quanto è male tutto ciò (se lo è)?

  • Filippo Rondelli

    Buongiorno Marco,

    permettimi di dire la mia.
    La bellezza del mezzo internet sta nella sua velocità e nella sua gratuità ‘apparente’. E’ chiaro che qui c’è stata una violazione dell’etica professionale e, pare, anche di qualche legge, nel concreto. Ti consiglio di reagire ma con i mezzi di legge e di codice.
    Dal punto di vista morale, agli occhi di chi ti segue, l’intelligenza dell’analisi e della notizia appartiene non solo a chi l’ha data per primo, ma soprattutto a chi ne ha fatto opportuna valutazione o fedele ricostruzione. Blindare notizie e concetti non ha senso ed è impossibile, se il fine ultimo è la ricerca della verità. Credo che la storia del tuo blog parli da sola. Questo per onorare il merito. Filippo

  • Fabio Rizzari

    Mi spiace davvero di aver approfondito la conoscenza di questo notevole blog solo da poco, la mia navigazione sul web è pachidermica. In ogni caso solidarizzo a mia volta e a mia volta caldeggio la consultazione di un legale: gli estremi per una richiesta di risarcimento mi pare ci siano tutti. Buon lavoro.

  • Giampiero alias Aristide

    Il mondo è pieno di newsletter e siti a pagamento. A qualcuno sono abbonato anch’io. In Italia si impone una versione aggiornata al digitale della nostra cultura stracciona in tema di istruzione-informazione e mezzi per fruirne, oltre alla generale propensione a fare del prezzo l’unica leva di valutazione di un prodotto o servizio. L’esito è sempre lo stesso: pauperizzazione. Per i consumatori così come per i produttori.
    Credo che nel tuo caso, Marco, considerata l’ampia fetta di utenza professionale che ti legge, proporre un accesso condizionato e a pagamento a tutti o parte dei contenuti sia – dopo cinque anni – un passo opportuno da considerare.

  • Fiorenzo Sartore

    Scusa Giampiero ma a quali sei abbonato? Io, zero. Non ho capito bene cosa intendi: la “vision” (passami il termine) della condivisione gratuita, della conoscenza wiki, è “cultura stracciona”? Però poi mi parli della pauperizzazione (che vale anche per i lavoratori del cognitariato): e lo so, ci siamo dentro quasi tutti. Però ribadisco, la trasformazione di un blog in un sistema chiuso e a pagamento finisce per troncare le condivisioni. Esiste una soluzione per uscire dall’empasse? In definitiva è l’ormai vecchio problema: questo nostro trafficare coi bit, questa “economia del dono”, potranno mai essere integrati con una qualche retribuzione? Mi interesserebbe leggere anche le opinioni di Fil (Ronco), in proposito, e ovviamente di Marco.

  • Marco Baccaglio

    Rispondo un po’ a tutti e alla sollecitazione di Fiorenzo, anticipandovi anche che ho scritto qualcosa per giovedi’ sera 15 Settembre, data in cui ricorre il quinto anniversario del blog.

    Il blog e’ partito per gioco, e’ continuato per vedere i lettori crescere, si e’ sviluppato con uno scopo totalmente umanitario (beneficenza a Divina Provvidenza ONLUS) e ha avuto alcuni piacevoli effetti collaterali, quali gli interventi di Angelo Gaja e la mia collaborazione con il Corriere Vinicolo (i cui proventi sono direttamente versati da UIV alla suddetta ONLUS).

    Io non sono preparato ne’ tecnicamente (non sono capace), ne’ psicologicamente (non ho tempo) a far diventare I Numeri del Vino un sito ad accesso condizionato o a pagamento. Dato che per me (almeno fino a oggi) lo “scopo di lucro” non esiste, cio’ non sara’.

    La questione del plagio e’ per me particolarmente fastidiosa. Lo e’ ben piu’ del fatto stesso, perche’ se ho piacere che i lettori possano gratuitamente accedere alle informazioni per arricchirsene moralmente, divento una bestia quando penso che qualcuno possa farlo per arricchirsene materialmente.
    Non so perche’ e’ cosi’, ma e’ cosi’.

    In questo momento non sto piu’ lavorando sul blog, che verso fine mese restera’ probabilmente senza benzina (leggi: posts).
    Sono perfettamente cosciente che per colpa di due stupidi pagano centinaia di persone, ma non posso farci niente.

    Ora, il problema e’ che dopo 5 anni sono a un punto di rottura, dove per andare avanti altri 5 anni devo trovare
    – motivazione (che ora non ho),
    – forza (ora sono stanco),
    – tranquillita’ (ora sono preoccupato per il mio lavoro e ho la percezione che devo mettere tutto me stesso per fare andare quello per il verso giusto)

    La cosa piu’ intelligente che mi e’ venuta in mente e’ far continuare il blog come una specie di “newsletter” privata che invio a chi e’ interessato. Cosi’ almeno so se e’ vero che l’utenza e’ cosi’ professionale e mi libero dal dramma “pubblicita’” che come dicono gli inglesi e’ un “non starter” (cioe’ non cominciamo neanche a ragionarci sopra). E qui ritorno come un loop infinito alla questione tecnica… come si fa?

    bacca

  • Filippo Ronco

    @Fiorenzo

    La mia opinione, molto semplice e netta, è che per fruire di un lavoro professionale bisogna pagare il tempo di chi si occupa di fornirlo. Nell’editoria online, caso tutto speciale, si è visto il proliferare di di siti, blog ed altre forme di pubblicazione amatoriale, di qualità variabile ma tutte sicuramente lontane dal concetto di professionismo. Possiamo raccontarcela finché vogliamo ma senza grano, non si va lontanissimo e solo con la pubblicità è difficile. Occorre un modello di business.

    C’è un periodo di latenza a cui chiunque si può sottoporre più o meno volontariamente nell’attesa che accada qualcosa. In questo periodo uno può produrre contenuti di grande qualità, così come ha fatto Marco e continuare a lavorare sodo, sperando che prima o poi avvenga il “salto”. Salto che nel 99% dei casi non avviene perchè non c’è un vero progetto di business dietro, perché non c’è una strategia, perché oltre che autorevoli bisogna essere anche attraenti e utili per il maggior numero di persone possibili, e così via. Ma qui mi pare che il problema sia un altro. Mi pare che sia più motivazionale che economico. Perché economicamente una soluzione – specie quando i contenuti e il manico ci sono – si trova.

    Segnalo due-tre cose che ho scritto sul tema:

    L’insostenibilità del modello free puro della rete:
    http://www.tigulliovino.it/dettaglio_articolo.php?idArticolo=3765

    L’editoria del futuro:
    http://www.tigulliovino.it/dettaglio_articolo.php?idArticolo=5304

    Gratis non è:
    http://www.tigulliovino.it/dettaglio_articolo.php?idArticolo=8146

    Ciao, Fil.

  • Filippo Ronco

    Aggiungo che se l’obiettivo è esclusivamente quello del fine umanitario, allora forse basterebbe blindare gli articoli e renderli accessibili con una donazione su paypal, magari anche di un solo euro, destinata alla missione in perù. Non sarebbe un modello di business nel senso che non sarebbe per lucro ma l’attività mi apre si auto-sosterrebbe da sola.

    Non ho capito bene invece il discorso sulla pubblicità che fai alla fine del tuo ultimo commento Marco. Mi spieghi meglio? E quali problemi tecnici hai per la newsletter?

    Fil

  • pamela Guerra

    Ciao Marco,
    questo tuo post ha, volontariamente o meno, aperto una bella discussione che tocca alcuni nervi scoperti dello stare in rete, tra i quali etica/correttezza e il business.
    Il copincolla su La Stampa, è uno dei tanti episodi antipatici e scorretti che capitano quotidianamente e, mi ritrovo d’accordo con Lizzy, per garantire tutti, professionisti e non, vanno denunciati dove possibile: sarà uno sbattimento ma lasciando correre non si mette ordine né in rete né altrove. Lo ritengo anche doveroso, nei confronti dei giornalisti corretti e dei lettori.

    La possibilità di fornire a pagamento i tuoi contenuti, come proposto da Fil e da altri, deriva dalla necessità di tutelare la tua proprietà intellettuale e non certo dal volere ‘fare business’ col blog.
    In questo momento sono carenti motivazioni, forze e serenità per continuare a scrivere; carenze che, immagino, un introito dal blog non potrebbe colmare.
    E per queste, oltre a dirti grazie per quello che ci hai dato in questi anni, credo che poco possiamo fare.

    Non sono un tecnico, ma immagino che per la tutela dei tuoi scritti, qualche accorgimento ci sia; una newsletter a chi ne faccia richiesta, potrebbe essere un’ipotesi, ma, dopo un po’, ti ritroveresti con una lunga lista di nomi non controllabili, e si ritornerebbe punto e a capo.

    Ti auguro di ritrovare stimoli ed energie perché, diversamente, il mondo del vino perderebbe una grande risorsa e a noi non rimarrebbe che leggere statistiche alquanto datate e poco utili.

    Pamela

  • Marco Baccaglio

    Ciao Filippo, mi spiego meglio.

    La pubblicita’ contro un contenuto gratuito non e’ un business model. Cioe’ non c’e’ un modo per valorizzare il contenuto “premium” oppure, di piu’, una audience “premium” che il blog puo’ avere. Quindi, l’introito di 500 euro di pubblicita’ all’anno contro 180 post = 3euro a post, significa una remunerazione pari a circa 2-3 euro all’ora, prima delle eventuali tasse (che non ci sono perche’ come sai non paghi me).

    La newsletter? E come si fa? Come si fa un form di iscrizione? Come si invia una newsletter che non sia in BCC e non finisca nel filtro antispam dei lettori? La mia capacita’ di programmazione si e’ fermata con il Commodore 64 o giu’ di li’…

    bacca

  • andrea petrini

    Concordo con gli altri MArco, te sei uno dei pochissimi che potrebbe chiedere soldi per le informazioni che proponi.
    Vedrai che Filippo e gli altri ti daranno grandi consigli per proteggere te e il tuo bel blog.

    Vai avanti!

  • Giampiero alias Aristide

    Fiorenzo, sono abbonato a JancisRobinson.com e a un paio di newsletter. In passato (dieci anni fa?) ero un abbonato di Wine Report. Se trovo contenuti di qualità, li pago volentieri. Così come la musica che scarico prima dai server peer-to-peer: se trovo qualcosa che mi piace la compro su iTunes o Amazon.
    La “condivisione gratuita” o la “conoscenza wiki” sono modelli partecipativi funzionali al raggiungimento di uno scopo condiviso da una comunità. Lo scambio di valore sta nel viaggio comune che la comunità decide di intraprendere. La conoscenza è creata in comune, ancor prima di essere condivisa. E’ un sistema aperto perché si è liberi di entrarvi o uscirne, è un sistema chiuso dal punto di vista della creazione di valore. Sostanzialmente, il grande vantaggio sta nella creazione condivisa di prodotti o servizi, là dove si condividono le migliori conoscenze. Ma poi – vedasi i molti esempi disponibili nella creazione di servizi/software web – occorre una distribuzione o sistema commerciale ad-hoc, disponibile “a valle” per ricavarne una remunerazione, spesso con servizi aggiuntivi.
    La mia battuta sulla pauperizzazione si riferisce alla nostra indisponibilità (specialmente italiana) a pagare tali servizi. Il prezzo è l’unica variabile o parametro di scelta. Ma senza valore aggiunto, e una sua remunerazione, tali servizi e i loro contenuti alla lunga di svuotano di valore. Alla fine ci ritroviamo tutti più poveri. Io dico sempre, in fatto di tecnologia, “se costa poco è perché ti stanno dando poco”. In altre parole, anche i bit si comprano al chilo.
    Ora, chi come noi crea contenuti in forma digitale ha una duplice scelta da fare: o li cede in forma gratuita, o si organizza per farsi remunerare almeno il costo del tempo dedicato.
    Il mercato non li vuole pagare? Col tempo si ritroverà con contenuti senza valore, perché i loro autori non trovano convenienza nel produrli.
    Purtroppo, sono un vecchio lupo del mondo della tecnologia: là dove c’è valore, non va mai svenduto o regalato. Come il vino.
    Infine, segnalo a Marco la possibilità di distribuire i suoi contenuti – oltre che all’interno di una newsletter – anche in forma di “app” per sistemi mobili (Android, iPad/iPhone, ecc.), là dove l’accesso ai contenuti potrebbe avvenire solo attraverso un’applicazione a pagamento per pochi euro, salvaguardando così molti dei suoi apprezzabili obiettivi etici. Oppure, più semplicemente, adottando una forma ad accesso condizionato con un fee di ingresso molto basso, diciamo nel campo dei 5-10 euro all’anno, separando contenuti “premium” da quelli del blog, il quale potrebbe mantenere la sua funzione divulgativa.

  • Fabio Rizzari

    Esatto. Sono tutto meno che esperto in questioni internettiane/smartphoniane, ma a intuito una soluzione di valido compromesso potrebbe essere: a) sviluppo e “rilascio” di una applicazione a pagamento che offra tutti i contenuti sviluppati fin qui; b) un sito che proponga solo una parte degli articoli e degli elaborati.

  • Filippo Ronco

    La remuneratività del modello pubblicitario si basa sul traffico.
    Se i tuoi 180 post sono visti da 10 persone generano un tot, se sono visti da 1.000.000 generano un altro tot. Certamente per arrivare ad un traffico rilevante in questo senso occorrono accorgimenti:

    – essere i migliori in quello che si fa
    – scrivere almeno in due lingue
    – bloggare in più d’uno
    – essere sempre rilevanti e attivi con contenuti unici, pertinenti e richiestissimi
    – essere attivi sui social
    – essere attivi sulle altre “sfere” d’influenza
    – fare a propria volta promozione attiva a o passivi, in vari modi
    – avere backlink di rilievo
    – avere continuità nelle pubblicazioni
    – lavorare su articoli da link baiting (cioè articoli che attraggono traffico naturalmente
    – generare discussione nei commenti

    E potremmo andare avanti.

    Fil

  • Luca Risso

    Diciamola tutta
    Se fossimo in America a Marco invece di una collaborazione con il corriere vinicolo avrebbero offerto una catterdra al MIT di economia enologica, ma siccome siamo in Italia…
    Luk

  • bacca

    Mi pare che la tua lista di cose necessarie per essere un blog pubblicitariamente di successo sia solo in minima parte realizzata. Vediamo:

    – essere i migliori. Ok, sono l’unico
    – in due lingue. Lo facevo, ora non ho piu’ tempo. Ti faccio notare pero’ che non serviva a nulla, apparentemente
    – bloggare in piu’ d’uno. Ci ho provato, uno copiava, l’altro non ce l’ha fatta
    – essere sempre rilevante. Impossibile, il soggetto e’ troppo specifico e io non sono abbastanza bravo o non ho abbastanza tempo
    – non mi piacciano i social
    – non sono attivo sulle sfere di influenza. Faccio molta fatica a fare 1 giorno al vinitaly. Essendo poi un amante del prodotto, finisco per concentrarmi sull vino invece che sulle sfere di influenza
    – non faccio promozione
    – non sono linkato da nessuno salvo quando succedono cose tipo La Stampa o il Gambero Rosso
    – sono continuo nelle pubblicazioni (eccome)
    – i miei post non generano discussione. Come dice il buon Nicolo’ Regazzoni, come si fa a commentare qualcosa che e’ “finito” come un numero?

    sono spacciato. Emigro…

    bacca

  • Filippo Ronco

    Quelle erano le cose minime da tener presenti volendo fare soldi *solo* con il traffico ma come in molti abbiamo avuto modo di dirti, ci sono tante altre strade a te naturalmente scegliere quale sia la migliore per te e per questo tuo bellissimo progetto.

    Per quanto concerne la doppia lingua, non basta scrivere i post in due lingue ed anzi, scriverli in due lingue nello stesso post potrebbe essere addirittura deleterio tecnicamente. Occorre proprio predisporre due siti differenti con domini o almeno cartelle autonome, uno per l’italiano ed uno per l’inglese.

    Ma lo so bene che costa 🙂

    Fil.

  • carlo flamini

    Grazie a Luca Risso per la frase: ‘Diciamola tutta
    Se fossimo in America a Marco invece di una collaborazione con il corriere vinicolo avrebbero offerto una catterdra al MIT di economia enologica, ma siccome siamo in Italia…’
    Credo che se Marco ha aumentato il suo seguito e la sua autorevolezza è anche perchè ogni paio di settimane faceva articoli commissionati dal Corriere Vinicolo, che è e resta – al di là dei direttori – un punto di informazione e di osservazione sul settore vinicolo unico in Italia.
    E per commissionati intendo pensati dal Corriere e dati a Marco da sviluppare in assoluta autonomia.
    Questo per rimettere un po’ d’ordine.
    Marco scusa lo sfogo, ma non mi piace la deriva tutta bloggara per cui essere su web dà automaticamente la patente di onnisciena. Un idiota è un idiota anche su web come lo resta se scrive sulla carta o sul muro di casa sua.

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