Esportazioni di vino italiano – aggiornamento marzo 2011

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Quattro miliardi di euro. Esattamente cinque anni fa l’export italiano girava la boa dei 3 miliardi di euro di valore delle esportazioni. A marzo 2011, se calcoliamo gli ultimi 12 mesi (Aprile 2010 Marzo 2011), il dato per la prima volta sfonda la barriera dei 4 miliardi. La crescita del 31% in 5 anni e’ significativa, soprattutto perche’ nel frattempo si e’ innestata la crisi. Nei 5 anni che sono passati, i vini imbottigliati sono cresciuti del 25%, i vini sfusi del 55% e i vini spumanti del 70%. I vini sfusi erano il 7.5% delle esportazioni e oggi sono il 9%, i vini spumanti sono passati dal 9% all’11.5% attuale. Guardiamo brevemente i numeri di marzo, prima di lasciare il resto del post all’analisi “storica”.




La fotografia numerica del periodo che trovate all’inizio del post e’ piuttosto positiva: le esportazioni sono cresciut del 12% nel mese di marzo, trascinate da un balzo del 42% del vino sfuso e del +25% degli spumanti. Nel primo trimestre, quindi, le esportazioni sono a 927 milioni di euro, pari a un incremento del 14%, fatto di un +10% del vino imbottigliato, un +36% del vino sfuso e un +21% per il vino spumante (entrambi in accelerazione). I volumi salgono ancora piu’ velocemente: a marzo sono cresciuti del 18% a 2.07 milioni di ettolitri, trascinati da un incremento del 60% dei volumi di vino sfuso, che a onor del vero sconta una base di comparazione piuttosto favorevole (-7% a valore e -2% a volume nel marzo 2010). Nel primo trimestre siamo dunque arrivati a 22.5 milioni di ettolitri, un livello mai raggiunto da nessuno. Cio’ che non piace, ma questo e’ argomento piu’ volte affrontato qui, e’ che continuiamo a esportare a prezzi molto bassi, circa 1.7-1.8 al litro, con il vino imbottigliato e spumante a 2.4-2.7 euro al litro e il vino sfuso a meno di 0.5 euro al litro. E, in prospettiva storica, questo problema del prezzo-mix basso non sembra dare nessun segno di miglioramento.

I numeri storici ci insegnano molto semplicemente che questo balzo tra 3 e 4 miliardi e’ una celebrazione soprattutto dei vini fermi. Come noterete, per quanto gli spumanti siano stati quelli cresciuti di piu’, questo traguardo (nel loro segmento circa 460-470 milioni di euro di export per 1.9 milioni di ettolitri) lo avevano gia’ visto in precedenza.

Parliamo invece brevemente dei principali mercati. Gli USA 5 anni fa erano 800 dei 3 miliardi, oggi sono 863 milioni. In questo ha giocato il cambio ma, decisamente, in prospettiva storica sono meno critici di quanto non lo fossero un tempo. La Germania invece e’ balzata da 670 milioni a 851 milioni, da 5.5 a 6.9 milioni di ettolitri di vino. Il Regno Unito da 371 a 454 milioni di euro. In poche parole se fate due conti, le tre nazioni che rappresentavano il 60% delle esportazioni di vino di 5 anni fa (naturalmente in valore) sono cresciute in 5 anni di 320-330 milioni, cioe’ un terzo soltanto dell’incremento totale di 1 miliardo di euro registrato dal numero totale. Dove sono gli altri 660 milioni? 80 milioni in Russia e certo, 40 milioni in Cina. Pero’ altri sono i numeri importanti. 50 milioni in piu’ in Danimarca, 40 in Olanda, 25-30 a testa in Svezia, Norvegia e Belgio, addirittura 85 milioni in Canada e 83 milioni in Svizzera. Ecco, questi sono stati i BRIC del vino italiano, l’Unione Europea e il mondo sviluppato.




Fondatore e redattore de I numeri del vino. Analista finanziario.

10 Commenti su “Esportazioni di vino italiano – aggiornamento marzo 2011”

  • gianpaolo

    quando si guarda ai numeri italiani in UK non si puo’ fare a meno di notare che il 40% e’ rappresentato dal Pinot grigio, immagino che un altra bella fetta la faccia il prosecco. Hai dei dati piu’ dettagliati su questo? E secondo te, quali commenti si potrebbero fare al riguardo?

  • Bruno

    Ciao Marco,

    I dati “macro” che hai allegato sono di estremo interesse, seguo però con attenzione anche quelli relativi alla produzione delle singole regioni, per ciascuna denominazione, dopo quelli già riportati sulle regioni vitivinicole più importanti (Toscana e Piemonte), che spero di vedere presto.

    Graze,

    Ciao

    Bruno

  • Plagio sul Gambero Rosso, nessuna rettifica | enoiche illusioni

    […] Il fatto: sull’edizione del 20 giugno dei “Tre bicchieri”, quotidiano digitale della casa editrice romana, appare un ottimo articolo a firma di uno dei redattori sullo stato delle esportazioni italiane con riferimenti precisi a volumi e prezzi. Peccato fosse un clamoroso plagio e che lo stesso identico pezzo fosse stato pubblicato il giorno prima dal blog “I numeri del vino“. […]

  • bacca

    Ciao Gianpaolo!
    Intanto mi scuso per il ritardo con cui ti rispondo. Il bordello del Gambero Rosso mi ha portato via un po’ di tempo.
    Secondo i numeri di ISTAT, esportiamo in UK 454 milioni di euro e 2.9 milioni di ettolitri di vino. Questo e’ il totale da Aprile 2010 a Marzo 2011.
    Dunque, i 454 milioni si dividono in 393 di vini imbottigliati, 21 milioni di vino sfuso e 50 milioni malcontati di spumanti.
    Perdonerai la leggera imprecisione ma ti do un breakdown degli spumanti sull’anno 2010. In quel momento erano 51 milioni, che si dividevano in 10 milioni di Asti, 27 milioni di spumanti dop e quindi 14 milioni di tutto il resto. Il prosecco dovrebbe finire nel segmento dei DOP.

    Allora la questione e’ come sono divisi i 393 di imbottigliato.
    Il mio database non va cosi’ in profondita’ pero’ ho fatto una piccola ricerca sul primo trimestre.
    Nei primi 3 mesi l’imbottigliato che e’ andato nel Regno Unito e’ stato 77 milioni di euro circa.

    Questa classificazione ISTAT “NC8 22042128 [ Vini bianchi prodotti in Veneto, in recipienti di capacità <= 2 litri e con titolo alcolometrico effettivo inferiore o uguale a 15 % vol, a denominazione d'origine protetta (DOP) (escl. vini spumantie vini frizzanti) ] – Gennaio-Marzo 2011"
    Dovrebbe includere il Pinot grigio.
    ISTAT dice che le vendite questa categoria sono state verso il Regno Unito circa 2.7 milioni di euro.

    Dovrei spenderci piu' tempo ma cosi' a occhio non riesco a capire da dove possa venire questo 40% (tanto piu' che io nelle carte dei ristoranti a Londra non e' che veda questo grande dominio del Pinot Grigio…)

    bacca (finalmente un po' in vacanza)

  • gianpaolo

    Grazie Marco,
    ho come il sospetto, che verifichero, che il Pinot Grigio che viene venduto qui non provenga necessariamente dal Veneto. Il nome che vende e’ Pinot Grigio, il Veneto credo sia insignificante.
    Un agente della food standard agency ad un corso ci disse che il totale del pinot grigio venduto in UK supera quello producibile in Italia. Non so se e’ vero, ma e’ certo che quando parli con qualcuno del settore ti dice che il vino italiano si divide in due settori, Pinot grigio-Prosecco, e il resto. Per quanto riguarda il P.grigio che non vedi nelle carte dei ristoranti, e’ perche’ tu vai in quelli buoni 🙂 che si rifiutano di tenere una tipologia che viene identificata, a torto o a ragione, come cheap. Inoltre, tu lo sai bene ma forse i lettori meno, 75% del vino venduto in UK si vende nei supermercati, e li il P. grigio c’e’, eccome.

  • carlo flamini

    Io ricordo la mia esperienza fatta in UK due annetti fa, quando ebbero la malaugurata idea di chiamarmi a fare il giudice della international wine spirits competition: pub, tre italiani e tre inglesi. noi italioti optammo per un pinot nero cileno (qualcuno prese la birra), e ci sembrò la cosa più interessante da scoprire: un tipico pinot nero, scuro scuro scuro, bello impastato e denso, magmatico, direi, insomma, un archetipo della categoria…
    gli altri tre si acchiapparono tre bicchierozzi di pinot grigiiio, belli colmi fino al collo, ed erano così felici, così soddisfatti, così paradisiacamente… inglesi. A uno gli dissi: ma non ti stanchi mai? e lui: pinot grigio è pinot grigio

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