Importazioni di vino in Cina – aggiornamento 2010

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Il mercato del vino cinese e’ sempre di piu’ nelle mani dei francesi. I dati 2010 appena pubblicati da OEMV parlano chiaro: la Francia ha una quota di mercato del 46% sul vino importato in Cina e addirittura del 52% quando si passa al valore imbottigliato. La questione diventa ancora piu’ bruciante quando si considera che l’import cinese di vino e’ letteralmente esploso nel 2010 raggiungendo 800 milioni di dollari dai 452 milioni del 2009 (+77%). In questo contesto, sarebbe naturale attendersi che il leader di mercato, la Francia, che nel 2009 aveva il 42% dell’import totale, possa perdere qualche punto percentuale di quota. Invece no, la quota e’ cresciuta. Dove sta l’Italia? Numero 4. Con una crescita fortissima (+96% nel 2010 contro +89% della Francia) ma con una quota di mercato che fa ridere: 6%. NB: parlero in euro per gli europei e in dollari per gli altri.



Dunque i dati di mercato parlano di 800 milioni di dollari di export, +77%, di cui 657 milioni di dollari (+76%) sono stati di vino imbottigliato. Se anche girassimo i dati in euro (652 milioni), le conclusioni sarebbero assimilabili: mercato in crescita di un impressionante +85%. La rivalutazione della valuta locale (molto piu’ moderata di quello che dovrebbe verificarsi, ma tant’e’) consente poi ai produttori di beneficiare di un prezzo mix in miglioramento, nonostante il driver principale sia sempre il volume. Nel 2010, il prezzo medio e’ cresciuto del 12% a 2.11 euro, oppure se lo guardate in dollari del 7% a 2.8 dollari. I volumi invece sono cresciuti del 65% e oggi la Cina importa 2.86 milioni di ettolitri di vino, contro 1.7 milioni del 2009 e 1.6 milioni nel 2008. I numeri parlano chiaro: il mercato e’ diventato di una dimensione molto interessante.

La Francia credo faccia la differenza con i grandi vini. Le esportazioni francesi sono a prezzi molto alti, 3.7 euro al litro contro i 2.11 euro della media generale. La loro quota di mercato bulgara sui valori (278 milioni di euro su un totale del mercato di 604 milioni di euro) non si ripresenta sui volumi, dove sono sempre primi ma “solamente” con il 26% del mercato e circa 0.7 milioni di ettolitri esportati. Cio’ che e’ stupefacente e’ che il vino francese, quando il mercato era minuscolo, era meno del 30% del vino importato in Cina (a valore).

Dopo la Francia vengono gli Australiani che hanno fatto presto a prendere posizione. Esportano per 150 milioni di dollari e sono in crescita del 50-60%. Hanno circa il 18-19% del mercato nel 2010, un livello altalenante negli ultimi anni. Poi i cileni con 77 milioni di dollari, +42%.

A 37 milioni di euro arriva l’Italia (+106% in euro), con un prezzo mix di 1.77 euro al litro e un volume esportato di 0.2 milioni di ettolitri. Una posizione ora insidiata dalla Spagna a 36 milioni (+211%). Sostanzialmente non c’e’ nessuno che va veramente male in questo mercato, anche se le quote di mercato ci mostrano che non tutti stanno vincendo la partita. I cileni tra questi, dato che se i numeri sono interessanti per la loro dimensione esportativa, questo confronto con le altre nazioni mette in luce come siano “perdenti” da diversi anni in termini di quota di mercato.


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Fondatore e redattore de I numeri del vino. Analista finanziario.

4 Commenti su “Importazioni di vino in Cina – aggiornamento 2010”

  • carlok

    salve, complimenti per l’eccellente analisi che fa luce sulla reale situazione del mercato Cina, rispetto a dati parziali e trionfalistici spesso fatti pubblicare da Camere di commercio e ice; esistono i dati relativi all’anno 2011? saluti e complimenti carlo

  • bacca

    Ciao Carlo,
    in effetti i numeri delle volte riescono a mettere luce sulla situazione reale dei mercati come dici tu. L’Italia in questo caso specifico sembra seguire un sentiero di crescita con qualche anno di ritardo rispetto agli altri e quindi la sta pagando profumatamente.

    Mi chiedi i dati del 2011. Quelli non li ho e spiego a chi legge che cosa succede. Fino a circa 1 anno fa, un OEMV in Spagna pubblicava molti dati interessanti sull’import-export con degli estratti dettagliati disponibili sul sito. A seguito del taglio dei finanziamenti, sono stati costretti a portare questi dati a pagamento. Quei dati sulla Cina venivano proprio da li’.
    Ora, ricostruirli a mano (come ho fatto per il Giappone che e’ stato pubblicato o e in pubblicazione presto) e un’impresa, che parte dal reperire i dati sulle dogane via internet… essendo io “uno” e “a tempo perso”, comprenderai (comprenderete) che la strada e’ molto in salita…

    A presto

    Marco

  • carlok

    Eccoci, già quello che elegantemente viene chiamato un “labour of love”; siamo a pechino da poco, e stiamo di fronte ad una realtà concreta avvilente: mentre le statistiche e articoli parlano di “invasione del vino italiano in Cina”, qui la realtà è esattamente quella descritta nelle quote e nei numeri da te, con sartoriale precisione. Per l’esattezza qui sono stati fatti vari scempi all’italiana, stile “il furbo ed il fesso”, non ultimo l’apertura di Piazza Italia, a Sanlitun, zona dei ricchi flag store Adidas etc e dei migliori ristoranti limelights, e subito dopo un anno circa questo megastore è fallito dopo aver mangiato i contributi dei produttori… Fiat ha portato qui la palio e la siena, e poi è stata massacrata da audi, vw, fino alle costose bentley, in un trionfo di megasuv extralusso; di alfa e lancia neanche l’ombra, in un mercato che adora le tre volumi di alte prestazioni.
    Solo per dire, tornando al vino è veramente tutta in salita, anche perchè il consumatore medio non ha cultura di prodotto ed è manipolato dai canali commerciali e nel dubbio sceglie francese…
    povera italia!

  • Marco Baccaglio

    Ciao Carlo, grazie per il tuo commento. Tra l’altro, se guardi i numeri 2011 sulle importazioni di vino in Cina, ti accorgi ancora di piu’ della grande distanza tra noi e i francesi. Entrambi raddoppiamo, ma noi siamo 10 volte piu’ piccoli di loro… se trovo abbastanza dati cerchero’ di pubblicare un aggiornamento su questo tema, essendo di primaria importanza.

    Marco Baccaglio

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