Cause e conseguenze dell’incremento di alcol nel vino americano – studio AARES conference

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Il documento da cui questo post e’ tratto e’ caricato qui.

Vi segnalo e vi allego questo rapporto sulla tendenza all’aumento del contenuto di alcol nei vini americani negli ultimi 30 anni. E’ un rapporto interessante perche’ dimostra un significativo incremento del contenuto di alcol nel vino e lo rapporta sia alla tendenza del mercato (che negli anni ha richiesto vini piu’ morbidi e maturi) ma anche all’aumento delle temperature dell’area californiana negli ultimi anni. Non si raggiungono considerazioni eclatanti ma si prova una tendenza molto consolidata e che probabilmente, nei prossimi 10-15 anni, potrebbe diventare una specie di handicap per il prodotto vino, a fronte di una tendenza “salutistica” che ovviamente classifica l’alcol tra le cose negative e da evitare. Con una considerazione molto interessante: viste le differenze nell’incremento di alcol tra vini premium (di piu’) e vini base (di meno) o tra vini bianchi (di piu’) e rossi (di meno), sembra di poter dire che il contenuto di alcol sia totalmente gestito dal produttore, che quindi potrebbe anche reagire e compensare il cambiamento climatico con tecniche produttive adeguate.




Lo studio prende in considerazione il vino USA dal 1980 al 2008 e raggiunge una semplice considerazione: il contenuto di zucchero nell’uva e’ cresciuto nei circa 20 anni presi in considerazione dello 0.26% annuo per i vini rossi e dello 0.47% annuo per i vini bianchi. Numeri alla mano, se nel 1990 il vino aveva mediamente il 13.1% di alcol, nel 2008 ne aveva il 13.4%. Vini bianchi e vini rossi allo stesso livello mentre nel 1990 i vini rossi avevano uno 0.1% di alcol in piu’ dei vini bianchi.

Passando ai gradi Brix (cioe’ al contenuto di zucchero nelle uve) si scoprono alcune tendenze interessanti: (1) che il contenuto di zucchero e’ accelerato soprattutto dal 1990 in avanti, se tra il 1980 e il 2008 e’ cresciuto dello 0.3% annuo circa, tra il 1990 e il 2008 la crescita e’ stata superiore allo 0.5%; (2) che i vitigni con gli incrementi maggiori sono stati Cabernet Sauvignon e Merlot; (3) che la tendenza di crescita dell’alcol nei vini bianchi e’ soprattutto stata tra il 1980 e il 1990, mentre i vini rossi hanno preso a crescere dal 1990. Da questo lo studio cita il fenomeno di Parker; (4) che l’aumento di grado zuccherino e’ soprattutto nella fascia premium e ultrapremium del mercato, mentre i vini “di base” hanno subito di meno questo effett0, presumibilmente per non incorrere in tasse elevate.

Cosa dire in conclusione. Lo studio cerca delle evidenze chiare che statisticamente non possono essere provate. La differenza tra i “guadagni” alcolici tra zone, varieta’ di uve e soprattutto tipologia di prodotto lasciano intendere che le pratiche colturali e di cantina possono avere un impatto importante sul contenuto di alcol.


Fondatore e redattore de I numeri del vino. Analista finanziario.

3 Commenti su “Cause e conseguenze dell’incremento di alcol nel vino americano – studio AARES conference”

  • gianpaolo

    Io tendo piu’ a spiegare l’aumento di zuccheri con una serie di pratiche che hanno probabilmente alzato la qualita’, almeno come la si usava definire nei passati 15/20 anni e che potrebbe oggi non essere piu’ attuale. Mi riferisco in particolare alle pratiche agronomiche che hanno portato alla riduzione della resa per ettaro, e per pianta, all scopo di aumentare la concentrazione del frutto, del colore e del corpo del vino. Inevitabilmente queste si sono portate dietro la conseguenza che uve piu’ mature e piu’ concentrate sono anche piu’ ricche di zuccheri. La mia impressione e’ che se quel tipo di vino non e’ piu’ accolto con lo stesso entusiasmo dal mercato torneremo a vedere scendere la media alcolica dei vini.

  • bacca

    Ciao Gianpaolo,
    hai ragione, certamente la ricerca della qualita’ con il calo delle rese giustifica un alcol superiore. Il discorso pero’ e’ interessante e lo cogli bene quando parli di una tendenza potenziale alla riduzione delle rese. E’ una percezione che hai anche tu? Proprio oggi stavo scrivendo un pezzo dove si parlava di alcol e della maggiore disponibilita’ dei consumatori di provare vini con bassa gradazione alcolica.
    Allora ti domando. Il Capatosta con 2% in meno di alcol riesce a mantenere il suo carattere? Che cosa determina il procedimento di riduzione dell’alcol? Riusciremo ad avere gli stessi vini (cioe’ lo stesso prodotto alla prova della degustazione) con meno alcol?

    bacca

  • gianpaolo

    Io credo che l’alcol sia prima di tutto una variabile legata al territorio. E’ piuttosto difficile immaginare, e non so neanche se sia sensato se poi vogliamo rispettare il terroir, vini a 12 C in zone dal clima mediterraneo marcato come in Maremma.
    Dal punto di vista dell’equilibrio gustativo l’alcol disturba quando non e’ integrato, secondo me quando e’ presente a causa di forzature (di maturazione, di produzione troppo bassa, ecc). Quando e’ presente in modo naturale in uve mature, ma non sovramature, e sane di zone soleggiate e dal clima caldo o mediterraneo e’ perfettamente integrato.
    Ho fatto piu’ volte un calcolo di questo tipo: vino a) 12 %, vino b) 14% alcol. Un bicchiere da 175 ml del vino a) contiene circa 16.8 gr di alcol, il solito bicchiere del vino b)contiene 19.6 gr di alcol. Perche’ si possa apprezzare la differenza tra i due vini, in termine di bicchieri bevuti, si puo’ vedere che bevendo 8 bicchieri del vino b) si assumono 156.80 gr di alcol, che ecquivalgono a 9 bicchieri di vino a).
    Insomma, si tratta di differenze relativamente troppo piccole per avere una valenza di tipo salutistico (8 bicchieri di vino sono comunque 3/4 volte la dose consigliata giornaliera dall’OMS!), e dal punto di vista gustativo sono sicuramente mascherate dalla tipologia del vino (sopratutto dallo stile e la zona di produzione).
    In sostanza, l’alcol non ha secondo me nulla a che vedere con la qualita’, e’ soltanto una funzione variabile col territorio. E’ semmai lo stile troppo “estrattivo” e carico di alcuni vini ad avere stancato il consumatore.
    Su tutti gli esempi mi viene in mente questo: provate a bere una Manzanilla, che ha 15 % di alcol, e ditemi se quello e’ un vino che vi sembra sovraccarico. Confrontatelo con certi papponi da 14.5 % che si trovano in giro, e vedrete che la diffenza non la fa l’acol.

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