Constellation Brands – risultati terzo trimestre 2010/11

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I risultati del terzo trimestre di Constellation che vedete riassunti nei grafici del post sono stati buoni cosi’ come il mercato se li aspettava. L’azienda ha proceduto a rialzare le attese sull’utile per azione 2010 (febbraio 2011) da 1.63-1.78 a 1.80-1.85, anche grazie al fatto che l’ultimo trimestre dell’anno sara’ particolarmente buone contro il medesimo dell’anno precedente, che era invece stato influenzato dal giochetto del destocking (cioe’ l’azienda aveva venduto meno per ridurre i magazzini dei rivenditori).




Proprio questo giochetto del magazzino e’ stato pero’ il tema forte di questi risultati, dato che le azioni, dopo una corsa al rialzo hanno segnato il passo, passando da oltre 22 dollari a 19.5 dollari in due giorni. Che cosa e’ successo? Allora, CB ha cominciato a dare le prime indicazioni sul 2011 (febbraio 2012), che non sono state all’altezza delle attese degli analisti. CB ha detto che gli utili saranno stabili o tutt’al piu’ soltanto in leggerissima crescita. Siccome le dichiarazioni del management sulle vendite finali dei propri prodotti sono opposte (crescita del 3% circa nel Q3, ma di ben il 10% per i 16-17 marchi chiave), il mercato si e’ scatenato. Dove sta il trucco? Negli accordi con i distributori americani, i quali per essere un “esclusivista” di CB avevano sottoscritto un contratto dove si impegnavano a certi acquisti, indipendentemente da quello che avrebbero venduto. Siccome nel 2010 le vendite sono state in ripresa ma basse, hanno comperato di piu’ da CB di quello che hanno piazzato. Nel 2011 questo obbligo non c’e’ piu’, quindi anche se le vendite CB continuassero cosi’ bene e le spedizioni fossero uguali alle vendite finali, non ci sarebbe crescita degli utili siccome i numeri del 2010 sono molto meglio di quello che sarebbero dovuti essere. Apriti cielo.

Passiamo brevemente ai numeri: le vendite scendono nel trimestre del 2% a 966 milioni, con un -2.7% per la divisione vino. In realta’ questo numero andrebbe letto come uno 0% sugli USA e un -12% sul resto del mondo, una parte del quale e’ quella venduta. L’utile operativo e’ di 193 milioni, in crescita del 26% con un margine del 18% rispetto al 14% dello scorso anno. In questi 170 milioni, la parte Europa/Australia ha contribuito con una perdita di 9 milioni. L’utile netto, in assenza di oneri di ristrutturazione e con interessi sul debito in calo, chiude a 139 milioni rispetto a 44 milioni dello scorso anno. Su base annua, oggi Constellation Brands e’ un’azienda da 3.3 miliardi di dollari di vendite, un utile operativo di circa 500 milioni (prima degli oneri di ristrutturazione) e un utile rettificato di 320-330 milioni. Sul picco, l’azienda (anno fiscale chiuso a febbraio 2007) fatturava 5.2 miliardi, con un utile operativo di 750…

Nella parte finanziaria, il debito si riduce a 3.7 miliardi di dollari, ormai lontanissimo dai 5 miliardi del 2007. Ad aiutare in questa riduzione arriveranno i 230 milioni della vendita delle attivita’ australiane (e UK) a un private equity (CB manterra’ il 20% di questa attivita’, valutata in tutto 290 milioni di dollari, dopo essere stata acquistata a un prezzo da pelle d’oca solo qualche anno fa). CB avra’ pero’ un problemino in Italia, perche’ i soci di Ruffino hanno esercitato una put option sulle quote nell’azienda per costringere CB a comperarsi tutto. Poca roba (mi pare si parli di 25-30m di dollari), ma a quanto pare gli americani ricorreranno alle vie legali per evitare l’inutile spesa.


Fondatore e redattore de I numeri del vino. Analista finanziario.

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