Treasury Wine Estates – lo spin-off di Foster's sul vino si presenta

nessun commento
Print Friendly, PDF & Email


La divisione vino di Foster’s, la Treasury Wine Estates, si e’ appena presentata agli investitori in previsione del processo di “spin-off” dalla Foster’s (che di fatto scomparira’ dato che la divisione birra cambia nome). Cerchiamo di vedere di che animale si tratta. Di fatto si tratta della risultante di 4 grandi operazioni che hanno combinato Mildara Blass (1996), Rothbury Wines (1996), Beringer (2001) e la famigerata acquisizione Southcorp (2005). I marchi sono Penfolds, Beringer, Wolf Blass, Rosemount, Lindemans e via dicendo. Si sviluppa su 12mila ettari di vigna di proprieta’ su 19 cantine, con vendite di 35 milioni di casse di vino e circa 2 milioni di dollari australiani di fatturato (circa 1.4 miliardi di euro). Di queste 35 milioni di casse, 7.3m sono vendute in Australia, 16m in USA e 8.9m in Europa. Come vedete dal grafico, quindi, le vendite sono per il 49% in America, il 29% in Australia NZ, il 18% in Europa e il 4% in Asia. Gli utili sono invece piu’ concentrati nel mercato locale (34% in Australia/NZ) e in Asia (10%), con l’Europa che rappresenta soltanto il 7% degli utili (e l’America in linea con le vendite al 49% del totale).



La produzione si concentra in Australia/NZ con 11 cantine e 9500 ettari mentre altre 7 unita’ produttive sono in USA con 2500 ettari. Il gruppo vanta una piccola presenza in Italia con il Castello di Gabbiano (70 ettari), che resta sempre il Chianti n.1 per vendite in USA.

Le quote di mercato del gruppo sono molto rilevanti in Australia (22% nel vino imbottigliato), in Nuova Zelanda (24% del vino australiano), ma anche in USA, dove e’ il produttore locale n.3 con l’8% del mercato e rappresenta il 29% del vino australiano in USA, il vero antagonista del vino italiano. In Europa sono primi sul vino australiano un po’ dappertutto, con quote di mercato del 20% in UK, 36% in Svezia, 56% in Norvegia e 41% in Olanda.
Quale sara’ la strategia del gruppo? Le priorita’ sono sempre le stesse. Al di la’ delle belle parole, si tratta di crescere il piu’ possibile con le attivita’ e i marchi gia’ presenti nel gruppo, cercando di approfittare il piu’ possibile delle opportunita’ senza dover ricorrere ad acquisizioni.


Restano i punti deboli del gruppo, che sono poi anche quelli del vino australiano e fanno riferimento al posizionamento di mercato. Il terzo grafico che allego riguarda il posizionamento sul mercato americano di TWE, dove e’ evidente che la quota di mercato del gruppo e’ molto significativa (12%) nella fascia di mercato che cresce di meno ($4-8). Volendo vedere il grafico nell’altro senso (come fanno loro) hanno forti opportunita’ di crescita nei segmenti piu’ appetibili (sempre che gli altri gli lascino spazio). Il posizionamento e’ sicuramente migliore nel mercato domestico, dove il gruppo ha oltre il 30% del mercato oltre 35 dollari e soltanto il 13% del mercato del vino sotto $8.
Infine, la ristrutturazione in Australia. Sono stati venduti 2500 ettari di vigna e 44 vigneti. Non basta, altri 10 siti sono ancora da ottimizzare. Appuntamento ai primi numeri del gruppo nei primi mesi del 2011.

Fondatore e redattore de I numeri del vino. Analista finanziario.

Lascia un commento

XHTML: Puoi usare questi tag: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>