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	<title>Commenti a: La sovrapproduzione di vino in Australia: situazione, strategia e scenari</title>
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	<description>Statistiche produttive, dati di mercato e di consumo, risultati economici dei principali operatori</description>
	<lastBuildDate>Mon, 21 May 2012 08:20:13 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Di: I numeri del vino &#187; Blog Archive &#187; Esportazioni di vino australiano &#8211; aggiornamento 2009</title>
		<link>http://www.inumeridelvino.it/2009/11/la-sovrapproduzione-di-vino-in-australia-situazione-strategia-e-scenari.html#comment-1089</link>
		<dc:creator>I numeri del vino &#187; Blog Archive &#187; Esportazioni di vino australiano &#8211; aggiornamento 2009</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 17 Jan 2011 12:52:25 +0000</pubDate>
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		<description>[...] questione australiana e&#8217; stata toccata poche settimane fa e si riverbera nei numeri e nei commenti relativi alle esportazioni di vino a fine 2009. Diciamo [...]</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>[...] questione australiana e&#8217; stata toccata poche settimane fa e si riverbera nei numeri e nei commenti relativi alle esportazioni di vino a fine 2009. Diciamo [...]</p>
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		<title>Di: Monica Pisciella - Wineup</title>
		<link>http://www.inumeridelvino.it/2009/11/la-sovrapproduzione-di-vino-in-australia-situazione-strategia-e-scenari.html#comment-1088</link>
		<dc:creator>Monica Pisciella - Wineup</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 05 May 2010 09:29:33 +0000</pubDate>
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		<description>Ciao Marco,
è passato un po&#039; di tempo, c&#039;è stato anche Vinitaly e manifestazioni di varie dimensioni a livello più locale. Ho partecipato a molte conferenze e tavole rotonde, ho ascoltato con attenzione ma da nessuna parte ho avuto la sensazione che ci sia uno spiraglio di cambiamento su questi temi.

La crisi ha fiaccato molte aziende, soprattutto quelle che non si erano attrezzate con adeguate modalità di marketing e commerciali.

Si osservano ricarichi di prezzo a volte ingiustificati ed ingiustificabili, problemi di logistica, latitanza di rappresentanti  per le nuove imprese che si affacciano al mercato...
Mi pare che gli argomenti siano parecchi, ma nè previsioni numeriche nè soluzioni pratiche mi sembrano all&#039;orizzonte. Le aziende sono sempre più sole?</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ciao Marco,<br />
è passato un po&#8217; di tempo, c&#8217;è stato anche Vinitaly e manifestazioni di varie dimensioni a livello più locale. Ho partecipato a molte conferenze e tavole rotonde, ho ascoltato con attenzione ma da nessuna parte ho avuto la sensazione che ci sia uno spiraglio di cambiamento su questi temi.</p>
<p>La crisi ha fiaccato molte aziende, soprattutto quelle che non si erano attrezzate con adeguate modalità di marketing e commerciali.</p>
<p>Si osservano ricarichi di prezzo a volte ingiustificati ed ingiustificabili, problemi di logistica, latitanza di rappresentanti  per le nuove imprese che si affacciano al mercato&#8230;<br />
Mi pare che gli argomenti siano parecchi, ma nè previsioni numeriche nè soluzioni pratiche mi sembrano all&#8217;orizzonte. Le aziende sono sempre più sole?</p>
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		<title>Di: bacca</title>
		<link>http://www.inumeridelvino.it/2009/11/la-sovrapproduzione-di-vino-in-australia-situazione-strategia-e-scenari.html#comment-1087</link>
		<dc:creator>bacca</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 27 Feb 2010 07:36:23 +0000</pubDate>
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		<description>Ciao Monica,
come non condividere il tuo commento! Di certo il 2025 e&#039; lontano, ma una previsione della domanda di vino italiano nel 2005 sarebbe forse utile da avere... dove vanno i consumi domestici, dove vanno le quote di mercato all&#039;estero, che cosa consumeranno i bevitori del 2015. Purtroppo il mondo del vino impiega molto tempo a cambiare direzione, per sua stessa struttura industriale. Io non so chi debba prendersi questo onere, se UIV oppure ISMEA oppure ISTAT, ma qualcuno senz&#039;altro deve farlo...

Marco Baccaglio</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ciao Monica,<br />
come non condividere il tuo commento! Di certo il 2025 e&#8217; lontano, ma una previsione della domanda di vino italiano nel 2005 sarebbe forse utile da avere&#8230; dove vanno i consumi domestici, dove vanno le quote di mercato all&#8217;estero, che cosa consumeranno i bevitori del 2015. Purtroppo il mondo del vino impiega molto tempo a cambiare direzione, per sua stessa struttura industriale. Io non so chi debba prendersi questo onere, se UIV oppure ISMEA oppure ISTAT, ma qualcuno senz&#8217;altro deve farlo&#8230;</p>
<p>Marco Baccaglio</p>
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		<title>Di: Monica Pisciella</title>
		<link>http://www.inumeridelvino.it/2009/11/la-sovrapproduzione-di-vino-in-australia-situazione-strategia-e-scenari.html#comment-1086</link>
		<dc:creator>Monica Pisciella</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 25 Feb 2010 20:53:38 +0000</pubDate>
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		<description>Davvero interessante questo post sull&#039;Australia e comlimenti a Marco per la lucidità delle sue analisi.

Condivido le perplessità sulla carenza di analisi del genere in Italia, ma temo che a volte tenere la testa sotto la sabbia risponda a precise scelte (politiche?). Ricordo quando, alcuni anni fa, ero tesista di economia con una tesi di ricerca in marketing internazionale del vino; mi offrii come stagista ad un importante ente (nelle intenzioni dichiarate) preposto proprio a questo tipo di analisi. E mi sentii dire che in quell&#039;ufficio non si facevano ricerche di questo tipo. &quot;Se non lì dove allora?&quot;, mi chiesi ingenuamente. Ora son passati alcuni anni, e sono tuttora alla ricerca di una risposta.

Credo che l&#039;Australia abbia avuto il grande merito di investire sulla ricerca universitaria, soprattutto mirata ad indagare il comportamento del consumatore e le motivazioni alla base delle scelte di consumo. Questo purtroppo in Italia non si è mai fatto, almeno non a livello centrale ed in modo sistematico.
Un altro aspetto importante credo sia stata la volontà di centralizzare le scelte strategiche (incluse quelle di marketing e comunicazione, che in Italia sono attività ancora non troppo diffusa), la produzione di studi, ricerche, la capacità di fare sistema tra produttori.

Per contro credo che questo sistema fatto quasi esclusivamente di numeri, regole, diagrammi, sintesi, strategie, spesso rivolto al futuro non abbia tenuto conto che ci sono anche altri elementi che intervengono nelle dinamiche di mercato, talvolta anche in parte imprevedibili, come ad esempio le fluttuazioni nei tassi di cambio, le crisi di sovrapproduzione, gli errori di previsione...insomma non tutto è sempre possibile da prevedere, soprattutto forse il 2025 era davvero una data troppo lontana per riuscire a farne una foto precisa fin dai primi anni 2000 (Strategy 2025).</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Davvero interessante questo post sull&#8217;Australia e comlimenti a Marco per la lucidità delle sue analisi.</p>
<p>Condivido le perplessità sulla carenza di analisi del genere in Italia, ma temo che a volte tenere la testa sotto la sabbia risponda a precise scelte (politiche?). Ricordo quando, alcuni anni fa, ero tesista di economia con una tesi di ricerca in marketing internazionale del vino; mi offrii come stagista ad un importante ente (nelle intenzioni dichiarate) preposto proprio a questo tipo di analisi. E mi sentii dire che in quell&#8217;ufficio non si facevano ricerche di questo tipo. &#8220;Se non lì dove allora?&#8221;, mi chiesi ingenuamente. Ora son passati alcuni anni, e sono tuttora alla ricerca di una risposta.</p>
<p>Credo che l&#8217;Australia abbia avuto il grande merito di investire sulla ricerca universitaria, soprattutto mirata ad indagare il comportamento del consumatore e le motivazioni alla base delle scelte di consumo. Questo purtroppo in Italia non si è mai fatto, almeno non a livello centrale ed in modo sistematico.<br />
Un altro aspetto importante credo sia stata la volontà di centralizzare le scelte strategiche (incluse quelle di marketing e comunicazione, che in Italia sono attività ancora non troppo diffusa), la produzione di studi, ricerche, la capacità di fare sistema tra produttori.</p>
<p>Per contro credo che questo sistema fatto quasi esclusivamente di numeri, regole, diagrammi, sintesi, strategie, spesso rivolto al futuro non abbia tenuto conto che ci sono anche altri elementi che intervengono nelle dinamiche di mercato, talvolta anche in parte imprevedibili, come ad esempio le fluttuazioni nei tassi di cambio, le crisi di sovrapproduzione, gli errori di previsione&#8230;insomma non tutto è sempre possibile da prevedere, soprattutto forse il 2025 era davvero una data troppo lontana per riuscire a farne una foto precisa fin dai primi anni 2000 (Strategy 2025).</p>
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		<title>Di: gianpaolo</title>
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		<dc:creator>gianpaolo</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 24 Nov 2009 22:39:20 +0000</pubDate>
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		<description>e chi l&#039;ha mai sentita la UIV? Quelli rappresentano una parte ben precisa, e poi in Italia si pensa che le soluzioni siano sempre politiche, mai economiche.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>e chi l&#8217;ha mai sentita la UIV? Quelli rappresentano una parte ben precisa, e poi in Italia si pensa che le soluzioni siano sempre politiche, mai economiche.</p>
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		<title>Di: bacca</title>
		<link>http://www.inumeridelvino.it/2009/11/la-sovrapproduzione-di-vino-in-australia-situazione-strategia-e-scenari.html#comment-1084</link>
		<dc:creator>bacca</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 23 Nov 2009 13:47:14 +0000</pubDate>
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		<description>...e in Italia continuiamo a buttare via i soldi e a bisticciare. L&#039;Italia e&#039; l&#039;Italia e ce lo siamo detti e scritto e ripetuto tante volte. Tanto che tu hai anche deciso di migrare in Inghilterra (e un po&#039; ti invidio). Pensa te!, dalla Maremma all&#039;Inghilterra e non sei pentito. Pensa te!
Ma UIV non e&#039; una cosa che viene dai produttori? Che cosa fa il loro ufficio studi?

bacca</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>&#8230;e in Italia continuiamo a buttare via i soldi e a bisticciare. L&#8217;Italia e&#8217; l&#8217;Italia e ce lo siamo detti e scritto e ripetuto tante volte. Tanto che tu hai anche deciso di migrare in Inghilterra (e un po&#8217; ti invidio). Pensa te!, dalla Maremma all&#8217;Inghilterra e non sei pentito. Pensa te!<br />
Ma UIV non e&#8217; una cosa che viene dai produttori? Che cosa fa il loro ufficio studi?</p>
<p>bacca</p>
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		<title>Di: bacca</title>
		<link>http://www.inumeridelvino.it/2009/11/la-sovrapproduzione-di-vino-in-australia-situazione-strategia-e-scenari.html#comment-1083</link>
		<dc:creator>bacca</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 23 Nov 2009 13:42:08 +0000</pubDate>
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		<description>Ciao Raffaele,
il mondo delle multinazionali e&#039; orientato (o afflitto) dal problema della dimensione. Chi gestisce queste aziende guarda al business globale e non gli interessa che siano buoni vini, gli interessa l&#039;impatto che hanno sul loro business confrontato con lo sforzo che ci devono mettere in termini di gestione. Per questo motivo, oggi, in altri settori sono in vendita aziende come Plasmon e Mellin. I loro proprietari multinazionali non hanno tempo di gestire queste aziende come si deve perche&#039; hanno altri marchi piu&#039; grandi e critici. E quindi le vendono.

Il mondo del vino italiano, per quanto interessante dal punto di vista dell&#039;autenticita&#039; come tu suggerisci, e&#039; un mondo dove non e&#039; facile creare &quot;dimensione critica&quot;. Mi spiego: se io sono Foster&#039;s e ho un fatturato di 1 miliardo di euro nel mondo del vino e&#039; molto difficile che guardi con interesse al mercato italiano. In Italia ci sono poche aziende di una dimensione tale da poter spostare questo numero anche soltanto del 10%. Le vedi in questo &lt;a href=&quot;http://www.inumeridelvino.it/2009/11/le-maggiori-aziende-vinicole-italiane-%E2%80%93-classifica-per-fatturato-2008.html&quot; rel=&quot;nofollow&quot;&gt;post&lt;/a&gt;,  ci sono delle cooperative che non sono in vendita per definizione, un paio di aziende familiari molto radicate, un&#039;azienda nelle mani del private equity (Giordano) e un&#039;azienda in fase di ristrutturazione (Gancia).
Converrai che le opportunita&#039; di crescita sono poche, per non dire che non ci sono.
In questo mercato asfittico, il prezzo delle aziende resta poi relativamente elevato, a quanto mi e&#039; dato di capire, proprio perche&#039; non c&#039;e&#039; offerta.

Spero di averti risposto in qualche modo.

bacca</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ciao Raffaele,<br />
il mondo delle multinazionali e&#8217; orientato (o afflitto) dal problema della dimensione. Chi gestisce queste aziende guarda al business globale e non gli interessa che siano buoni vini, gli interessa l&#8217;impatto che hanno sul loro business confrontato con lo sforzo che ci devono mettere in termini di gestione. Per questo motivo, oggi, in altri settori sono in vendita aziende come Plasmon e Mellin. I loro proprietari multinazionali non hanno tempo di gestire queste aziende come si deve perche&#8217; hanno altri marchi piu&#8217; grandi e critici. E quindi le vendono.</p>
<p>Il mondo del vino italiano, per quanto interessante dal punto di vista dell&#8217;autenticita&#8217; come tu suggerisci, e&#8217; un mondo dove non e&#8217; facile creare &#8220;dimensione critica&#8221;. Mi spiego: se io sono Foster&#8217;s e ho un fatturato di 1 miliardo di euro nel mondo del vino e&#8217; molto difficile che guardi con interesse al mercato italiano. In Italia ci sono poche aziende di una dimensione tale da poter spostare questo numero anche soltanto del 10%. Le vedi in questo <a href="http://www.inumeridelvino.it/2009/11/le-maggiori-aziende-vinicole-italiane-%E2%80%93-classifica-per-fatturato-2008.html" rel="nofollow">post</a>,  ci sono delle cooperative che non sono in vendita per definizione, un paio di aziende familiari molto radicate, un&#8217;azienda nelle mani del private equity (Giordano) e un&#8217;azienda in fase di ristrutturazione (Gancia).<br />
Converrai che le opportunita&#8217; di crescita sono poche, per non dire che non ci sono.<br />
In questo mercato asfittico, il prezzo delle aziende resta poi relativamente elevato, a quanto mi e&#8217; dato di capire, proprio perche&#8217; non c&#8217;e&#8217; offerta.</p>
<p>Spero di averti risposto in qualche modo.</p>
<p>bacca</p>
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		<title>Di: gianpaolo</title>
		<link>http://www.inumeridelvino.it/2009/11/la-sovrapproduzione-di-vino-in-australia-situazione-strategia-e-scenari.html#comment-1082</link>
		<dc:creator>gianpaolo</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 22 Nov 2009 22:22:49 +0000</pubDate>
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		<description>Quelli che &quot;non importa se non si guadagna&quot;, o hobbysti di lusso del vino, sono un fenomeno non trascurabile anche in Italia. Attratti dal lifestyle, da un presunto prestigio sociale nel produrre vino, hanno fatto negli anni scorsi degli investimenti a volte anche molto elevati, e adesso si trovano a svendere sul mercato prodotti pensati per uscire a prezzi molto piu&#039; elevati. Creano un disturbo percepibile e non da poco.
Per quanto riguarda il resto, pur nella crisi si vede che c&#039;e&#039; una strategia o comunque uno sforzo di cercarne una. In Italia?</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Quelli che &#8220;non importa se non si guadagna&#8221;, o hobbysti di lusso del vino, sono un fenomeno non trascurabile anche in Italia. Attratti dal lifestyle, da un presunto prestigio sociale nel produrre vino, hanno fatto negli anni scorsi degli investimenti a volte anche molto elevati, e adesso si trovano a svendere sul mercato prodotti pensati per uscire a prezzi molto piu&#8217; elevati. Creano un disturbo percepibile e non da poco.<br />
Per quanto riguarda il resto, pur nella crisi si vede che c&#8217;e&#8217; una strategia o comunque uno sforzo di cercarne una. In Italia?</p>
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	<item>
		<title>Di: Raffaele Pagano</title>
		<link>http://www.inumeridelvino.it/2009/11/la-sovrapproduzione-di-vino-in-australia-situazione-strategia-e-scenari.html#comment-1081</link>
		<dc:creator>Raffaele Pagano</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 22 Nov 2009 20:31:32 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.inumeridelvino.it/?p=3776#comment-1081</guid>
		<description>Domanda banale, ma perchè le multinazionali, vedi &quot;Foster&#039;s&quot; non ivestono in Italia? non è meglio poche migliaia di casse di Vini, autentici o autoctoni che milioni di casse di prodotti &quot;commodity&quot;?

Raffaele Pagano.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Domanda banale, ma perchè le multinazionali, vedi &#8220;Foster&#8217;s&#8221; non ivestono in Italia? non è meglio poche migliaia di casse di Vini, autentici o autoctoni che milioni di casse di prodotti &#8220;commodity&#8221;?</p>
<p>Raffaele Pagano.</p>
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