Il mercato del vino in Giappone – aggiornamento 2008

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Fonte: Calwine

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[Mi scuso per i grafici ma non sono alternativamente riproducibili] Affrontiamo oggi il mercato del vino giapponese, utilizzando i dati di Calwine. Oggi parliamo del mercato in genere mentre in un prossimo post ci focalizziamo sui vini importati per vedere le posizioni dei diversi paesi. Conclusioni: (1) il vino e’ una bevanda secondaria in Giappone, viene dopo la birra; (2) il consumo in volume non e’ in crescita significativa, mentre cresce il valore; (3) il 70% del vino di qualita’ si beve a Tokio dove stanno solo il 30% dei giapponesi; (4) bevono piu’ vino le donne degli uomini; (5) il vino italiano e’ quello che ha la % di utilizzo piu’ elevata nei “food service”; (6) il vino locale giapponese copre circa il 40% del consumo totale, di circa 2.5-2.6m/hl annui.


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Come inquadrare il mercato. Il mercato degli alcolici in Giappone e’ dominato dalla birra e dai superalcolici locali. Il consumo di vino in alcol 100% equivalente e’ in crescita (in un mercato sostanzialmente stabile) ma rappresenta soltanto il 4.3% del totale nel 2007. Muovendoci su statistiche a noi piu’ familiari, il consumo pro-capite e’ di 6.3 litri di alcol per abitante all’anno, di cui soltanto 0.4 sono di vino, che significano 3-4 litri di consumo annuo pro-capite.

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Chi consuma vino. Come potete vedere il consumo di birra diminuisce con l’eta’, mentre il consumo di vino sembra avere un profilo di crescita fino ai 40enni per poi diminuire come penetrazione andando verso i 70enni. La fascia di eta’ con il consumo di vino piu’ elevato e’ quella tra 30 e 39 anni. E’ curioso notare come il vino sia una bevanda femminile: il 40% delle donne lo beve 1 volta al mese contro soltanto il 31% degli uomini. Dove si consuma vino. Calwine calcola che il 60% del vino premium giapponese sia consumato nell’area di Tokio, dove vive il 30% della popolazione giapponese.

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Trend di consumo. Se guardiamo all’andamento negli anni del consumo totale di vino ci accorgiamo che il trend di crescita si e’ fermato a cavallo con il 2000. Il picco del 1998 ha a che fare con il Beaujolais ma anche con una sorta di bolla speculativa dove il vino (rosso) veniva venduto con proprieta’ terapeutiche. Cio’ ha determinato una forte accumulazione di stock che sono poi stati riassorbiti nel corso degli anni successivi.

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Quello che le statistiche non ci dicono sono il valore di questi consumi. Se i volumi di consumo non sono cresciuti in modo significativo nel corso degli ultimi anni rimanendo nell’intorno di 2.5-2.6m/hl, il valore e’ cresciuto in modo molto rilevante. Calwine calcola che tra il 1993 e il 2004 il mercato in valore e’ cresciuto del 70% e la percentuale del vino nella torta dei consumi di alcolici sia cresciuta dal 3% al 6.4%.

Ultimo aspetto: i canali distributivi. Questo grafico (che spero si veda tutto), vi mostra come sono distribuiti i vini importati in Giappone. Come vedete il vino italiano e’ quello che ha una percentuale maggiore nei “food service” quindi nel canale Horeca, seguito da quelli francesi. Invece i vini spagnoli, tedeschi e del nuovo mondo sono principalmente venduti attraverso la grande distribuzione.


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Infine, bisogna anche considerare che esiste il vino giapponese. Come potete apprezzare si tratta di circa 0.9-1m/hl di produzione locale, che principalmente si dirige nella fascia medio-bassa del mercato e che coprono circa il 40% dei consumi totali di vino. Il leader di questo mercato si chiama Mercian (20% del mercato), mentre gli altri due operatori importanti sono Suntory (18%) e Sapporo (8%).

Fondatore e redattore de I numeri del vino. Analista finanziario.

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