L'immagine del vino in Europa – studio Calwine

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Uno studio dell’agenzia californiana del vino che riprenderemo di nuovo per i vini del nuovo mondo ha intervistato 4400 consumatori europei equamente distribuiti in Germania, Paesi Nordici, Russia, Polonia, Svizzera e Olanda. Ha provato la “brand awareness”, ha chiesto le abitudini di consumo. Il quadro e’ chiaro: la Francia e’ davanti a noi in modo piuttosto significativo, sia come percezione sia come consumo abituale. In un prossimo post vedremo come questi consumatori hanno risposto alle domande sulla bonta’, rapporto prezzo qualita’ e via dicendo. Le conclusioni sono queste: il vino italiano e’ secondo a quello francese quasi in tutte le statistiche e dappertutto, salvo qualche punta di eccellenza in Germania, Danimarca e Svizzera. Il vino e’ per i consumatori di questi paesi principalmente francese piuttosto che italiano (90% a 76%), e ci sta. Ma quello che piu’ mi fa pensare e’ che il vino italiano non riesce a essere “proporzionalmente” forte nel consumo abituale come lo e’ in altre graduatorie. In questa particolare classifica, e lo vedremo in un prossimo post, scopriremo perche’: questi consumatori trovano il vino italiano particolarmente caro.


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Partiamo con brand awareness e abitudini di consumo. Il 76% degli intervistati riconosce il vino italiano senza essere sollecitato. Un buon livello, ma lontano dal 90% del vino francese e non troppo lontano dal 73% della Spagna. Consoliamoci: la Germania sta al 53% e i paesi del nuovo mondo non superano il 43% (Cile). Volendo spulciare la brand awareness del vino italiano, siamo molto conosciuti in Svizzera (87%) e in Danimarca/Polonia/Germania (80-82%), mentre siamo abbastanza stranamente poco conosciuti in Olanda (62%). Giusto per sgomberare il campo da dubbi, non c’e’ un paese tra quelli analizzati dove stiamo davanti alla Francia, nemmeno in Svizzera. Invece, contro il normale terzo classificato che e’ la Spagna, siamo indietro in Olanda (71% per gli spagnoli) e in Svezia.

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Abitudini di consumo. Stessa graduatoria. Il 42% degli intervistati acquista almeno 1 volta al mese il prodotto italiano contro il 55% di quello francese (nuovo mondo 15%), mentre soltanto il 14% si considera un bevitore abituale di vino italiano. Purtroppo sulla graduatoria “abituale” la Francia sta al 27%, cioe’ quasi al doppio. Sulla graduatoria di consumo abituale qualche punta di forza contro la Francia ce l’abbiamo: in Germania siamo 16%:11%, in Danimarcia siamo 21%:16% (ma siamo sopravanzati dal Cile al 23%) e in Svizzera siamo a pari al 20%.

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Sul consumo sporadico, il 42% Italiano diventa 56% in Svizzera (contro il 53% del vino francese) e 49% in Germania (contro 43%, e qui siamo chiaramente sopravanzati dal prodotto locale con il 78%). Scompariamo per cosi’ dire in Olanda con il 28% contro il 65% della Francia ma anche il 30% della Spagna e il 50% del Sud Africa… ma gli olandesi che hanno giocato al Milan negli anni 90 non ci hanno aiutato almeno un pochino?


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Fondatore e redattore de I numeri del vino. Analista finanziario.

5 Commenti su “L'immagine del vino in Europa – studio Calwine”

  • Alessandro

    Come posso trovare i dati di consumo del vino italiano all’estero, classificato per tipologia e varietà?
    grazie

  • bacca

    Molto difficile trovare una fonte univoca. L’unica soluzione e’ affidarsi alle organizzazioni locali. In realta’ io sono “incappato” soltanto nei dati per nazione del mercato inglese, dove pero’ sei senza ulteriori suddivisioni.
    Alternativamente, puoi affidarti alle statistiche sull’esportazione, dove gioco forza devi “subire” l’assunzione che tutto il vino spedito in quel posto sia bevuto in loco (il che non e’ sempre vero).

    Ciao

    bacca

  • Angela

    E’ possibile conoscere lo stile dei consumi in Svizzera rispetto alle varie tipologie di vino (rosso, bianco, a bassa o alta gradazione)?
    Grazie

  • bacca

    Le devo confessare che non ho mai cercato questi dati, quindi io questi numeri non li ho ma non le dico che non li ho mai trovati, le dico che non sono mi sono mai impegnato a scovarli. Bisognerebbe andare a scavare nell’ufficio statistico svizzero… Mi dispiace.
    Marco

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