Effetto scala nelle aziende vinicole della Nuova Zelanda – dati 2007

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La Nuova Zelanda e’ come sapete un produttore di vino in forte crescita. Non solo. E’ anche molto organizzato: i produttori si associano e commissionano studi (che poi sono resi disponibili per il pubblico) come quello che commentiamo oggi: Deloitte ha sommato, scomposto, ricomposto i bilanci e i principali indicatori produttivi delle aziende locali, ricavandone uno studio interessantissimo, che consente di andare a fondo nella struttura dei costi e nel posizionamento di mercato delle diverse aziende, suddivise in base alla dimensione. Ma lo studio non si ferma qui: quali sono le priorita’ e le preoccupazioni dei produttori locali? Lo sapevate che i piccoli produttori sono principalmente preoccupati dell’andamento dei cambi e dei costi finanziari e burocratici, mentre le grandi aziende vedono come principale minaccia la scarsa o eccessiva disponibilita’ di materie prime e di personale specializzato? Beh, questo studio risponde a tutte queste domande.


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Principali conclusioni: (1) le aziende piu’ profittevoli sono quelle molto piccole e quelle molto grandi, mentre si identifica una fase critica per quelle tra $1m e $10m; (2) le micro-aziende fanno leva sul forte margine industriale che generano, mentre le grandi realizzano i loro margini attraverso le economie di scala nelle spese generali, di marketing e del personale; (3) le aziende piu’ critiche dal punto di vista finanziario sono quelle di piccole e medie dimensioni, che mostrano i piu’ bassi indici di rotazione del magazzino e i piu’ elevati rapporti di indebitamento. Inoltre l’investimento richiesto per farle funzionare e’ il piu’ elevato rispetto al fatturato che generano; (4) il modello di business delle aziende si sposta gradualmente dalla elaborazione di propri prodotti all’acquisto di uva da fornitori esterni (nel rapporto 40/60 per le grandi aziende).


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I margini di profitto sono strettamente correlati a due aspetti: le economie di scala e il costo delle materie prime. Le microaziende riescono a generare elevati margini lordi in quanto usano principalmente le proprie uve: il costo delle uve e’ soltanto l’8% del fatturato, mentre poi “pagano” sui costi delle botti (2.4% del fatturato rispetto a 0.6% per le grandi) e sul costo del personale (9% rispetto a 2.6%); c’e’ di buono che non sostengono costi per spostare il prodotto. Tutto dentro, il margine lordo e’ del 56% per le aziende con meno di 1 milione di dollari NZ contro il 40-44% per quelle tra 1 e 20m e del 52% delle grandi. Le piccole aziende pagano poi la piccola dimensione sul personale addetto al marketing, sulla pubblicita’ e sulle spese di vendita.


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Il fatturato piu’ basso e il forte impiego di capitale si ribattono poi su tutti gli indici patrimoniali. Le piccole wineries hanno un rapporto debito/patrimonio di 2.5:1 contro un ben bilanciato 1:1 delle aziende piu’ grandi. Ugualmente, hanno ingenti capitali investiti rispetto al fatturato generato: 1.23 dollari ogni dollaro di vendite, contro un rapporto di 0.4-0.5:1 per tutte le altre categorie. Tutto cio’ e’ dovuto alla forte intensita’ di capitale (vigne e attrezzature), circa 2.6 dollari ogni euro di fatturato generato (contro 0.7-0.9 per tutte le altre) e un ricircolo di magazzino molto basso: il magazzino e’ pari al 1.5 anni di vendite contro meno di un anno per le altre aziende.

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E noi italiani. Aspettiamo, non c’e’ problema. Ci vorrebbe cosi’ poco, con il rapporto Mediobanca che gia’ riclassifica tutti i bilanci delle grandi e medie aziende…

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New Zealand is as you know a producer of wine with strong growth. Not only that. It is also very organized: the producers get together and pay for studies (which are then made available to the public) like the one that we comment today: Deloitte added, decomposed, recomposed budgets and key indicators of productive enterprises, achieving a very interesting set of conclusion, which allows you to get to the details in cost structure and market positioning of the various companies, divided according to size. But the study does not stop here: what are the priorities and the concerns of local producers? Did you know that small producers are primarily concerned about the trend of exchange rates and financial costs and bureaucracy, while large companies see as the main threat to the poor or excessive availability of raw materials and personnel? Well, this study answers to all these questions.
Main conclusions: (1) the most profitable companies are either very small or very large ones, and identifying a critical stage for those between $1me $10m, (2) micro-businesses rely on high margin, while large ones generate their margins through economies of scale in overhead costs, marketing and personnel, (3) small companies have more critical financial issues, such as higher leverage, lower stock rotation and higher investment required to make them work, (4) the business model of companies are moving gradually from the development of its products to the purchase of grapes from outside suppliers (in the ratio 40 / 60 large firms) as size grows.
The profit margins are closely related to two aspects: the economies of scale and cost of raw materials. Micro-firms generate higher gross margins as they mainly use their own grapes: the cost of grapes is only 8% of turnover. They they are negatively affected by the costs of barrels (2.4% of sales compared to 0.6% for large) and the cost of personnel (9% compared to 2.6%). The gross margin is 56% for firms with smaller than 1 million NZ dollars against 40-44% for those between 1 and 20m and 52% of large firms. Small companies are then again penalized for marketing, advertising and other selling expenses.
The lower are the sales the more capital intensive are companies and leveraged are the firms. Small wineries have a debt to assets of 2.5:1 against a well-balanced 1:1 of larger ones. Also, they have invested huge amounts of capital compared to the turnover generated: 1.23 NZ dollars each dollar of sales, compared with a ratio of 0.4-0.5:1 for all other categories. This is due to the strong intensity of capital (vines and equipment), about 2.6 U.S. dollars for each euro of revenue generated (compared to 0.7-0.9 for all others) and the slow stock rotation equal to 1.5 years of sales against less than one year for other companies.


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Fondatore e redattore de I numeri del vino. Analista finanziario.

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