Toscana – produzione di vini DOC e DOCG – aggiornamento 2007

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Fonte: Federdoc
La produzione di vini DOC/DOCG in Toscana nel 2007 e’ stata di 1.57 milioni di ettolitri, in calo del 2.5% rispetto al 2006. Cio’ si e’ registrato a fronte di un calo del 6% delle superfici denunciate da 33468 a 31543 ettari. Alcune delle vittime di questo calo sono stati il Chianti (-2% a 15179ha), il Chianti Classico (-9% a 5883 ettari), ma anche il Brunello di Montalcino (-21% a 1334 ettari). Ne deriva una quadro dove la produzione dei grandi vini rossi toscani è in netto calo, con le uniche eccezioni delle denominazioni Rosso di Montalcino (+47% nel 2007) e Bolgheri (+29%). Resta stabile la produzione di Vino Nobile di Montepulciano e di Chianti, mentre scende del 31% quella di Sant’Antimo, del 19% quella di Brunello e del 14% quella di Morellino di Scansano. Mi ripetero’ per l’ennesima volta, ma va apprezzata la presenza di una grande DOCG come il Chianti, che rappresenta quasi al meta’ delle superfici DOC/DOCG (i due terzi insieme al Chianti Classico), potendo quindi beneficiare di mezzi adeguati per la sua promozione e della presenza di grandi aziende che la possano supportare e sviluppare. Come promesso vi lascio a una serie di grafici e tabelle che sono ben piu’ interessanti delle mie parole!


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The production of DOC/DOCG wines in Tuscany in 2007 was 1.57 million hectoliters, a reduction of 2.5% compared to 2006. This was recorded against a decline of 6% of the areas from 33,468 to 31,543 hectares. Some of the victims of this decline were Chianti (-2% to 15179ha), Chianti Classico (-9% to 5883 hectares), but also the Brunello di Montalcino (-21% to 1334 hectares). It follows a framework where the production of great red wines of Tuscany is in sharp decline, with the only exception of Rosso di Montalcino (+47% in 2007) and Bolgheri (+29%). The production of Vino Nobile di Montepulciano and Chianti was flat, while a -31% was reported by Sant’Antimo, -19% by Brunello and -14% by Morellino di Scansano. Once again, it should be appreciated the presence of a large denomination as Chianti, which represents nearly half of the areas DOC/DOCG (two thirds with Chianti Classico): it can benefit from the appropriate resources to be promoted and the presence of large companies that can support and develop it. As promised I leave you with a series of graphs and tables which are far more interesting than my words!

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Fondatore e redattore de I numeri del vino. Analista finanziario.

13 Commenti su “Toscana – produzione di vini DOC e DOCG – aggiornamento 2007”

  • gianpaolo

    Non so se molti lo sapevano, ma mi pare abbastanza significativo che il Morellino di Scansano sia la terza DOC/G toscana in termini di produzione, la seconda se aggreghiamo i Chianti. Fa pensare. Da produttore, al momento all’estero, rilevo che se tanto mi da tanto dovrebbe essere molto conosciuta all’estero, ma non e’ cosi’. Qualita’ a parte (che e’ sempre discutibile), mi sembra che il limite sia dovuto alla mancanza di promozione da parte di quelle teste pensanti che sarebbero deputate ad essa.

  • bacca

    In effetti non me lo aspettavo nemmeno io e penso che tu abbbia ragione sulla questione promozione/organizzazione. Tra una ventina di giorni pubblichero’ un paio di post sulla Nuova Zelanda, dove con 29000 ettari e 2 milioni di ettolitri e UNA SOLA ORGANIZZAZIONE che si occupa di studiare e supportare il mondo del vino, fanno lavori egregi che noi nemmeno ci sognamo.
    Detto questo, mi viene da sorridere quando penso a quanto si sia parlato negli ultimi 12 mesi di Brunello: nessuno, ma dico nessuno, ha messo in luce questi dati (sicuramente gia’ ben conosciuti) con dei cali del 20-30% della produzione…

    bacca

  • gianpaolo

    Un altra cosa sulla Nuova Zelanda. Il primo vigneto di Sauvignon a Marlborough fu’ pianatato cosi’ recentemente che nel 1978 (piu’ o meno). Pensare che in 30 anni si sono conquistati la fama dei migliori produttori del mondo, insieme alla Loira, di questa uva, e lo stesso sta avvenendo con il P.noir.
    Altro dato significativo: sono quinti come volume totale di esportazioni in UK, e non e’ poco vista la piccola produzione, e sopratutto sono primi come media valore, quindi sopra la Francia inclusi tutti i premiere crus, ecc.
    La qualita’ dei vini, certo, ma anche e sopratutto un encomiabile lavoro di promozione e ricerca. Cose quasi del tutto assenti in questi lidi, dove sono sicuro si spende 10 volte di piu’ per ottenere 10 volte meno.

  • carlo

    Se posso introdurmi nella discussione, l’altro giorno ho pubblicato su Focuswine la tabellina della promozione nei paesi terzi, schema Ocm: beh, alla valle d’aosta, tanto per fare l’esempio più eclatante, andranno poco più di 1000 euro, chissà cosa riusciranno a farci.
    Questo è dovuto al fatto che le regioni, dopo la legge costituzionale sul federalismo votata mi pare nel 2001, sono arrivate a contare troppo in italia, e anche nel nostro settore questo si vede, essendosi prese dopo una furente battaglia con De Castro il 70% del budget destinato a promuovere il vino, con evidenti distorsioni come quella segnalata sopra.
    Detto questo, è anche vero che per i neozelandesi, così come gli australiani promuovere il loro brand paese è relativamente più semplice: mettere d’accordo quattro produttori invece di qualche migliaio è un bel vantaggio; se poi aggiungiamo la nostra “segmentazione” culturale, che viene dal passato ma si mischia oggi a derive campanilistiche (per non dire di bottega e retrobottega politico), si arriva alla conclusione che quello che dovrebbe essere il nostro punto di forza (le variabilità e varietà regionali, le tante denominazioni eccetera eccetera) si rivelano il nostro più acuto punto di debolezza in fase promozionale. Non è un caso che i “fenomeni” degli ultimi anni per quanto ci riguarda (Lambrusco prima, Brunello e Pinot grigio poi) abbiano nomi e cognomi ben identificabili, non certo strategie promozionali concertate a livello territoriale. Questo, scusate la prolissità, non vuol dire che non si possa cambiare in futuro.
    Ciao

  • gianpaolo

    Questa cosa che sarebbe piu’ facile mettere d’accordo i neozelandesi e gli australiani perche’ sono 4 gatti l’ho gia’ sentita e francamente mi sembra una scusa un po’ patetica (non tanto rivolto a te, ma a chi dovrebbe occuparsene). Primo, non credo proprio che si tratti di 4 produttori, ma siamo in uno scenario vinicolo complesso e in evoluzione, secondo non credo che a livello di singole denominazioni dove i produttori sono poche centinaia, spesso meno, non si possa ragionare su una cosa cosi’ cruciale come il futuro dei nostri investimenti, milionari, solo perche’ non siamo in 5 o 6, siamo seri.
    Io sarei disponibile a mettere da parte fino a 5 centesimi a bottiglia per ricerca e promozione (e si tratterebbe di 500.000 euro solo per il Morellino che produce piu’ di 10 milioni di bottiglie) a patto che:
    - i soldi vadano in un fondo gestito in modo trasparente e con la partecipazione democratica di tutti (una testa un voto, e non un Hl un voto).
    - che solo una piccola parte dei soldi serva per la gestione ordinaria del fondo e che il resto venga speso in ricerca e promozione in egual misura
    - che venga appaltata la gestione della ricerca e della promozione a chi propone il progetto migliore e con piu’ probabilita’ di successo, indipendentemente che venga proposto da enti di ricerca pubblici, italiani o esteri, aziende private, ecc. Si m ettono in competizione e poi gli si assegna l’incarico, con verifiche periodiche sugli obiettivi, se non raggiunti allora niente soldi.
    - che il settore pubblico si impegni a mettere sul piatto almeno altrettanto di quello che mettono gli imprenditori, ma senza nessuna gestione dei soldi.
    - a gestire i fondi metterei personaggi terzi, anche o forse sopratutto al mondo del vino, di chiara esperienza e terzieta’, anche non italiani se serve.
    Si tratterebbe, solo per il morellino di una cifra dal mezzo milione al milione l’anno, che se gestita bene cambierebbe in modo radicale le sorti di questa denominazione con ricadute sulla valorizzazione dei nostri investimenti e del nostro lavoro sicuramente infinitamente maggiori alla spesa.
    Io ci sto, per me si puo’ cominciare anche subito.

  • Marco Baccaglio

    Mi pare che Gianpaolo stia mettendo sul tavolo una proposta molto sensata e alla portata di tutti. Soprattutto, considerando che in Nuova Zelanda si mettono d’accordo in 600 con 29000 ettari…

    bacca

  • carlo

    Patetica o no, e’ la realta’ dei fatti, cosi’ come quella dell’autotassazione e’ vecchia come un marsala stravecchio. Se ne parla, tutti concordi e poi al momento di agire non si vede nessuno, o se si fa poi si recrimina a non finire come nel caso asti. In australia e nz le cose sono relativamente più’ semplici perche ci sono enti riconosciuti da tutti come deputati a fare, qui siamo ancora alla discussione su chi e cosa.Dovrebbe esserci prima un salto culturale, base per attuare la tua lucida proposta

  • Antonio

    Salve a tutti.
    Apro un altro punto di riflessione. “Le superfici denunciate” del Brunello calano del 21%! Che cosa vuol dire esattamente questo dato? Come lo si interpreta?
    Sono quelle famose vigne di sangiovese che sangiovese non erano? O vuol dire un’altra cosa?

  • gianpaolo

    @Carlo. Scusa non ti conosco e non vorrei che pensassi che ce l’ho con te, pero’ stai veramente facendo l’epitome del perche’ questo paese e’ condannato all’immobilisimo e al declino. Non si dice che una proposta e’ sbagliata, ma si dice che da noi non funziona perche’ siamo diversi (in che senso diversi, nel senso che siamo piu’ ottusi?) , oppure che e’ da tanto che se ne discute ma non se ne fa niente perche’ tanto cosi’ vanno le cose, oppure perche’ negli altri posti e’ diverso e piu’ facile (ma siamo sicuri?), oppure che ci vuole benaltro (il famoso benaltrismo).
    Io rifiuto profondamente questo modo di pensare, che ignora che questo paese ha, come del resto gli altri, le potenzialita’, la storia, le persone per accettare le sfide che ci troviamo davanti, e che se qualcun altro nel mondo fa meglio di noi, invece di scrollare le spalle e dire “da noi non si puo’” si puo’ cominciare a dire: “bravi! Impariamo da voi, e poi diventiamo piu’ bravi”.
    Come dicevo, nulla di personale.

  • Marco Baccaglio

    @Antonio
    il fatto che la superficie denunciata possa variare dovrebbe relativo al fatto che le aree vitate di Montalcino possono essere, a scelta del produttore, essere utilizzate per produrre Brunello, Rosso di Montalcino e Toscana IGT (o vino da tavola). Cio’ dipende da annata, scelte commerciali e di vinificazione. Non e’ detto che da una superficie iscritta all’albo del Brunello esca del Brunello…

    bacca

  • carlo

    Stiamo dicendo la stessa cosa da angolazioni differenti, oggi prevale l’immobilismo e il pressappochismo, domani e’ auspicabile ci sia altro, a partire da un salutare cambiamento culturale, certo possibile in un paese come il nostro. Ma se per rilanciare l’enoturismo (ultimo episodio di cronaca) la ricetta e’ quella proposta dalla brambilla, ennesima commissione, ennesimo portale fallimentare, beh, francamente siamo molto lontani. Ciao

  • paolo

    Per completezza aggiungo che in Valle d’Aosta i contributi regionali sono più che sufficienti ed equamente spartiti sulla superficie vitata perchè più che contributi per promuovere il vino, che di per sè è poco conosciuto fuori dalla regione, sono contributi all’agricoltura finalizzata al mantenimento del territorio. Il che significa che se qualcuno espiantasse perchè si è stufato di fare e vendere poche bottiglie, la montagna franerebbe. La loro è una situazione particolare.

  • gianpaolo

    @Carlo. Voglio solo precisare questo, perche’ per me e’ fondamentale: se i produttori di vino e i viticoltori aspettano che l’input venga dall’alto (vedi Brambilla, come giustamente dici tu) non si fara’ MAI nulla. E forse e’ anche giusto.
    Sono i produttori, privati imprenditori, che devono prendere il boccino in mano, frugarsi nelle tasche, e mettere in piedi la cosa. Dopo, e solo dopo, PRETENDERE che l’amministrazione pubblica dia il suo contributo.
    E’ difficile? Come tutte le cose. Basta che lo si voglia fare e basta che si smetta di piagnucolare contro l’avverso e ingiusto destino. Il destino siamo noi.

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