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	<title>Commenti a: Cosa insegna il caso Brunello di Montalcino. Di Angelo Gaja</title>
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	<description>Statistiche produttive, dati di mercato e di consumo, risultati economici dei principali operatori</description>
	<lastBuildDate>Mon, 21 May 2012 08:20:13 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Di: Notizie dai blog su UN SANGIOVESE CON TANTA ESPERIENZA – Brunello di Montalcino DOCG 1996 by PININO</title>
		<link>http://www.inumeridelvino.it/2009/01/cosa-insegna-il-caso-brunello-di-montalcino-di-angelo-gaja.html#comment-888</link>
		<dc:creator>Notizie dai blog su UN SANGIOVESE CON TANTA ESPERIENZA – Brunello di Montalcino DOCG 1996 by PININO</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 11 Jun 2010 20:46:28 +0000</pubDate>
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		<description>[...] Cosa insegna il caso Brunello di Montalcino. Di Angelo Gaja A differenza della Francia, l’Italia prescrive in tutti i disciplinari dei vini a DOC e DOCG percentuali di impiego delle varietà di uva autorizzate alla loro produzione. blog: i numeri del vino &#124; leggi l&#039;articolo [...]</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>[...] Cosa insegna il caso Brunello di Montalcino. Di Angelo Gaja A differenza della Francia, l’Italia prescrive in tutti i disciplinari dei vini a DOC e DOCG percentuali di impiego delle varietà di uva autorizzate alla loro produzione. blog: i numeri del vino | leggi l&#39;articolo [...]</p>
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		<title>Di: maurizio gily</title>
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		<dc:creator>maurizio gily</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 12 Jan 2009 18:21:51 +0000</pubDate>
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		<description>Non bisogna aspettarsi miracoli da questo metodo. Si basa sul frazionameno dei diversi antociani, che sono presenti in proporzioni diverse e con legami chimici diversi nei diversi vitigni (semplifico). Quindi in primis si applica solo ai vini rossi (non ci sono gli antociani nei bianchi)ed è affidabile solo nel caso della ricerca di vitigni che abbiano profili antocianici molto ben definiti e diversi dagli altri, oppure nello stabilire la purezza varietale di un vino fatto con un vitigno che abbia queste caratteristiche (Sangiovese e Nebbiolo le hanno, e qui il metodo si potrebbe applicare con una certa sicurezza laddove i disciplinari prevedono la purezza, tipo Barolo e Brunello, in altri casi molto meno). Al momento metodi certi per tutti i vini e per individuare differenze percentuali di un vitigno o dell&#039;altro non ce ne sono. L&#039;analisi del DNA è applicabile a mosti e vini nuovi con ancora parti solide ma non a vini finiti. per l&#039;origine geografica il tracciamento con gli isotopi probabilmente non fornisce dati del tutto affidabili, e comunque la banca dati andrebbe rifatta tutti gli anni perchè l&#039;andamento stagionale influisce, quindi è interessante a livello di ricerca ma non credo che sia concretamente proponibile come strumento di controllo di valore ufficiale.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Non bisogna aspettarsi miracoli da questo metodo. Si basa sul frazionameno dei diversi antociani, che sono presenti in proporzioni diverse e con legami chimici diversi nei diversi vitigni (semplifico). Quindi in primis si applica solo ai vini rossi (non ci sono gli antociani nei bianchi)ed è affidabile solo nel caso della ricerca di vitigni che abbiano profili antocianici molto ben definiti e diversi dagli altri, oppure nello stabilire la purezza varietale di un vino fatto con un vitigno che abbia queste caratteristiche (Sangiovese e Nebbiolo le hanno, e qui il metodo si potrebbe applicare con una certa sicurezza laddove i disciplinari prevedono la purezza, tipo Barolo e Brunello, in altri casi molto meno). Al momento metodi certi per tutti i vini e per individuare differenze percentuali di un vitigno o dell&#8217;altro non ce ne sono. L&#8217;analisi del DNA è applicabile a mosti e vini nuovi con ancora parti solide ma non a vini finiti. per l&#8217;origine geografica il tracciamento con gli isotopi probabilmente non fornisce dati del tutto affidabili, e comunque la banca dati andrebbe rifatta tutti gli anni perchè l&#8217;andamento stagionale influisce, quindi è interessante a livello di ricerca ma non credo che sia concretamente proponibile come strumento di controllo di valore ufficiale.</p>
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		<title>Di: Paolo Cianferoni</title>
		<link>http://www.inumeridelvino.it/2009/01/cosa-insegna-il-caso-brunello-di-montalcino-di-angelo-gaja.html#comment-886</link>
		<dc:creator>Paolo Cianferoni</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 11 Jan 2009 20:09:21 +0000</pubDate>
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		<description>@ Marco, (riporto questo recente passaggio di Cristiano Castagno): ...l&#039;incontrovertibilità dell&#039;origine del vino potrebbe essere garantita dall&#039;analisi degli isotopi dell&#039;acqua contenuta nel vino, come indicato dall&#039;autorevolissimo Prof. Mario Fregoni e utilizzati come traccianti per la definizione della loro provenienza di origine e anche se questa tecnica necessita di una creazione di una banca dati, la cosa non porrebbe limiti insormontabili.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@ Marco, (riporto questo recente passaggio di Cristiano Castagno): &#8230;l&#8217;incontrovertibilità dell&#8217;origine del vino potrebbe essere garantita dall&#8217;analisi degli isotopi dell&#8217;acqua contenuta nel vino, come indicato dall&#8217;autorevolissimo Prof. Mario Fregoni e utilizzati come traccianti per la definizione della loro provenienza di origine e anche se questa tecnica necessita di una creazione di una banca dati, la cosa non porrebbe limiti insormontabili.</p>
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		<title>Di: marco</title>
		<link>http://www.inumeridelvino.it/2009/01/cosa-insegna-il-caso-brunello-di-montalcino-di-angelo-gaja.html#comment-885</link>
		<dc:creator>marco</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 11 Jan 2009 07:43:01 +0000</pubDate>
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		<description>chiedo scusa ma il metodo riesce anche a capire se un vino contiene una stessa uva ma appartenente a zone diverse?
ad esempio può distinguere se un fiano è di avellino o se è da uve fiano piantate in sicilia?
caspita se esiste un tale marchingegno è diabolico..</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>chiedo scusa ma il metodo riesce anche a capire se un vino contiene una stessa uva ma appartenente a zone diverse?<br />
ad esempio può distinguere se un fiano è di avellino o se è da uve fiano piantate in sicilia?<br />
caspita se esiste un tale marchingegno è diabolico..</p>
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		<title>Di: Carlo Zaccaria</title>
		<link>http://www.inumeridelvino.it/2009/01/cosa-insegna-il-caso-brunello-di-montalcino-di-angelo-gaja.html#comment-884</link>
		<dc:creator>Carlo Zaccaria</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 10 Jan 2009 08:11:38 +0000</pubDate>
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		<description>L&#039;estensione dell&#039;analisi Enosis a tutte le Denominazioni italiane porterà grandi vantaggi nel segno della qualità. Poter controllare una bottiglia a caso prelevata in un qualsiasi punto vendita e vedere se rispetta il disciplinare è un grande vantaggio.
Quando cambiano manuale e procedure di controllo, potrebbe anche essere necessario aggiornare i disciplinari, il metodo di accertamento di un parametro è spesso più importante del parametro stesso.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;estensione dell&#8217;analisi Enosis a tutte le Denominazioni italiane porterà grandi vantaggi nel segno della qualità. Poter controllare una bottiglia a caso prelevata in un qualsiasi punto vendita e vedere se rispetta il disciplinare è un grande vantaggio.<br />
Quando cambiano manuale e procedure di controllo, potrebbe anche essere necessario aggiornare i disciplinari, il metodo di accertamento di un parametro è spesso più importante del parametro stesso.</p>
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	<item>
		<title>Di: Angelo Gaja&#8217;s rosy glasses and apocalyptic vision and blogs I (can&#8217;t) read &#171; Do Bianchi</title>
		<link>http://www.inumeridelvino.it/2009/01/cosa-insegna-il-caso-brunello-di-montalcino-di-angelo-gaja.html#comment-883</link>
		<dc:creator>Angelo Gaja&#8217;s rosy glasses and apocalyptic vision and blogs I (can&#8217;t) read &#171; Do Bianchi</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 09 Jan 2009 20:39:59 +0000</pubDate>
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		<description>[...] the cryptic post published by the bishop of Barbaresco, Angelo Gaja (photo by Alfonso Cevola), at I numeri del vino (one of the most important resources in the enoblogosphere for hard data on Italian wine). Gaja [...]</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>[...] the cryptic post published by the bishop of Barbaresco, Angelo Gaja (photo by Alfonso Cevola), at I numeri del vino (one of the most important resources in the enoblogosphere for hard data on Italian wine). Gaja [...]</p>
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		<title>Di: Carlo Merolli</title>
		<link>http://www.inumeridelvino.it/2009/01/cosa-insegna-il-caso-brunello-di-montalcino-di-angelo-gaja.html#comment-882</link>
		<dc:creator>Carlo Merolli</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 09 Jan 2009 09:50:29 +0000</pubDate>
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		<description>@bacca: due considerazioni. &quot;modo scientifico per misurare il rispetto del disciplinare&quot;. Ma se io fossi un
produttore che rispetta il disciplinare, perché dovrei investire in apparecchiature varie ? se poi qualche barbatella &quot;sbagliata&quot; mi arriva dal vivaio con la consegna che só, di nebbiolo, che sia il vivaio ad essere controllato e mi fornisca una certificazione della rispondenza di quanto consegnato a quanto ordinato.
Insomma la prova di non colpevolezza non potrá mai essere a carico dell&#039;eventuale  indagato.

Questo sposta il tiro su i Consorzi e/o su chi (Procura etc)  é preposto ai controlli. E mi porta anche alla seconda considerazione: checché se ne voglia la DOC ed ancor piú la DOCG vengono (erronenamente) interpretati come garanzie di qualitá organolettica invece che garanzie di origine geografica e produttiva, come sono. La qualitá la garantisce solo il nome del produttore. Il quale produttore ha a sua disposizione
il vastissimo catino della VdT e quello quasi altrettanto vasto della IgT per proporre i vini di sua interpretazione extra DOC-DOCG.

Dove é quindi il problema ? nella solita ingordigia umana ? Si vuole cioé godere dell&#039;avvallo della DOC- DOCG e nel frattempo fare il vino come lo &quot;vuole il mercato&quot; ? o come  pare al produttore ?

I risultati li hai visti a Montalcino: quanto vino é ancora sub judice ? Gaja, o chi per lui, ha mai dichiarato
&quot;nel mio Brunello c&#039;é solo sangiovese grosso &quot; ? Quanti altri si sono astenuti da dichiarazioni simili ? Chissá cosa si scoprirebbe se le diverse Procure si dessero a fare qui controlli che i Consorzi non fanno o fanno male nelle diverse aree vinicole ? Vedere Montalcino come un caso isolato sarebbe un&#039;eccezione statistica, no ?

Quindi secondo me se ne esce, non con fuochi di sbarramento PR, non invocando di tecniche di controllo
avanzatissime e costosissime ma semplicemente applicando la lettera e lo spirito delle leggi esistenti. Ed eventualmente cambiando le leggi, non in corso d&#039;opera quando qulcuno é stato trovato con le mani nel sacco, ma possibilmente prima. Questo non credo comporti aumento di costi. Poi benvengano centralmente (presso Consorzi o meglio : enti indipendenti di controllo etc) le nuove e sicure tecniche di analisi che possono certificare e garantire l’effettiva origine del vino prodotto nel territorio.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@bacca: due considerazioni. &#8220;modo scientifico per misurare il rispetto del disciplinare&#8221;. Ma se io fossi un<br />
produttore che rispetta il disciplinare, perché dovrei investire in apparecchiature varie ? se poi qualche barbatella &#8220;sbagliata&#8221; mi arriva dal vivaio con la consegna che só, di nebbiolo, che sia il vivaio ad essere controllato e mi fornisca una certificazione della rispondenza di quanto consegnato a quanto ordinato.<br />
Insomma la prova di non colpevolezza non potrá mai essere a carico dell&#8217;eventuale  indagato.</p>
<p>Questo sposta il tiro su i Consorzi e/o su chi (Procura etc)  é preposto ai controlli. E mi porta anche alla seconda considerazione: checché se ne voglia la DOC ed ancor piú la DOCG vengono (erronenamente) interpretati come garanzie di qualitá organolettica invece che garanzie di origine geografica e produttiva, come sono. La qualitá la garantisce solo il nome del produttore. Il quale produttore ha a sua disposizione<br />
il vastissimo catino della VdT e quello quasi altrettanto vasto della IgT per proporre i vini di sua interpretazione extra DOC-DOCG.</p>
<p>Dove é quindi il problema ? nella solita ingordigia umana ? Si vuole cioé godere dell&#8217;avvallo della DOC- DOCG e nel frattempo fare il vino come lo &#8220;vuole il mercato&#8221; ? o come  pare al produttore ?</p>
<p>I risultati li hai visti a Montalcino: quanto vino é ancora sub judice ? Gaja, o chi per lui, ha mai dichiarato<br />
&#8220;nel mio Brunello c&#8217;é solo sangiovese grosso &#8221; ? Quanti altri si sono astenuti da dichiarazioni simili ? Chissá cosa si scoprirebbe se le diverse Procure si dessero a fare qui controlli che i Consorzi non fanno o fanno male nelle diverse aree vinicole ? Vedere Montalcino come un caso isolato sarebbe un&#8217;eccezione statistica, no ?</p>
<p>Quindi secondo me se ne esce, non con fuochi di sbarramento PR, non invocando di tecniche di controllo<br />
avanzatissime e costosissime ma semplicemente applicando la lettera e lo spirito delle leggi esistenti. Ed eventualmente cambiando le leggi, non in corso d&#8217;opera quando qulcuno é stato trovato con le mani nel sacco, ma possibilmente prima. Questo non credo comporti aumento di costi. Poi benvengano centralmente (presso Consorzi o meglio : enti indipendenti di controllo etc) le nuove e sicure tecniche di analisi che possono certificare e garantire l’effettiva origine del vino prodotto nel territorio.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Paolo Cianferoni</title>
		<link>http://www.inumeridelvino.it/2009/01/cosa-insegna-il-caso-brunello-di-montalcino-di-angelo-gaja.html#comment-881</link>
		<dc:creator>Paolo Cianferoni</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 08 Jan 2009 18:28:01 +0000</pubDate>
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		<description>La questione, in parte, è stata dibattuta anche nel mio blog (caparsa00it.blog.dada.net/) del 14/12/08.
Dal dibattito è venuto fuori che è possibile fare analisi di laboratorio che possono certificare e garantire l&#039;effettiva origine del vino prodotto nel territorio, proteggendosi così dal rischio di assemblaggi con uve o vini non del territorio. Una proposta semplice, per garantire, appunto, le produzioni di Origine Controllata e Garantita.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>La questione, in parte, è stata dibattuta anche nel mio blog (caparsa00it.blog.dada.net/) del 14/12/08.<br />
Dal dibattito è venuto fuori che è possibile fare analisi di laboratorio che possono certificare e garantire l&#8217;effettiva origine del vino prodotto nel territorio, proteggendosi così dal rischio di assemblaggi con uve o vini non del territorio. Una proposta semplice, per garantire, appunto, le produzioni di Origine Controllata e Garantita.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: Marco Baccaglio</title>
		<link>http://www.inumeridelvino.it/2009/01/cosa-insegna-il-caso-brunello-di-montalcino-di-angelo-gaja.html#comment-880</link>
		<dc:creator>Marco Baccaglio</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 08 Jan 2009 15:30:22 +0000</pubDate>
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		<description>@ Franco. Io non vedo necessariamente questo collegamento con i suoi prodotti o il Langhe Nebbiolo. Se scrivessi io sarebbe naturale portare come esempio la denominazione del mio vino, cosi&#039; Gaja porta il suo.

Piuttosto, io leggo il messaggio in questo modo: se dati i nostri disciplinari adottiamo un modo scientifico per misurare il loro rispetto, ci troveremmo di fronte a una combinazione di costi incrementali (per controllare) e di uscita dal mercato di operatori a basso costo (che giocano al limite dei disciplinari) tale da determinare un incremento dei costi e dei prezzi dei prodotti DOC-DOCG.
Siamo preparati a vendere prodotti mediamente piu&#039; cari e mediamente migliori? Un conto e&#039; vendere una FIAT, un conto e&#039; vendere una BMW...

bacca</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@ Franco. Io non vedo necessariamente questo collegamento con i suoi prodotti o il Langhe Nebbiolo. Se scrivessi io sarebbe naturale portare come esempio la denominazione del mio vino, cosi&#8217; Gaja porta il suo.</p>
<p>Piuttosto, io leggo il messaggio in questo modo: se dati i nostri disciplinari adottiamo un modo scientifico per misurare il loro rispetto, ci troveremmo di fronte a una combinazione di costi incrementali (per controllare) e di uscita dal mercato di operatori a basso costo (che giocano al limite dei disciplinari) tale da determinare un incremento dei costi e dei prezzi dei prodotti DOC-DOCG.<br />
Siamo preparati a vendere prodotti mediamente piu&#8217; cari e mediamente migliori? Un conto e&#8217; vendere una FIAT, un conto e&#8217; vendere una BMW&#8230;</p>
<p>bacca</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Franco Ziliani</title>
		<link>http://www.inumeridelvino.it/2009/01/cosa-insegna-il-caso-brunello-di-montalcino-di-angelo-gaja.html#comment-879</link>
		<dc:creator>Franco Ziliani</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 08 Jan 2009 14:28:18 +0000</pubDate>
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		<description>a me colpisce molto questo passaggio del ragionamento di Gaja, quando dice &quot;la stessa analisi può anche essere estesa ad accertare che nei vini a DOC ed a DOCG, ove si contempli l’impiego del 15% di altre varietà, la percentuale non venga abusivamente dilatata&quot;. Mi sto chiedendo a quale denominazione stia pensando, forse a quella Langhe Nebbiolo che accoglie i suoi ex crus di Barbaresco? Cosa teme Gaja, che qualcuno scopra che di Barbera, quell&#039;uva che la Doc Langhe Nebbiolo gli consente di aggiungere al Nebbiolo sino ad una percentuale del 15%, ne aggiunge ancora di più?</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>a me colpisce molto questo passaggio del ragionamento di Gaja, quando dice &#8220;la stessa analisi può anche essere estesa ad accertare che nei vini a DOC ed a DOCG, ove si contempli l’impiego del 15% di altre varietà, la percentuale non venga abusivamente dilatata&#8221;. Mi sto chiedendo a quale denominazione stia pensando, forse a quella Langhe Nebbiolo che accoglie i suoi ex crus di Barbaresco? Cosa teme Gaja, che qualcuno scopra che di Barbera, quell&#8217;uva che la Doc Langhe Nebbiolo gli consente di aggiungere al Nebbiolo sino ad una percentuale del 15%, ne aggiunge ancora di più?</p>
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