Le Opinioni del vino: le vostre proposte per l'enoteca del futuro

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Il sondaggio sull’enoteca del futuro ha raccolto 44 opinioni, che non sono tante, ma che hanno dato un quadro piuttosto chiaro. Quello che esce e’ che l’enoteca deve sfuggire al fattore prezzo, deve avere un prodotto completamente alternativo alla grande distribuzione, deve rendere l’enoteca anche un luogo dove far ritrovare i propri clienti e deve per quanto possibile far provare i prodotti ai propri clienti. Ma soprattutto, quello che esce e’ il desiderio dei potenziali clienti di “fidarsi” dell’enotecario. La professionalita’ e il fiuto del negoziante sono fattori che emergono sia dalle risposte chiuse che da quelle specifiche. Uno di voi commenta: “Un criterio d’acquisto importante nella mia esperienza e che vorrei sottolineare e’ acquistare da qualcuno che selezioni i prodotti sulla base di propri criteri; e del cui gusto io mi fidi per esperienza”.

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The survey on the future of wine shops collected 44 opinions. The key conclusions are: wine shops should try to avoid the price competition by having an alternative product range vs. the supermarkets, it should try to open the wine shop and to have clients discussing of wine. The test of products has also been considered an important option. However, the bottom line is that customers would like to trust the seller. The expertise of the wine expert is clearly emerging as the most important factor in the comments of people.


Prime due domande: proposte varie per capire dove deve puntare un’enoteca. Risposte piuttosto chiare: prodotti poco conosciuti e rari sono la caratteristica piu’ apprezzata (importante per il 70% e piuttosto importante per il resto del campione), seguita dalla possibilita’ di degustare il prodotto (importante per il 43% e abbastanza importante per il 52%). Vengono poi le garanzie di conservazione del prodotto e la caratteristica culturale dell’enoteca, cioe’ il luogo dove chiacchierare di vino e dove potersi fermare, quasi come nelle librerie americane (e ora anche qualcuna di casa nostra).
First two questions about some ideas for the wine shop. (1) unknown and rare products are critical for the shop, followed by the possibility to test products. After that it is considered important to have guarantees of a correct product conservation and the cultural potential of the wine shop, in other words to transform it in a place where to discuss or just to try wine (as for book shops in US…).

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Quello che invece non sembra essere un fattore “di successo” e’ la convenzione con le gastronomie e la vendita di vini “base” (inutile per quasi la meta’ di chi risponde). Nemmeno la vastita’ della scelta sembra essere un fattore gettonato da chi ha risposto (ben il 40% lo considerano un fatto irrilevante). Un po’ piu’ importante, ma pur sempre vicino al confine dell’irrilevanza la questione degli sconti per i clienti fedeli (che io farei come prima cosa se dovessi avere un’enoteca!): il 23% non lo considera rilevante.
What is not considered interesting? First a conndection between wine shops and fine food shops, second the sale of basic wines. A big choice is also not considered a critical itme, while a bit more important is to offer discounts or advantages for trusted customers.

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Passiamo al rapporto tra vino e internet. Diciamo che nelle risposte trapela di nuovo il rapporto personale con chi vende il vino: 18 su 44 rispondono che non comperano perche’ non conoscono chi vende. 16 su 44 sono invece quelli che trovano interessante il canale internet perche’ trovano i prodotti che cercano con facilita’.
Wine-internet relationship. From the answers you can understand again how important is the relation between the buyer and the personnel of the wine shop: 18 of you don’t buy wine on the internet if they do not know personally the seller. 16 out of 44 are on the other hand finding the internet channel interesting because it allows to find a very wide product range.

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Infine, il potenziale rapporto tra internet e le enoteche. Non ha successo l’idea di far diventare le enoteche una specie di punto di distribuzione del vino (4 su 44). Ha piu’ successo l’idea che l’enoteca possa diventare il punto di distribuzione di un sito internet molto rilevante. E’ invece l’idea piu’ gettonata quella che l’enotecario, anche attraverso un sito/blog, proponga dei piccoli pacchetti di prodotti a prezzi appetibili. Ancora una volta, chi va a comperare vino va a cercare “la selezione del venditore”. Non e’ che ci troviamo di fronte a un mestiere dove il “commerciante” e’ meno importante dell’”esperto”?
Finally, the relation between internet and wine shops. It is not interesting the option to have wine shops becoming a sort of distribution center for wine. It seems more interesting an agreement between internet sites and wine shops to distribute wine. It is instead more considered the option that the wine shops through a blog-site proposes to its clients bundles of interesting products at good prices. Once again, the clients of wine shops ask for an original selection. It really seems that the wine expertise exceeds the commercial skill.

File Google Spreadsheets.

Tra le proposte lasciate libere e menzionate, va poi segnalato:
• Una selezione di vini naturali;
• L’organizzazione di corsi, visite in cantina e degustazioni;
• Una maggiore attenzione al design interno, in modo “invitare” all’acquisto;
• Il supporto all’attivita’ dell’enoteca con un sito/blog;
• Infine c’e’ chi ha menzionato il sito www.alter-eno.it come ulteriore modo per valorizzare l’enoteca;
Finally we propose a selection of your free suggestions on the subject: (1) a selection of natural wines; (2) the organisation of wine classes, site visits and wine tastings; (3) a more appealing design of the shops in order to push people to buy; (4) the combination of the wine shop with an active site-blog; (5) finally someone mentioned a site called www.alter-eno.it as a further way to give value to the wine shops.

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Fondatore e redattore de I numeri del vino. Analista finanziario.

18 Commenti su “Le Opinioni del vino: le vostre proposte per l'enoteca del futuro”

  • paolo

    Direi che il quadro é piuttosto confuso, é vero che l’enotecario troppo spesso é un banale commerciante, ma non lo si può proprio per questo far diventare di punto in bianco un esperto di vini rari, un blogger, un battitore d’asta in internet e casomai un guru.
    Secondo me c’é ancora poca selezione e troppo trend nell’aprire una nuova enoteca.
    I punti focali sono 3:
    1)l’enoteca deve rifuggire dal suo attuale ruolo standard, evolvendo.
    2) internet non decolla ancora perché in Italia le spese di consegna sono troppo alte.
    3)internet non risolve né integra le scarse vendite di un’enoteca anche perché non si é ancora capita la potenzialità del mezzo.

    Il mercato italiano delle enoteche resta spaccato in due: una metà di clienti evoluti che cerca vini autoctoni, interessanti, biodinamici etc. ; l’altra metà che vuole il prodotto di marca per fare bella figura.

  • Rocco

    Ci sono due tipi di consumatori: quelli che cercano l’Enoteca e quelli che invece cercano la Bottega del Vino.
    E’ molto difficile conciliare le due cose. Possiamo stare qui a raccontarcela come vogliamo, ma internet, bottiglie di marca ecc, restano ancora un mercato di nicchia per pochi. Ci sono ancora troppe persone legate alla bottiglia da prezzo della bottega del produttore o addirittura alla damigiana. Io consumatore medio voglio le cose raffinate ma ad un prezzo basso. Nessun punto vendita potrà mai pensare di sopravvivere solo con bottiglie ad alto prezzo. Meglio, potrà farlo, però è molto dura e ci vuole tradizione e storia alle spalle.
    Tutto sta nel vedere quanto “scendere” (scusate il termine, parlo in termini di prezzo) per poter sopravvivere senza scadere.

  • paolo

    Tutto vero Rocco, ma oggi anche nella GDO si trovano prodotti di marca, baroli e brunelli compresi.

    Per allargare questa discussione, sinceramente mi aspettavo un bel pò di commenti, io partirei da tre presupposti:
    1-il commercio, così come lo conoscevamo negli anni ’70, é morto e non é più replicabile per centinaia di motivi.
    2- dobbiamo considerare che il 47% degli italiani é astemio.
    3-i consumi di vino sono costantemente in calo.

    1-Il negozio di vicinato é scomparso, anche nelle città con più di 500.000 abitanti le enoteche serie, con una buona scelta, sono 2/3 al massimo. Nella fascia sotto i 5 euro vince la GDO, non c’é storia.
    La distribuzione é capillare, ma dispersiva: troppi importatori troppi distributori, troppi rappresentanti, sono solo un costo e non apportano valore alla bottiglia. Metodi vecchi in un mercato di vecchi (operatori e clienti).
    2-Impossibile invertire la tendenza. Il restante 53% beve anche birra e superalcolici, che da soli si mangiano una discreta fetta dei consumi.
    3-Il vino non é più un alimento, non fa parte della dieta, si mangia di meno e si beve anche di meno. Le damigiane sono tornate di moda, in alcune regioni, solo per un fattore prezzo, purtroppo e non di qualità. Questa fascia bassa non interessa al 95% dei produttori.
    I giovani si accostano al vino tardi e presto lo abbandonano, perché il marketing non fa effetto su di loro. I guru del vino in Italia sono tutti over 50 e non sanno come fare breccia nei gusti di un 20enne e forse non gli interessa neanche.
    Spero di aver sollecitato una discussione.

  • Fiorenzo

    Io intervengo un po’ inutilmente, perche’ trovo che quello che ha scritto Paolo, qua sopra, sia davvero bello conclusivo; sono molto d’accordo con quello che ha espresso, ed un po’ a malincuore non mi sento proprio di poter aggiungere nulla.

  • Marco Baccaglio

    Intervengo in ritardo causa viaggio di lavoro che mi tiene ancora dall’altra parte del mondo. Per risponderti riguardo al quadro confuso, Paolo, mi sembra ovvio che la sollecitazione del sondaggio era quella di trovare nuove idee e qualcosa e’ saltato fuori. Sono molto d’accordo che non e’ possibile che tutti diventino dei guru, pero’ quello che mi e’ piaciuto del risultato e’ che in tutte le risposte traspare una tendenza ad accentuare la professionalita’ di chi fa l’enoteca.
    Ora, tu citi statistiche e problemi veri, non e’ che forse il problema del vino e’ anche legato alla scarsa professionalita’ di chi lo vende e alla poca promozione del prodotto. Qui in USA il vino e’ “cool”… e mi sembra che ci sono dei bellissimi wine shops. non mi risulta lo stesso in Italia…

    ciao

    bacca

  • paolo

    Esatto Marco e una parte del problema é dovuta alla riforma Bersani. Come ho detto prima, il senso e la necessità della bottega impostata come negli anni ’70 é svanito. La GDO é, purtroppo, in grado di soddisfare tutti i bisogni del consumatore medio. La poca selezione all’accesso ed l’esagerato “fattore moda” che il vino ha creato negli ultimi 5/7 anni, ha spinto molti giovani ad aprire enoteche qua e là, con una vita media breve. Nel mezzo non é cresciuto niente, da una parte i vecchi enotecari, rigidi e oldstyle, dall’altra giovani inesperti di vino, di regole commerciali e di marketing. Il mondo é in fermento, i cambiamenti sono sempre più rapidi e nessuno dei due attori riesce a stargli dietro. Resistono le enoteche di provincia con situazioni di monopolio, chi é proprietario dei muri ed ha poche spese o chi é migrato verso la distribuzione. Il tentativo di coniugare l’ enoteca col wine-bar o con la ristorazione ha solamente ritardato l’agonia di un settore che secondo me é destinato a scomparire. Bisognerebbe anche parlare della situazione dei pagamenti e dei rapporti con le banche italiane, ma é troppo lungo farlo qui adesso.

  • Rocco

    La GDO ha un settore vini che porta via clienti alle enoteche, pur non fornendo lo stesso servizio. Sono pochi i supermercati che hanno nei reparti un sommelier che possa consigliare. Questo porta una avvicinamento al vino abbastanza sommario che poi porta a decisioni altrettanto sommarie, non qualificate che alla lunga fanno allontanare il consumatore della qualità.
    Sui pagamenti, da produttore…Lasciamo perdere!

  • paolo

    Entrambe le superfici di vendita possono peccare nel marketing, é vero, ma é innegabile che più del 50% del vino in Italia sia venduto dalla GDO. Senza entrare nell’analisi dettagliata su come operano i vari brand, vorrei sottolineare che un “colpo di timone” nella GDO comporta volumi di vendite che per un’ enoteca sono impossibili. D’altronde l’Italia vive in un mercato ancora autorefenziale e per questo statico, ma basta uscire dai confini per capire come tira il vento. E’ chiaro che la riforma Bersani non ha smosso le acque, ha lasciato molti cadaveri lungo il percorso e non si intravedono ancora degli sbocchi. E qui ritorniamo sul discorso delle banche…

  • Pierpaolo Paradisi

    Interessante e curiosa indagine.
    Nondimeno piacevole leggere che qualcuno ha indicato il ns. sito http://www.alter-eno.it come ulteriore modo per valorizzare l’enoteca.

    E’ per questo che siamo nati, è grazie a questo che proliferiamo, ed è per questo che oggi decine di aziende ci stanno contattando … e non solo enoteche e wine-bar, ma anche aziende vitivinicole.
    Cito:
    “Le caratteristiche del consumatore odierno, fra cui spiccano la frammentazione, i valori, il polisensualismo, la ricerca di esperienze ed emozioni, il rapporto prezzo-qualità, la dimensione sociale e il consumo critico, il ricorso al web, etc., inducono a nuove interpretazioni del mercato.
    Osservando la funzione di comunicazione del packaging
    emerge che mezzo, luogo e tempo privilegiati dal consumatore
    nella comunicazione del vino sono dati dalla confezione esposta
    nel punto vendita al momento dell’acquisto.

    Il consumatore si trova a dover scegliere in pochi secondi
    e lo fa sulla base di un processo in cui diversi criteri
    agiscono da fattori principali di scelta, ma in cui il nome del produttore nella maggior parte dei casi non sembra apparire come fattore rilevante: spesso è la percezione del packaging nel suo complesso ad influenzare la decisione finale.

    Nel mercato del vino non è chiaro che cosa rappresenti il brand per il consumatore: spesso emerge che i consumatori sovrappongono i diversi livelli di denominazione, nome del produttore, regione di provenienza, vitigno, tipo di prodotto, etc., fattori che per consumatori diversi assumono significati diversi.

    A questo riguardo neppure la scelta dei produttori in tema di packaging risulta uniforme: alcuni puntano a valorizzare il nome aziendale, altri il vitigno, altri la zona d’origine, per cui al consumatore giungono spesso messaggi non omogenei.
    Di fronte a questa confusione del consumatore poco informato è necessario stabilire delle priorità di comunicazione.
    Quali sono i livelli di brand da veicolare? E in quale ordine?”

    Osservando la ns. produzione molti non hanno dubbi.

    Ciao
    Pierpaolo

  • francesco bonfio

    Buona domenica a tutti.
    Sono il presidente di Vinarius, l’associazione delle enoteche italiane, e chiedo ospitalità per intervenire sui risultati di un sondaggio che ci riguarda molto da vicino.
    Premetto che sono molto riconoscente a codesto sito per l’argomento che ha voluto trattare e ho già provveduto a segnalarlo nel forum riservato ai soci del nostro sito istituzionale.
    Analizzando nel dettaglio gli esiti della ricerca, direi che alla prima domanda le risposte confermano quello che le enoteche hanno già per la maggior parte compreso. Il non competere con la GDO ma il porsi su un piano diverso da questa offrendo tipologie di servizio che la GDO non può o non vuole fare ovvero non è interessata a fare è l’obiettivo per evolvere l’enoteca nei prossimi cinque/dieci anni. Emerge l’imperativo di fondo. L’enotecario del prossimo futuro DEVE essere un professionista perchè questo gli chiede il consumatore. La prima e la terza risposta sottolineano l’importanza della competenza, dell’esperienza, della professionalità quali requisiti fondamentali.
    Debbo, con soddisfazione, rilevare che l’associazione ha da tempo posto attenzione alla crescita della professionalità come elemento vincente e intendiamo proseguire su questa strada con corsi di formazione, visite ai territori e alle cantine, partecipazioni ad eventi meno mondani ma più proficui per imparare. Cioè meno apparenza e più sostanza.
    Concordo anche sugli elementi irrilevanti, la cui elencazione dimostra che il pubblico che ha dato le risposte è certamente più evoluto di alcuni di noi che stanno ancora dietro ad improbabili convenzioni o collaborazioni in un mercato che vuole sempre maggiore specializzazione e non confusione, il prezzo inferiore ad una certa soglia o l’ampiezza di scelta. Non potendo tenere tutto è certamente preferibile avere una scelta contenuta ma personalizzata ed intelligente piuttosto che ampliare la gamma a dismisura.
    Sul rapporto fra enoteche ed internet ritengo che quest’ultimo sia uno strumento di straordinaria potenzialità, per sviluppare compiutamente le quali, bisogna che gli altri attori vadano al passo dei tempi. Se i trasporti, per esempio, per cura, tempi e costi, sono ancora a livello arretrato internet può fare poco. Va visto come un servizio in più, per facilitare l’acquisto di bottiglie che difficilmente hanno una diffusione capillare ma che per stagionalità, regionalità e particolarità sono piuttosto rare (anche se non necessariamente costose) da trovare. Insomma, è importante essere predisposti per assicurare al cliente il servizio, è altrettanto importante non illudersi sul fatto che internet possa diventare prevalente rispetto alla vendita tradizionale.
    Per concludere, mi ò piciuta molto la domanda, vagamente retorica, dell’estensore del commento quando scrive:” Non e’ che ci troviamo di fronte a un mestiere dove il “commerciante” e’ meno importante dell’”esperto”?”.
    Ma certo! Il lavoro dell’enotecario è sempre stato un po’ diverso dal lavoro del commerciante in senso stretto perchè è il vino che è un prodotto diverso dagli altri beni commerciabili. Certo anche che sarà sempre di più un lavoro per esperti che per commercianti ed il pubblico esigerà sempre di più che venga onorata questa qualifica.
    Grazie per l’ospitalità.
    Con viva cordialità,
    Francesco Bonfio
    presidente Vinarius

  • Pierpaolo Paradisi

    Buona domenica anche a lei Signor Bonfio.

    E’ davvero un peccato che un’istituzione come Vinarius (come ebbi già modo di dire) non veda l’importanza della divulgazione e della presentazione enogastronomica come “elementi portanti” nell’evoluzione e nello sviluppo delle enoteche, quando tutti, dagli esperti di comunicazione fino alle università, indicano chiaramente questa strada;

    A mio avviso Vinarius pecca di superficialità quando non crede in una maggiore penetrazione commerciale grazie all’aspetto estetico e funzionale, proprio oggi che esistono nel mercato nuovi e idonei strumenti atti a veicolare e divulgare le nozioni basilari della degustazione sensoriale;

    Ed è cecità quando non considera che il fine ultimo è proprio quello di dominare la scena commerciale “senza più nulla concedere all’approssimazione” che in passato ha troppo permesso ai ns. concorrenti, GDO in primis.

    Una dominazione che, secondo i bisogni del mercato e non secondo i miei umori, passa dalla pedagogia.

    La pedagogia ci dice che è attraverso l’esperienza (anche ludica) e l’avventura che si fa educazione.
    Mentre l’apprendimento acritico è altro.

    Ma queste sono sole parole, … la vs. vicepresidente ci scrisse l’estate scorsa assai interessata ad utilizzare i ns. gadget didattici per la vs. associazione ma purtroppo qualcuno (di voi) non ci ha creduto e non abbiamo più ricevuto alcuna risposta. Pazienza.

    Io credo che nel mondo del vino si parli tanto, Signor Bonfio, e che forse sarebbe meglio dare forma a tutto questo parlare.
    Noi l’abbiamo fatto.
    Abbiamo fatto questo percorso anche per voi ma a voi, evidentemente, non interessa sviluppare la coscienza critica dei vs. Clienti e preferite tenerli (finchè ci riuscite) nel limbo della non-conoscenza, del pendere dalle vs. labbra, nella peggior accezione del termine Sommelier, ovvero di colui che guida le bestie da soma.

    Io credo che in molti enotecari pensino ai propri Clienti come ignare bestie da soma, ed è per ribellarci a questo status quo che è nato il progetto Alter-Eno: per dare voce e coscienza critica a chi non ce l’ha … e che in fondo non la vuole neanche raggiungere “in profondità”, ma giusto quel tanto per non pendere dalle labbra di chi vende. Spesso borioso e saccente.

    Se volesse vedere le ns. chiacchere trasformate in strumenti funzionali la invito a visitare il ns. sito.
    Altrimenti che dire?
    Se vicino alla sua enoteca ci fosse non un negozio di souvenir italiani provenienti dalla Cina, ma una enoteca Alter-Eno, credo che senza grande sforzo le possa dare parecchio, ma davvero parecchio disturbo.
    E non per la preparazione maniacale degli addetti. Nè per i prezzi. E neppure per la varietà. Ma solo ed esclusivamente per l’originalità e l’esclusività dell’offerta ludico-didattica.

    Il tempo vola, e le richieste dalla provincia di Siena cominciano ad arrivare.
    Chissà cosa combineremo da quelle parti.
    Avremo modo magari di incontrarci.

    Cordialmente
    Pierpaolo Paradisi

  • francesco bonfio

    Buonasera signor Paradisi.
    Comprendo poco il suo malanimo nei confronti di Vinarius.
    Lei cita la nostra vicepresidente ed un di lei interesse per i suoi prodotti, interesse al quale non sarebbe stato dato seguito per colpa di “qualcuno”.
    Le rendo noto che Vinarius è un’associazione di enoteche e non è un gruppo di acquisto. Se lei intende offrire i suoi gadgets didattici alle enoteche Vinarius non deve fare altro che contattare le enoteche la cui lista si trova a disposizione di tutti sul sito ufficiale http://www.vinarius.it
    Non è che forse lei ha equivocato l’interesse della Dottoressa Signorini, fraintendendo il suo ruolo di enotecaria con quello di vice presidente di Vinarius? E poi, mi scusi, questi gadgets sono stati acquistati dalla Dottoressa Signorini per la sua Enoteca o no, perchè questo sarebbe la prova vera di un interesse.
    Ma, mi scusi, non voglio addentrarmi nelle ipotesi, visto che ignoro totalmente la situazione che non mancherò, stia certo, di verificare. E se qualcuno di noi, io per primo, si fosse comportato in maniera maleducata, sia certo che riceverà delle scuse.
    Circa le valutazioni da lei espresse sul modo di intendere il rapporto fra enotecario e cliente io non mi ci riconosco e credo lo stesso si possa dire per le altre enoteche associate a Vinarius.
    Per quanto mi riguarda, anche se a me non piace mescolare il ruolo personale – ed io avevo chiesto ospitalità per esprimere il parere dell’Associazione – con quello istituzionale, visto che lei sembra conoscere la mia enoteca piuttosto bene, continuo a pensare che a Siena ci sia assolutamente bisogno di enoteche con professionisti preparati. Quindi ben venga quella forma di concorrenza.
    Con viva cordialità.
    Francesco Bonfio

  • Pierpaolo Paradisi

    Signor Bonfio non me ne voglia ma forse le manca qualche pezzo del passaggio.

    La signora vicepresidente, che contattai la primavera scorsa senza conoscere il suo ruolo all’interno di Vinarius, dopo avere visionato la ns. produzione mi scrisse chiedendomi di indirizzare a lei la ns. proposta in quanto, cito: sembrano esserci gli estremi per una adesione a livello nazionale.
    Mi diede il suo (di lei, Presidente) recapito mail e da allora nulla più.
    Ma il problema non è questo … beninteso. Le ho solo inquadrato quella vicenda.

    Non è l’aspetto commerciale della ns. azienda ad essere in questione, ma il fatto che trattandosi di una produzione assai utile per veicolare, promuovere e diffondere la cultura del vino e della degustazione in generale, a Vinarius questo aspetto (novità degli strumenti da noi realizzati) non interessi affatto, visto che in questo post e in altri dove mi è capitato leggere i suoi interventi questi aspetti, oggi tutt’altro che secondari, non sono citati neanche per sbaglio …

    E poichè non devo essere io a stabilire l’utilità dei ns. gadget didattici, lascio parlare chi li ha visti, chi li ha scelti e li usa quotidianamente.
    Nel ns. sito e nel ns. blog troverà i vari riferimenti e link.

    Il fatto è che nel mondo ormai tutti riconoscono la necesità di affrontare l’argomento crisi/competizione in modo diverso da come è stato affrontato sino ad oggi, ovvero come in un commento precedente ho citato: “Le caratteristiche del consumatore odierno, fra cui spiccano la frammentazione, i valori, il polisensualismo, la ricerca di esperienze ed emozioni, il rapporto prezzo-qualità, la dimensione sociale e il consumo critico, il ricorso al web, etc., inducono a nuove interpretazioni del mercato.
    Osservando la funzione di comunicazione del packaging emerge che mezzo, luogo e tempo privilegiati dal consumatore nella comunicazione del vino sono dati dalla confezione esposta nel punto vendita al momento dell’acquisto.
    Nel mercato del vino non è chiaro che cosa rappresenti il brand per il consumatore: spesso emerge che i consumatori sovrappongono i diversi livelli di denominazione, nome del produttore, regione di provenienza, vitigno, tipo di prodotto, etc., fattori che per consumatori diversi assumono significati diversi.

    A questo riguardo neppure la scelta dei produttori in tema di packaging risulta uniforme: alcuni puntano a valorizzare il nome aziendale, altri il vitigno, altri la zona d’origine, per cui al consumatore giungono spesso messaggi non omogenei.
    Di fronte a questa confusione del consumatore poco informato è necessario stabilire delle priorità di comunicazione.
    Quali sono i livelli di brand da veicolare? E in quale ordine?”

    Questo testo che le ho incollato qui sopra, di Patrizia De Luca al IV forum Agivi, la dice lunga su quella che ho chiamato “cecità” di Vinarius.
    Una associazione alla quale mi sono rivolto fin da subito in quanto convinto che la ns. produzione sia davvero idonea per essere utilizzata all’interno di una enoteca che possiede già tutte le altre caratteristiche (profesionalità, varietà, buoni prezzi, rete, etc.), proprio come Vinarius.

    Purtroppo però i ns. gadget didattici vengono acquistati da altri, tranne che da voi: aziende vitivinicole, enoteche e wine-bar, scuole di degustazione, etc.

    Poichè credo che nulla accada per caso mi sembra che questa “sensibilità” e capacità di leggere le problematiche commerciali manchi davvero all’associazione. Ed è per questo che mi sono rivolto a lei e non ai singoli associati, su richiesta della Vicepresidente.

    Non me ne voglia davvero, il mio discorso voleva porre l’accento su questi aspetti che le ho qui ripetuto … l’occasione del suo commento mi ha fatto riflettere che proprio Vinarius rappresenta questo modo, me lo lasci dire, un pò datato di affrontare il mercato.

    Il futuro è nella suggestione.
    Noi abbiamo fatto questo percorso anche per voi … ma a voi, evidentemente preme altro.
    Tutto qui.
    Con la mia stima personale a lei e a tutti gli associati.

    Cordialmente
    Pierpaolo Paradisi

  • Marco Baccaglio

    Intervengo in questo scambio di battute, anche su suggerimento di Aldo, per ringraziare innanzitutto Pierpaolo Paradisi e Francesco Bonfio dei lori interventi e auspicando che questo confronto mantenga, come sta facendo, dei toni moderati e costruttivi.
    Mi pare, dopotutto, che al di la’ della questione centrale, e cioe’ come far crescere il fatturato delle enoteche, vi sia nel vostro contributo un riferimento a un (potenziale?) rapporto commerciale che non e’ andato a buon fine e che non sembrerebbe ovvio sottolineare oltre, credo a beneficio di tutti quanti.

  • Pierpaolo Paradisi

    Certo … e scusate se abbiamo usato il vs. spazio ..;o)
    Tuttavia non è nell’aspetto commerciale non andato a buon fine il punto della questione, almeno per me: ma il fatto che si teorizza tanto e si concretizza poco.
    A volte pare di sentir parlare di politica, in accezione negativa, ovvero tante parole (magari sacrosante) ma pochi fatti concreti (assolutamente necessari).
    Cmq nel caso avremo modo di confrontarci, con il Signor Bonfio, senza occupare impropriamente questo spazio.
    Saluti e buon lavoro a tutti
    Pierpaolo Paradisi

  • francesco bonfio

    Signor baccaglio,
    grazie molte per l’ospitalità e per la pazienza se di questa ho abusato.
    Permetta solo che risponda al signor Paradisi, essendo comunque a disposizione dello stesso per un eventuale prosieguo di discussione via le nostre email.
    Grazie molte, complimenti per il suo blog ed il lavoroche svolge, che trovo molto prezioso.
    Con viva cordialità.
    Francesco Bonfio
    presidente Vinarius

  • francesco bonfio

    Signor Paradisi,
    grazie per il suo intervento.
    Certamente mi manca un tassello. Io credo di non aver mai ricevuto mail da lei. Ma se fosse così gentile da segnalarmi la data posso vedere se la ritrovo, o comunque se fosse così gentile da inviarmela di nuovo, certamente provvederò a rispondere.
    Lasci però che, a prescindere da questo eventuale disguido, le chiarisca che Vinarius non è un gruppo d’acquisto e non gestisce le enoteche associate. Ciascuna enoteca Vianrius decide con la massima autonomia cosa fare e cosa non fare, i vini da acquistare e quelli da non acquistare, l’oggettistica da proporre alla clientela e quella che viceversa non è interessante proporre.
    Detto questo, sono a sua disposizione, come lo sono con tutti coloro che intendono proporre alle enoteche Vinarius, una forma di collaborazione.
    Con viva cordialità,
    Francesco Bonfio
    presidente Vinarius

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