Riflessioni sul sondaggio

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Ho letto i risultati del sondaggio, e mi sono convito ancora di più dell’importanza e del valore della marca anche per il vino. Ma perché il concetto di marca fatica ad affermarsi nel mondo del vino, secondo me principalmente per due ragioni:
La prima di natura generale che vale per tutte le imprese del settore alimentare italiano, hanno uno, chiamiamolo così, strabismo genetico, cioè sono azienda che hanno una grande cultura di prodotto, mi è successo spesso di parlare con i proprietari o i dg di queste società, che spesso sono degli enologi, e vi possono raccontare con grande passione di come un vino è stato fatto, della storia della vigna, dell’amore dedicato negli anni allo sviluppo della cantina, insomma guardano molto all’interno e poco all’esterno dell’azienda.



I read the results of the poll, and i become more confident of the importance and value of the brand for the wine. But why the concept of Brand face so many difficulties in the wine market in Italy, I think for mainly two reasons:
The first is linked to the type of entrepreneur, basically the owner or the Ceo have a production background, and they have the habits to look more inside the company than outside, so the marketing it’s little bit far from their background.




La seconda, fortemente legata alla prima, è perché il concetto di marca e di marketing sono valori assolutamente immateriali, per cui fanno fatica ad essere compresi e valutati. Soprattutto quando i ritorni non sono immediatamente valutabili. Oltre a questo i concetti che presiedono le 4 P del Marketing mix (prezzo, promozione, prodotto e punto vendita) diventano di difficile gestione quando in piccole realtà gli obiettivi stringenti sono produrre e vendere.


The second that is strongly linked to the first, is that the concept of brand and marketing are untouchable values, so it’s difficult for the entrepreneur to understand and evaluate them. Moreover when the return on investment are not immediately appraisable and when the 4 P (price, promotion, product, and point of sale) of the marketing are difficult to handle because the first goal in many small companies are production and sell.

Il mix delle due è che le aziende pensano che sia sufficiente fare un prodotto buono per venderlo, questa è una condizione necessaria ma non è sufficiente, soprattutto non è sufficiente per venderlo in una realtà sempre più competitiva, a discolpa va detto che le aziende operano in un ambiente fortemente tradizionale poco propenso alle novità, ed in negativo pesa che la produzione enologica italiana mentre da un lato è ricchissima di vitigni, dall’altro questa ricchezza diventa un handicap quando bisogna spiegare ad un consumatore le differenze che ci sono tra un Chianti ed Nero D’Avola, per non parlare del pecorino o della Passerina.

The final result is that the company think about that is enough to produce a good wine to sell it, this is a necessary condition but it’s not enough, moreover it’s not enough in a more competitive market. It must be said that the company work in an environment strongly traditional less available for innovation and the wide range of grapes make extremely expensive explain the difference between one grape to another one, for example the difference between a Chianti and a Nero d’Avola.

Il rischio che vedo è che se le aziende italiane non inizieranno ad investire in marketing, rischiamo che le meglio organizzate e più grandi aziende Californiane, Australiane e Cilene, ci rubino fette importanti del mercato mondiale del vino, specie in India e Cina, e che inizieranno a comprare i gioielli della produzione vitivinicola o peggio succeda quello che è successo con il Parmesan.
Vedo lo immaginate un Barolo prodotto in Virginia?


If the Italian companies don’t start to invest in marketing, the risk is that the best organized and larger Californian, Australian and Chilenian one, will gain share of the world market to expenses of the Italians one or they will buy the best Italian company, or worst option it will happen what happened with parmesan cheese.
Can you imagine a Barolo produced in Virginia?

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5 Commenti su “Riflessioni sul sondaggio”

  • gianpaolo

    sono d’accordo, hai fatto un analisi lucida e semplice, e quindi efficace.
    Il nostro vantaggio sono le tradizioni e la ricchezza di varieta’, ma queste possono diventare uno svantaggio se non ci si attrezza a comunicarle in modo chiaro, coerente e comprensibile per un pubblico internazionale. E siccome la dimensione media delle imprese e’ molto piccola, vi sarebbe da poter contare su una infrastruttura pubblica moderna ed efficiente per la promozione. E qui…si chiude il cerchio!

  • aldo

    Ciao Gianpaolo, si hai ragione sarebbe necessario un coordinamento pubblico, ma credo che al momento sia poco realistico, così come per il privato viste anche le piccole dimensioni, la soluzione potrebbe essere una mista.
    Proverò a scrivere qualcosa al riguardo.

  • Fabrizio

    Come ho scritto nell’altro post, personalmente non avevo inteso la domanda del questionario in questi termini.
    Il marketing è importante ma l’elevata qualità del vino rimane l’unica arma veramente vincente nella fascia alta del mercato.
    Certo, se vogliamo esportare milioni di ettolitri di Passerina il marketing è la giusta strategia a patto di essere consapevoli di poter fare la fine del Prosecco, se le cose vanno bene…

  • aldo

    Ciao fabrizio, mi trovi in parte d’accordo, nel senso che il marketing è uno strumento che può essere utilizzato bene o male, ma non utilizzarlo per paura di fare danni mi sembra francamente pericoloso.
    Ma la notorietà (che rientra nei valori della marca) è un qualcosa di effimero ed addiritura pericoloso se non sostenuto dalla qualità.
    Infine il rischio è che se non incominciamo ad investire su tutte le leve del marketing ( tra cui il prezzo: che non vuol dire prezzo più basso) non ne venderemo nemmeno uno di hl di passerina, se non incominciamo a spiagare al consumatore dove è prodotto? come? con cosa abbinarlo? etc soprattutto a chi come Cinesi ed Indiani hanno incominciato a bere vino da pochi anni, e/o a chi beve vini da più tempo ed è stato in parte omologato ai vini internazionali come gli americani.
    Proverò come detto precedentemente a buttare giù qualche idea in un post

  • andrea

    sono d’accordo con l’analisi di Aldo. il marketing, se ben utilizzato e supportato dalla qualità, è l’unico modo per promuovere i nostri vini.
    l’Italia ha una varietà ampelografica che credo anche la Francia ci possa invidiare. ci sono cantine che producono ottimi autoctoni, ma sconosciuti alla massa perchè non supportati da una adeguata strategia di vendita.
    cito il Sagrantino, visto che sono umbro, come esempio calzante. premetto: so bene che Caprai è un nome importante e può permettersi un certo tipo di marketing, che aziende minori non possono permettersi. però se Caprai non avesse investito nel rilancio, le bottiglie di Sagrantino di diverse cantine locali si toverebbero probabilmente invendute sugli scaffali delle enoteche.

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