Esportazioni di vino USA nel mondo – aggiornamento 2006

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Sfruttando le comode e complete informazioni di Wineinstitute.org passiamo in rassegna le esportazioni di vino americano, che nel 2006 sono arrivate a circa 4m/hl, corrispondenti a un introito per gli esportatori americani di circa 876m di dollari. Quindi fatta la divisione circa USD2.17 al litro. Numeri che non ci spaventano, a noi che siamo abituati a esportare 19m/hl cioe’ 4.5 volte di piu’. Siamo un po’ piu’ in difficolta’ quando confrontiamo i 2.17 dollari degli USA con i nostri 1.71 euro, ma suvvia la debolezza del dollaro ci sta aiutando: siamo davanti, di poco, ma lo siamo anche nel mix!
Thanks to the precise data from Wineinstitute.org we can give a look to the wine exports of USA. In 2006 exports reached 4m/hl, corresponding to a cash in of USD876, resulting in a price per liter of USD2.17. These figures are clearly not scary for our wine market, which is able to export 19m/hl, so over 4.5 time smore. We are a bit more in trouble when we compare the 2.17 dollars with our 1.71 euro, but in these weeks the weakness of the dollar is helping us: we are a bit ahead of our US friends, although with a very little difference.

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Cominciamo a guardare dove va il vino americano: 2.5m/hl in Europa a 2 dollari al litro, poi 0.7m/hl in Canada a 2.6 dollari al litro, 0.4m/hl in Giappone a 2.6 dollari al litro. E qui si chiude la discussione, perche’ abbiamo raggiunto l’86% delle esportazioni totali. Vorrei pero’ sottolineare come l’Europa, la patria del vino, importa dagli USA il 56% del vino che gli americani esportano e prende un vino mediamente peggiore che quello che va negli altri mercati.
Where US wine exports are directed: 2.5m/hl in Europe at 2.0 dollar per litre, then 0.7m/hl in Canada at 2.6 dollar per litre, 0.4m/hl in Japan at 2.6 dollar per litre. And here we stop, because we reached 86% of total exports. One comment is important to make: the European Union imports 56% of total US wine exports and, despite representing the tradition of the wine world, it imports wines which are on average worse (in terms of mix) than the average of the US wine exports.
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Questa e’ la performance degli ultimi 10 anni, dove si dovrebbe notare: il picco del 2004 a 4.5m/hl, una crescita piuttosto costante diciamo al ritmo di circa l’8% annuo e un tendenziale peggioramento del mix (linea rossa) che si e’ bruscamente invertito soltanto nel 2006, quando e’ balzato da 1.74 USD al litro a 2.17. This is the performance for the last 10 years where you should note: the peak of 2004 at 4.5m/hl, the constant growth of volumes exported, let’s say for about 8% per annum, the gradual deterioration of the mix up to 2005, with a jump in 2006 from 1.74 USD per liter to 2.17.

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E qui sopra vediamo proprio questo effetto del 2006: una crescita delle esportazioni in valore del 30% (Italia +8%), caratterizzata da un +4% dei volumi e da un +25% del prezzo mix. Esattamente al contrario dell’Italia che fa +18% nei volumi e -9% nel mix. The last graph is devoted to 2006 performance: US wine exports grew by 30% in value (Italy +8%), characterized by a 4% increase in volumes and a 25% increase in the price mix. Exactly the contrary of Italy, which is doing a +18% in volumes and a -9% in mix.

E noi italiani cosa facciamo: aumentiamo le importazioni di vino sfuso dagli USA (0.5m/hl nel 2006) rimpiazzando quello spagnolo a 1 dollaro al litro, probabilmente per sfruttare la debolezza del dollaro. And what are we doing in Italy? we increase the imports of US unbottled wine (0.5m/hl nel 2006) to replace the Spanish one at USD1 per liter, probably to exploit the favourable exchange rate.

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Fondatore e redattore de I numeri del vino. Analista finanziario.

2 Commenti su “Esportazioni di vino USA nel mondo – aggiornamento 2006”

  • aldo

    Ciao Marco, faccio il pierino e provo a dare un altra lettura, l’Italia e la Francia nel vino, sono quello che gli stati uniti ed il giappone sono nella economia mondiale, gli Usa sono la Cina, se continuano a crescere dell’8% all’anno possono in breve superarci.
    Questo perchè:
    1) Il loro mercato interno è in crescita ed è destinato a diventare il più grande del mondo, mentre il nostro è oramai saturo ed in molti casi in recessione, per cui loro hanno le risorse per investire nel lungo termine sull’export.
    2) sono meglio piazzati nei paesi emergenti Cina ed India, sia come struttura distributiva, (constellation utilizza Quindao beer) sia perchè la Gdo in quei paesi si sta svillupando con le grandi catene internazionali, ove le grandi aziende sono meglio introdotte e ove riescono a fare investimenti importanti
    3) la struttura industriale delle aziende USA è fatta da aziende che comparate con quelle italiane risultano dei giganti, conseguentemente possono sostenere investimenti e piani marketing che le nostre non riescono.
    4) i vitigni ed i vini proposti, sono putroppo “banali”; omologati; tutti uguali , ma permettono di investire su un numero più piccolo di referenze rispetto ai nostri, quanto costa e sta costando spiegare ad un americano che differenze ci sono tra un Barbaresco, un Chianti, un Brunello ed un Nero d’avola, non oso immaginare quello che costerebbe e costerà spiegarlo ai Cinesi ed agli Indiani.
    5) Vogliamo comparare il wine institute è l’ICE?

  • Marco Baccaglio

    Stai dando una bella lettura, se non che io credo che il mondo del vino americano non nasce e non ha un prodotto di bassa gamma in se’ per se’. La Cina del vino (come qualita’ del prodotto) e’ in Emilia Romagna, in Puglia, in Languedoc…
    Per il resto sono d’accordo: 300m di persone che bevono 8 litri all’anno…

    bacca

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