Australia – produzione uva/vino – aggiornamento 2005

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A differenza dei cugini della Nuova Zelanda, gli Australiani i rapporti sul vino se li fanno pagare profumatamente. Siamo quindi ad analizzare i numeri 2005 della produzione di uva, visto che non paghiamo i 100 dollari Australiani che ci chiedono. Tanto ci basta per emergere dalla totale ignoranza…. In realta’, il rapporto a pagamento e’ anche molto meno esplicativo di quello neozelandese, che e’ gratuito, ma comunque.
L’Australia produce 18m/q di uva nel 2005, di cui il 55% rossa e il 45% bianca.
Unlike New Zealand, in Australia the wine reports from the Government or public entities are sold at a dear price. As we are not to pay the over 100AUS$ we look at 2005 figures. This is enough for the time being to emerge from my total ignorance. I would add that the report from New Zealand is much more informative.
Australia produces 18m/q of grapes in the 2005 crush, of which 55% is red and 45% white.

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All’interno dei vini bianchi spicca lo Chardonnay, che fa 4m di quintali, cioe’ il 48% del totale e il Semillon che con il Colombard chiude praticamente la lista dei vitigni importanti. I 0.5m/q di Riesling, Sauvignon Blanc e Moscato sono quasi marginali. Italia? 50000q di Trebbiano.
Whithin the white ones Chardonnay is the king with 4m/q, representing 48% of the total. Semillon and COlombard are the other important ones. With 0.5m/q Riesling, Sauvignon Blanc and Muscat are very marginal. Italy? 50k/q of Trebbiano.

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Passando ai rossi, che sono in leggera preonderanza rispetto ai bianchi, direi che non ci sono sorprese. Shiraz a farla da padrone con il 42%, che si traduce in 4.3m/q, leggermente sopra allo chardonnay nei bianchi, poi cabernet sauvignon al 28% e merlot 14%. Questi tre fanno l’84% della produzione, cioe’ 8.6m/q di uva rossa su un totale di poco piu’ di 10. Italiani? 10mila/q di Barbera, 4700q di Nebbiolo, 65mila/q di Sangiovese, che risulta il vincitore tra i vitigni italiani.
Red. They are a bit more than white ones and there are no surprises. The king is Shiraz with 4.3m/q, a bit above the lead of Chardonnay in the whites, followed by Cabernet Sauvignon and Merlot (28% and 14% respectively). These three make up 84% of total red grapes production, or 8.6m/q out of a total of just more than 10. Italians? 10k/q of Barbera, 5k/q of Nebbiolo, 6.5k/q of Sangiovese. Sangiovese wins.

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Quindi quanto sono i vitigni italiani? L’1% della produzione. I francesi? I due terzi. Quando si dice la tradizione nel mondo del vino, secondo me, si legge in queste statistiche.
How many italian varietals in Australia? 1% vs. 66% for French ones. When people talks about tradition in the wine industry, I think that these kind of stats are providing interesting answers.

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Fondatore e redattore de I numeri del vino. Analista finanziario.

4 Commenti su “Australia – produzione uva/vino – aggiornamento 2005”

  • Luca Risso

    Dai Bacca, meno male!
    E’ quello che salva la produzione italiana in un oceano di cabernet e chardonnay Californiani, Cileni, Australiani, Argentini, (presto) Cinesi ecc. ecc.

    PS
    Ma perché secondo te in Australia, vocata perlopiù a vini da “battaglia” -mi si passi il termine- con coltivazioni intensive in pianura, con irrigazione e automazione, dove il vino che si vende meglio è perlopiù un vino di facile beva, puntano sullo Syrah invece che sul lambrusco (a cui non si può negare un grosso successo commerciale internazionale)? Parlo seriamente.

    Luk

  • bacca

    Eh no, caro il mio Luk, io penso che se i vini italiani fossero coltivati nel mondo come i vini francesi, ho paura che la penetrazione commerciale di un barolo “il nebbiolo fatto da dove viene il nebbiolo” sarebbe di gran lunga piu’ significativa. Piu’ bevo e piu’ mi accorgo che il barolo e’ un grandissimo vino che in realta’ costa la meta’, o talvolta un quarto, rispetto ai cugini francesi di Bordeaux o Borgogna.
    E questo secondo me e’ il frutto di una domanda che deriva dal marchio che questi vini hanno. Non c’e’ niente da fare. Tanta domanda uguale prezzi piu’ elevati.
    Sulle importazioni, credo che il chard californiano faccia concorrenza ugualmente al trebbiano toscano e allo chablis. La sfida sta nel mix, che noi dovremmo gradualmente alzare, ma che in realta’ non stiamo facendo, come vedi dai dati delle esportazioni (che poi sono quasi uno specchio del mercato italiano, essendo circa il 40% della produzione).

    Sul PS, io mi ricollego al post. Questi hanno la tradizione di 200 anni. Anche se ora venisse fuori che il lambrusco e’ meglio dello Syrah, ormai il loro Shiraz e’ un brand e non si schioda piu’. E’ un po’ come nelle macchine sportive: c’e’ la Ferrari, la Porsche e qualcun altro. Nuovi marchi: molto difficile, perche’ il prodotto ormai e’ consolidato. Se noti, le nuove sportive sono concezioni diverse dalle classiche. E cosi’ nel vino. Lo Shiraz la’ sta e la’ rimane. Poi se il lambrusco e’ superiore (tu dici?) magari crescera’ ma tornare indietro mi sembra un po’ difficile…

    tu che dici?

    bacca

  • Luca Risso

    Quello che intendevo dire è che utilizzare lo shiraz o il cabernet (intesi come vitigni) per fare coltura intensiva e vinelli (roba tipo Yellow Tail), forse non la cosa più intelligente. Vinello per vinello, preferisco un onesto lambrusco, che per tradizione si adatta proprio a quel tipo di prodotto.

    Luk

  • bacca

    Vero, pero’ io la vedo cosi’: vuoi mettere “cabernet sauvignon” al posto di “lambrusco” sull’etichetta? Io non sono un esperto di marketing, dovremmo chiamare in causa Slawka G. Scarso, vediamo se ci da’ un punto di vista “marketing”!

    bacca

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