Il consumo degli spumanti in Italia – 2005 – ISMEA/Nielsen

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Dopo aver visto i dati sulla produzione, passiamo ora a guardare piu’ da vicino i consumi. Qui i dati, che provengono da ISMEA-Nielsen e che vanno dal 2000 al 2005, sono meno completi, nel senso che tracciare il consumo di un prodotto bevuto da 15 milioni di persone e’ un po’ piu’ difficile che controllare la produzione di qualche migliaio di produttori, che oltretutto sono soggetti a una burocrazia rilevante (che ne facilita il tracciamento).

After the data on production, we give a look to the consumption trends. The data here is a bit more volatile and less complete, since it is quite difficult to report the consumption of 15m drinkers, compared to a poll of a few thousands of producers, who are even obliged to many declarations and bureaucratic procedures.

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Partiamo con i consumi totali del canale asporto (cioe’ dei supermercati), presi in migliaia di ettolitri. Da qui in avanti vado a parlare di consumi, anche se in realta’ i dati si riferiscono solo a una parte (per quanto rilevante, cioe’ circa il 70% del totale consumi, dello spumante). Beh, il primo dato che mi pare interessante e’ il peso molto rilevante degli spumanti dolci, che coprono quasi il 60% del mercato. La seconda considerazione e’ che in Italia si consuma il triplo di metodo classico rispetto allo Champagne, per cui trovate anche qui sotto un dettaglio della gara tra i due. Terza considerazione, i tassi di crescita. Ho escluso il 2000, per paura di una coda del millenium build-up e ho guardato al 2001-05. E’ evidente il calo degli spumanti dolci (da cui forse la campagna aggressiva di rilancio dell’Asti?) a -4% e il declino ancora piu’ pronunciato dei secchi non metodo classico, mentre l’unica categoria a crescere di volumi e’ quella del metodo classico. Quasi stabili gli Champagne, mercato che non pare per niente eccitante (-4%). Guardando il trend, inutile non accorgersi del salto all’ingiu’ del 2004 (-22%) e del piccolo recupero del 2005 (+1.3%). Dati strani ma cosi’ sono riportati…

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Let’s start with total consumption taken from purchases in the large stores (which sums up 70% of the total purchases). I will talk about this as "consumption" although I know that it is not really exact. Well, the first data which is interesting to highlight is the heavy weight of the sweet sparkling wines in Italy, at nearly 60% of total consumption. Then, I would point out that volumes of Italian Champagne is three times the original one. Third, I would comment on the growth rates: not very exiting the total market at a -4% on average over the 4 years (I excluded 2000 since it looks like the millenium built up continued to impact): the big losers are dry sparlkling wines manufactured under the Charmat method, while sweed sparkling wines are declining in line with the market.


Passiamo ora dai dati di vendita ai dati di spesa delle famiglie, che sono stimate su un campione di 6000 famiglie rappresentative dell’Italia. Ora, questi dati suonano un po’ diversi: le famiglie spendono 18 euro l’anno in vini dolci, tra 5 e 6 per ciascuno dei metodo classico e degli champagne e 10 euro negli altri. Le tendenze sono evidenti e in crescita in tutti i comparti: 4.7% annuo sui 4 anni per il totale a 39 euro, ben 10% per lo Champagne, 6% per il metodo classico e quasi 4% per i dolci.
Dal grafico si vede anche che lo CHampagne ha fatto un balzo significativo nel 2005 da 4 euro a oltre 5.5, superando i metodo classico, che dopo una progressione tra il 2001 e il 2004 si sono stabilizzati.

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We now show the data on the average consumption taken on 6000 families representing the Italian numverse. These figures (EURO per annum per family) are different. 18 euro for sweet sparkling wines, between 5 and 6 for Champagne and "Metodo Classico", 10 for the others. The trends looks better than volume consumptions: 4.7% annual growth between 2001 and 2005 for the entire category, with an outstanding 10% annual growth for CHampagne, 6% for "metodo classico" and just 4% for the others.
Comparing Champagne and Italian "metodo classico" we notice the strong recovery of Champagne in 2005 vs. a flattish trend of Italian ones after a significant growth achieved in 2001-2004 period.
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Infine, abbiamo provato un volo pindarico, mettendo insieme i consumi in volumi con le vendite in Euro. E’ un calcolo pericoloso perche’ le due categorie non sono pienamente comparabili, pero’ ci puo’ dare un’idea di come si e’ mosso il prezzo-mix per le diverse categorie: 9% in crescita annua per il totale, di cui 11% Champagne, 9% per gli altri, 8% per i dolci e solo 4.4% per il metodo classico Italiano. Come a dire che il metodo classico italiano non e’ riuscito a "vendersi" meglio negli anni come hanno fatto gli altri…

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Finally, we tried a dangerous combination, putting together sales volumes with value of consumptions. It is dangerous because the two categories cannot be really compared, but it can give us an idea of how price-mix component moved. Overall, a 9% increase annually is an oustanding result, driven by a +11% for Champagne, but also the good performance of sweet wines at 8% and other wines at 9%. Quite surprisingly the mix for "metodo classico", the Italian Champagne, was just 4.4%, so much worst than the others, implying that, from a certain point of view and with the risk of drawing a conclusion not too precise, the marketing managers for this category were not performing as well as the others.
Fondatore e redattore de I numeri del vino. Analista finanziario.

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