Il valore aggiunto…

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Bene, dopo aver visto il fatturato passiamo al valore aggiunto. Ora, io potrei farvi un discorso di 10 pagine, con il fine di spiegarvi perche’ secondo me questa e’ la vera classifica da prendere in considerazione, soprattutto al fine di determinare il valore di un’azienda (peraltro insieme a molte altre). Cerco di raccontarvelo in 30 righe. E, sorpresa questo e’ l’unico numero di questo post…

After the ranking on revenues, I would move on value added. Well, I could write 10 pages to explain you why this is the true ranking to be considered in my view, also to seek a valuation of the firms. I will try to tell you in 20 rows…

Inizio del pippone. Allora, la teoria economica stabilisce che un’azienda utilizza dei fattori produttivi per produrre un bene (il tutto vi ricordera’ Marx ma fa niente). Quello che "esce" dall’utilizzo dei fattori produttivi non e’ il fatturato ma il valore aggiunto. Perche’? Prendiamo un’azienda agricola come quella del mio amico Gianpaolo Paglia. Il mio amico:

  1. ha investito i suoi soldi (fattore produttivo: il capitale) che vengono remunerati con l’utile netto che genera. Ha investito i soldi che gli ha prestato la banca (sempre capitale), che vengono remunerati con gli interessi.
  2. ha comperato dei macchinari (sempre: capitale, remunerati con l’ammortamento) e la terra (la cui remunerazione sempre calcolata nell’ammortamento si chiama RENDITA);
  3. ha dei dipendenti (fattore produttivo: lavoro), che remunera con il costo del personale;
  4. poi Gianpaolo paga le tasse (spero!?), che remunera il fattore produttivo "Stato" per la protezione, i servizi pubblici e le infrastrutture che ci offre (sigh).

Dunque, tutto questo, partendo dal basso, si chiama valore aggiunto. Quello che Poggio Argentiera COMPERA, cioe’ le bottiglie, i tappi, le etichette e via dicendo, non fanno parte del valore aggiunto di Poggio Argentiera, ma del valore aggiunto del produttore di bottiglie, di tappi e cosi’ via…

Ora chiudete gli occhi e poi riapriteli senno’ non potete leggere quello che viene adesso. Ma riflettete su una bottiglia di vino che vi costa 20 euro. Questi 20 euro sono la somma del valore aggiunto di Poggio Argentiera, del produttore di bottiglie ( che a sua volta ha il suo capitale, lavoro, macchinario, tasse e via dicendo), di quello di tappi, del distributore e dell’enoteca. Il valore aggiunto e’ quello che un operatore economico aggiunge alla catena del valore di un prodotto.

Quindi quando CAVIRO compera il vino dai suoi associati, il valore aggiunto di questo vino non ricade in CAVIRO ma sui suoi associati. Per questo motivo se e’ vero che CAVIRO e’ il leader italiano per fatturato, e’ altrettanto vero che il suo valore aggiunto e’ basso. Se comperasse dai suoi associati la terra e le attrezzature per produrre il vino, allora crescerebbe il capitale investito, i dipendenti e di conseguenza anche il suo apporto alla catena del valore del Tavernello, in questo caso. Quindi, chi e’ il leader italiano per valore aggiungo. Risposta facile: ANTINORI. Fine del pippone.

The economic theory says that a firm uses certain assets to deliver a good. What comes out from the utilisation of these factors is not "revenues" but "value added. Why? Let’s consider a firm like Poggio Argentiera of my friend Gianpaolo.

  1. He invested his money (capital) which is to be remunerated through the net profit the firms generates. He also invested some money borrowed by the bank, paid for with interests.
  2. He bought machinery and a factory (still capital, remunerated through depreciation) and the vineyards (remunerated in the same way).
  3. He has some employess (work), which are paid with the salary. Then Gianpaolo pays taxes (I hope) which is to pay for the services provided by the public administration (sigh).

 So, all of this is called value added. What Poggio Argentiera buys, so the empty bottles, corks, labels and so on are not a part of the valued added of Poggio Argentiera but of the value added of someone else.

Now, think about it. A 20 Euro bottle. 20 euros are the sum of the value added of Poggio Argentiera, of its suppliers, of its distributor and of the wineshop. The value added is what a piece of the chain adds to the chain. When Caviro buys wine from its associates, the value added of that wine is not for Caviro. For this reason, if it is true that Caviro is the Italian leader for revenues, it is not the same for value added. Should Caviro buy from its shareholders the land and the equipment to produce wine, so the capital invested, the employees would grow, and so would do the value added. Final point, who is the Italian market leader in terms of value added? Antinori.

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Fondatore e redattore de I numeri del vino. Analista finanziario.

3 Commenti su “Il valore aggiunto…”

  • gianpaolo

    Faccio due osservazioni: la prima, non ho ben capito alla fine del pippone se ci sto guadagnando qualcosa con questa storia del valore aggiunto. A me sembra che i tipi alla Giordano, che investono poco o nulla e fatturano tanto, siano quelli che ci guadagnano di più. La storia di Caviro non mi convince pienamente, nel loro caso il valore vero è il marchio Tavernello, che nessuno degli associati singoli avrebbe le risorse per sostenere. Quindi si può affermare che senza Caviro non c’e’ il Tavernello, e senza Tavernello il lavoro dei soci (e il loro valore aggiunto) varebbe meno?!
    La seconda cosa é: visto l’incipit, ero curioso di vedere come traducevi in inglese la parola “pippone”, che mi sembrava una delle colonne del ragionamento. Mi sembra che l’abbia elusa però!

  • bacca

    Io spero che che tu ci guadagni! Coltivi la terra, usi dei macchinari, paghi dei dipendenti, remuneri il tuo capitale. Una bottiglia di Capatosta ha un valore immensamente superiore al costo del vetro, del tappo, dell’etichetta. Praticamente se parti dalla vigna e arrivi al prodotti finale potrei dire che quasi tutto il “prezzo” di uscita dalla cantina della bottiglia sia valore aggiunto. Poi sul fatto che tu ci guadagni meno di Giordano (in rapporto al capitale che hai investito), su questo sono d’accordo: oggi in quel segmento del mercato e con quella strategia di vendita si generano ritorni piu’ alti. Attento pero’, perche’ il tuo business ha una sostenibilita’ nel tempo molto superiore a quella di Giordano, perche’ si basa su fattori produttivi ben definiti e unici. Magari tra 5 anni Giordano va in declino, sostituito da qualcun altro che puo’ benissimo produrre dei vini comparabili
    Sul Tavernello, sono d’accordo per quello che mi dici sul marchio. Il problema e’ che il valore aggiunto di CAVIRO non si vede nel suo bilancio ma viene “sparpagliato” tra tutti i suoi soci in termini di migliori prezzi di vendita della loro materia prima.

    Secondo argomento. Che cosa suggerisce la tua dolce meta’?

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