La UE approva i contributi al mondo del vino

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L’Unione Europea ha approvato i contributi per la ristrutturazione e la riconversione dei vigneti. Della manovra totale di 450 milioni di euro, l’Italia ne ha agguantati il 21%. In particolare si tratta di 97 milioni di euro per la campagna 2006-07, che si aggiungono ai 100 milioni di euro che sono stati confermati per la campagna precedente. A livello europeo, si parla di estirpare 400 mila ettari in 5 anni, con contributi di 2400 milioni di euro (cioe’ 6000 euro per ettaro espiantato).

Leggendo qua e la vedo le cifre di Federagri che parla di cancellazione del 25% della produzione e di 70000 posti di lavoro in meno, con delle previsioni catastrofiche…

 


 

Ora, io ho la sensazione che bisogna guardare i numeri del mercato per capire che un giorno o l’altro i nodi devono venire al pettine. In Italia si consumano 50 litri annui di vino pro-capite, siamo in 57 milioni. Ad essere larghi questo fa 30 milioni di ettolitri. Poi esportiamo 14 milioni di ettolitri e ne importiamo scarsi 2. Uno per l’altro, il mercato italiano del vino e’ di 42 milioni di ettolitri. Cresce? No. Cala? Un pochino.

Invece, la media produzione italiana degli ultimi 5 anni (grazie peraltro a due annate scarse) e’ di 48-49 milioni di ettolitri. Cioe’ ballano mediamente 7 milioni di ettolitri all’anno. Quest’anno si parla di 51 milioni.

Nel lungo termine delle due l’una: o si aumentano i consumi-esportazioni e via dicendo oppure si riduce la produzione (estirpare vigneti? Forse. Ridurre le rese? Forse) e ci si adatta alla nuova realta’ del mercato. Colpa degli australiani e dei cileni? Puo’ darsi. Sicuramente i 100 milioni di sovvenzione dell’Unione Europea (che si ripetono da qualche anno) sono un’occasione per cercare di ribilanciare un mercato che e’ chiaramente sbilanciato!

Fondatore e redattore de I numeri del vino. Analista finanziario.

5 Commenti su “La UE approva i contributi al mondo del vino”

  • Carlo Merolli

    Le cifre sono belle perché sono neutre. Il vino é bello perché ha un anima etc etc.
    La proposta dell’ EU é una proposta numerica, quantitativa. E´ basata su dati reali e cerca di risolvere il problema delle eccedenze, del lago di vini europeo, con dati concreti, reali. Purtroppo si scontra, in Italia, con una realtá che numerica e´solo in apparenza (scusa l’ enormitá!). Chi, infatti, saranno i primi a dire di si grazie ai tot mila euro per ettaro spiantato e messo a gerbido ? Sranno gli agricoltori gia´in avanti in etá, con pochi ettari uno-tre, magari in collina di difficile e costosa coltivazione. Praticamente é la qualitá che scompare, finanziata dall’ EU. A favore di chi ? di quelli che continueranno a propinarci vini eruomologati, standardizzati e sempre piu´uguali a quelli d’oltreoceano.

    E´giá successo in Sardegna una decina di anni fa: coseguenza ? E´stato spiantato il cannonao delle vigne piu´vecchie e questo ha significato non solo
    un deficit di produzione (passi pure) con la Sardegna esportatrice tradizonale, costretta ad importare il vino per il proprio fabbisogno estivo interno, ma anche il completo cambiamento del profilo del vino Cannonau.

    Forse l’ EU dovrebbe insistere invece sulle rese massime e sull’ uso della chaptalizzazione e dell’arrichimento con mosti, proibendoli. Questo tocca peró gli interessi dell’ industria del vino e quindi ……

  • bacca

    Io sono perfettamente d’accordo con te sulla riduzione delle rese rispetto agli espianti. Difatti nel mio commento ho messo tra parentesi le due opzioni con “forse” ma fino all’ultimo sono stato tentato di cambiare quello delle rese in “auspicabile”.
    Se guardi Italia contro Francia (magari escludendo le vigne adibite al cognac), ti accorgi che le nostre rese sono troppo alte.

    Il problema pero’ resta. Quest’anno produciamo 50 e la domanda e’ 40-45. Che facciamo? Come ogni anno distilliamo con i contributi, espiantiamo (magari le vigne buone, ma siamo certi che sia la regola e non l’eccezione?)
    La verita’ e’ che la manovra europea e’ sensata, il problema e’ che, come dici tu nel caso citato, viene applicata male.
    Abbiamo bisogno di amministratori illuminati, pero’ il principio che l’offerta supera la domanda, mi dispiace per l’enormita’ dei numeri, non credo sia controvertibile!

    bacca

  • gianpaolo

    Bacca, mi sorprende che tu non abbia, da arido masticatore di numeri e spietato paladino del mercato, detto che bisogna liberalizzare!
    Io, che invece appartengo, in teoria, ad una categoria debole e quindi più o meno protetta, tenderei a dire: liberalizziamo.
    Perché, domandiamoci, se la situazione è quella descritta da Bacca, e lo è, si continua a produrre un eccedenza di vino in Italia ormai da anni? Non ci saranno di mezzo, azzordo io, quelle CENTINAIA di milioni di euro che vengono letteralmente regalati in premio, sotto forma di incentivi alla distillazione, a chi produce vino senza sbocchi di mercato? Chi glielo fa fare di rinunciare a facili rendite a chi produce milioni di ettolitri di brodaglie simil vino, pagate 20-30 euro ad HL (non male, visto che i prezzi degli IGT toscana sono più sotto i 50 euro che altro). E dall’altra parte, chi avrebbe intenzione di produrre di più, perché evidentemente ha, o ritiene di avere mercato, deve pagare il dazio dell’acquisyo dei diritti di reimpianto, trovarsi di fronte la barriera delle denominazioni bloccate e sbarrate per favorire una rendita di posizione di chi è “già dentro”.
    Gli inglesi, che normalmente pagano di più di quanto prendano in tema di fondi UE, hanno sollevato il problema, tirandosi contro la Francia, la Germania, l’Italia e la Spagna, che sono coloro che più prendono. Ma è mai possibile che oltre il 60 % del budget UE, svariati miliardi di euro, debba essere dedicato all’agricoltura, e sopratutto dedicato alla sovvenzione di produzioni fuori mercato e al matenimento di rendite di posizione.

  • bacca

    Ciao Gianpaolo,

    io non sono d’accordo sul liberalizzare drasticamente. In fondo dietro ai numeri ci sono delle persone. Che magari se ne approfittano di un sistema “bacato”, ma che comunque agiscono in base a una catena consolidata. Cambiargli le carte in tavola e’ a mio avviso sbagliato e controproducente, tanto piu’ quando pensi che per ogni malandrino che freghi metti magari in difficolta’ i poveretti.

    Il problema pero’ sarebbe risolvibile con un po’ di buon senso. Occorrerebbe mettersi intorno a un tavolo e programmare una graduale riduzione dei contributi alla distillazione: oggi paghiamo 30, l’anno prossimo 27, quello dopo 24, quello dopo 20, poi 15, poi 10, poi 5 e poi… e poi se non ti sei svegliato allora sono fatti tuoi. Io ho la sensazione che questo potrebbe essere un momento “buono”, perche’ penso che la generazione del “produrre tanto” stia gradualmente passando la mano a chi, per cultura, invece del bottiglione (non la magnum, il bottiglione) ha la bottiglia da 750ml con la fascetta rosa.

    Tu Gianpaolo non avresti che da guadagnare, se questi 100 milioni andassero alla promozione dei prodotti italiani. E hai ragione a dire che se impianti una vigna nel terroir del Morellino devi chiamarlo Morellino DOC e non Toscana IGT come sei obbligato a fare perche’ ti hanno chiuso l’albo della denominazione.

    Ma i dati che hai sul sito dei tuoi vini a che annate si riferiscono???

    bacca

  • Gianpaolo

    Alle ultime. Però sono statici. Prima facevo la scheda tecnica ogni anno, e la facevo stampare anche. Poi mi sono accorto che comunque i dati principali cambiavano poco. Comunuque per la versione online l’aggiornerò ogni anno, adesso che grazie a Lorenzo Giuggiolini ci posso smanettare io direttamente.

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