Incominciamo a inquadrare il mercato

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Prima di addentrarci nei numeri regionali e nei risultati delle principali aziende, forse e’ il caso di inquadrare il settore del vino in Italia.

Secondo il rapporto di Mediobanca e riferendosi ai dati 2004, il settore del vino in Italia vale quasi 11 miliardi di euro, a prezzi alla produzione. L’Italia produce 10.6 miliardi di euro, ne importa 250 milioni e ne esporta per 2.8 miliardi. Ne deriva un consumo apparente di 8 miliardi di euro.

  • Questo consumo si suddivide in maniera a mio avviso piuttosto curiosa: famiglie 25%, alberghi e ristoranti 72%, altro 3% (attenzione, questo e’ un calcolo basato sul valore e non sul volume!).
  • I vini con prezzo oltre i 25 euro sono distribuiti attraverso il canale HORECA per il 41%, rispetto a un peso del 23% per il totale delle vendite, mentre le enoteche rappresentano soltanto il 28% dei grandi vini e il 12% del totale. Le enoteche mantengono la leadership contro la grande distribuzione, che distribuisce soltanto il 9% dei grandi vini.
  • Considerando il consumo di 50 litri pro capite e quindi di circa 3 miliardi di litri annui, il valore medio del vino consumato in Italia (ai prezzi della produzione) e’ di poco inferiore ai 3 euro.
  • Come atteso, il vino e’ un contributore netto alla bilancia commerciale italiana, per circa 2.5 miliardi di euro.
  • Un produttore che esporta meno di un quarto del suo fatturato, o fa un prodotto che non si puo’ esportare, oppure ha un’opportunita’ da sfruttare…

 

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Fondatore e redattore de I numeri del vino. Analista finanziario.

5 Commenti su “Incominciamo a inquadrare il mercato”

  • gianpaolo

    >”Un produttore che esporta meno di un quarto del suo fatturato, o fa un prodotto che non si puo’ esportare, oppure ha un’opportunita’ da sfruttare… ”

    Si, oppure fa un prodotto che non è supportato dal territorio. Ovvero, il territorio fa poco o nulla per farsi conoscere all’estero. E’ il mio caso, o meglio il caso del Morellino di Scansano. Io esporto il 20-30 percento del fatturato, troppo poco. Il più grande produttore di Morellino, la cantina cooperativa,che tra l’altro è anche un produttore di qualità, a bilancio 2004 riportava vendite per circa 4-5 milioni di euro ed export per circa 50.000 euro, ovvero l’1%. E’ abbastanza strano che un vino, tutto sommato piuttosto conosciuto in Italia, non abbia “tiro” all’estero, anche se per la verità alcuni produttori, grazie al loro buon nome, se la cavano meglio.
    Ergo, se il territorio non investe, il vino non decolla. Sarebbe interessante capire il nesso causa – effetto degli investimenti pubblicitari di un territorio sulla vendita dei prodotti che vi provengono. Per conto mio ho sempre sostenuto che la migliore politica di investimento per la maremma sarebbe quella di avere un areoporto civile. Se non porti la gente a conoscere il territorio non vendi neanche il vino. Ed oggi la gente va dove può volare Low Cost. Quindi? Se non si esce da questa miopia, invece di spendere risorse pubbliche per portare qualche assessore alle fiere, non si fa nulla.

  • Lizzy

    Mi congratulo con l’idea, Bacca. Una delle cose di cui noi giornalisti del settore abbiamo costante bisogno – e che non troviamo mai, a meno di sforzi inauditi e ricerche snervanti – sono proprio i numeri. Dati e cifre economiche.
    Continua così!

    @Gianpaolo: conosco la problematica. E’ comunque importante che ci sia prima il prodotto di qualità e poi il territorio, perchè quest’ultimo puoi cominciare a “venderlo” quando vuoi, mentre se manca il vino buono ci vogliono anni per metterlo in pista… Purtroppo è una questione di mentalità/sensibilità: finchè ci si crede, come tanti amministratori credono, di essere l’ombelico del mondo, non si farà mai niente per uscire dal proprio guscio. Nella mia zona, la Valpolicella, un’azienda oggi molto nota cominciò a parlare di promozione del territorio circa 25 anni fa. Oggi qualcuno ha iniziato a dire che è il caso che si faccia una strada del vino degna di questo nome…
    E’ solo questione di maturazione, come per le uve. Con la speranza che non accada come per certi grappoli, quando avverse condizioni atmosferiche impediscono di maturare per sempre…

    Lizzy

  • Gianpaolo

    Lizzy, hai ragione. Ci vuole il vino prima.
    Però bisogna tenere conto che la promozione di un territorio, che comunque riguarda una serie molto grande di categorie economico-produttive che dovrebbero essere seriamente interssate a questa (vedi turismo), è una faccenda mooooolto lunga e laboriosa.
    Mentre si fa un gran parlare di promozione, e si spendono tanti soldi (a proposito Bacca, sarebbe estremamente interesante avere un’idea di quanto si spende in Italia per la promozione del vino, prendendo in conto non solo i budget nazionali, ma sopratutto quelli locali: CCIAA, Comuni, Strade del vino, ecc) per l’ultimissima moda (abbaglio, miraggio?) che è, per es. la Cina, perché non essere realisti e dire: ma quanto vendiamo in Germania, che è il mercato più importante per i vini italiani, o gli USA. E poi, ci conoscono in questi posti, che già naturalmente sono predisposti ai nostri prodotti? Beh, in molti casi la risposta sarebbe: NO, NON CI CONOSCONO (…abbastanza). E allora, la promozione va vista come strategia d’insieme. In questo caso il partire dal basso, dal piccolo, dal particolare, non serve.
    Avrai senz’altro letto la lettera di Gaja pubblicata sull’ultimo corriere vitivinicolo; ha ragione da vendere.

    Cosa dice Gaja? Una cosa che balza agli occhi, e che io stesso ho sempre sostenuto (ma non sono Gaja…): si spinge il vino italiano dove a spingerlo è la CUCINA ITALIANA. Dove c’e’, per motivi storici, come l’emigrazione, una cucina italiana importante come presenza, lì si vende il vino. Dove non c’e’, vedi Cina, è molto più difficile.

    Ergo, vuoi vendere il vino: PROMUOVI LA RISTORAZIONE ITALIANA, crea scuole di cuochi, investi in questa evangelizzazione culinaria, e dietro verrà il vino.

    Come fare? Sottraendo risorse a quegli ispettorati dell’agricoltura che spendono decine di migliaia di euro per comprare 10 pagine sul Gambero Rosso, fitte fitte di testi che nessuno leggerà perché non sono interessanti, sono apologetici, stantii e noiosi. Oltre che, spesso, scritti male in italiano (figuriamoci le traduzioni in lingua).

    E questo è solo un esempio.
    Comunque l’argomento vale un dibattito più completo, non credi? Appena ho un momento cerco di fare un post. A’ Bacca, dacce i numeri…l’informazione è potere!!!!

    Nota di servizio: Antonio, ma come mai sto’ coso non si ricorda mai i miei dati? Nn si può fare nulla? (tanto lo so che li leggi tutti i commenti, nerd che non sei altro :-)))

  • bacca

    Caro il mio Martello, sarebbe molto interessante capire quanti soldi sono spesi nella promozione e stai tranquillo che per chiederli li chiedo. Attualmente, ho mandato una qualche richiesta di aggiornamento dei dati basilari aggiornati, senza peraltro riuscire ad ottenere delle risposte.
    Non disperiamo, siamo all’inizio di un lungo cammino!

    bacca

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